| 18.06.03
Allegra e' solo una ragazza fra le altre, in questa serata tinta di viola. O forse no. Cammina leggera fra i vicoli di una Roma intrisa di dolore ed emana un leggero profumo di fiori secchi. E' una ragazza senza passato o con un passato atroce, e avanza lenta accogliendo dentro di se' il vissuto degli uomini nascosto nei muri e nelle fontane, nei portoni di legno e nelle selci vecchie di mille e mille anni. Il dolore e' il suo compagno di viaggio, il suo unico amico da anni. Allegra non potrebbe vivere senza di lui, senza il ricordo di un amore mai vissuto, senza la sensazione del calore di suo padre fra la gambe e delle sue mani fredde sul viso.
Un uomo morto da poco le si avvicina. Ha lo sguardo triste di chi sa di non poter piu' porre rimedio alle cose. L'uomo si siede sui calcagni ossuti e le alita in viso la storia di una donna lasciata per un motivo che non ricorda, di un figlio che lo ha sempre odiato. Allegra assorbe le sue parole e le sue lacrime e le lacrime di tutti quelli che piangeranno per lui. Adesso sorride, allunga una mano a carezzare un vecchio gatto. L'uomo se ne e' andato, sta gia' meglio.
Il cuore delle cose e' fatto di dolore, di perdite. Il cuore di Allegra e' stato donato tanti anni fa a colui che ancora oggi governa le sue notti. Suo padre glielo ha levato, a mani nude; grondando lacrime e primo sangue l'ha portato in dono al Signore degli Incubi. Da allora Allegra non l'ha più visto e cammina per le strade di Roma in cerca di un cuore di bambina che non sente piu' suo, ma che vorrebbe indietro. Nella borsa ha la testa di suo padre. E il dolore, il dolore non la abbandona, la culla fra le sue braccia scure quando non riesce a prendere sonno.
Redorn, accasciato davanti ad una chiesa, inghiotte pasticche forgiate da mani assassine e canticchia stonato una canzone d'amore. Allegra gli passa vicino per caso e il male che lo divora da anni cambia improvvisamente strada, si scioglie nei pensieri di lei. Redorn la ferma, rimane cento anni ad ascoltare le sue febbrili paure e il suo mondo fatto di niente, poi le stringe il viso fra le mani e la bacia. Sente il suo corpo pulsare e pretendere, dopo anni spesi ad annullarsi. Le gambe gli tremano perche' baciare Allegra e' come baciare un abisso di memorie dolenti, ma sente in lei l'amore che ha perso troppo presto . Non riesce a staccarsi da questa ragazzina; ha bisogno delle sue labbra sottili, del suo alito tiepido, del suo corpo sottile che si avvicina impercettibilmente, senza toccarlo mai. Un bacio non e' molto, ma e' tutto se quello che ti rimane dei tuoi ricordi e' ammantato di nero. Allegra non ha un cuore che possa battere piu' forte, ma ha le mani strette a pugno, le braccia dritte lungo i fianchi.
Ora Redorn vuole solo trovare il cuore di Allegra e darglielo. Sa che e' sommerso da schegge di vetro, che e' sparso negli incubi di tutto il mondo ma non teme il buio. Era un cavaliere, una volta. Scende negli abissi delle sue stesse paure, sposta a mani nude le lame che proteggono i suoi segreti. Redorn piange, piange chinato su un ricordo vestito di bianco nuziale, ma continua a cercare il cuore di Allegra e lo trova, alla fine.
Le stelle sono lacrime cristallizzate nel manto dei ricordi. Allegra le conta ogni notte e al conto ne aggiunge una, la sua. Quel cuore non l'ha voluto, poi. Ha visto gli occhi di Redorn che colavano amore in grosse gocce bianche e ha capito che la ricerca era finita. Ha allungato le dita magre e sottili e li ha presi con se'. Redorn l'ha ascoltata camminare fino a che non e' diventata un silenzio nero nel nero della città, poi si e' sdraiato sul selciato ed ha lasciato questo mondo.
Allegra e' tornata a passeggiare nei vicoli bui come ha sempre fatto; ascolta il dolore che trasuda dalle pareti delle case e di esso si nutre. Nella borsa ha gli occhi pieni di lacrime di un cavaliere.
Data creazione: 17/01/2007 @ 23:21
Ultima modifica: 17/01/2007 @ 23:21
Categoria: 2003|Micro
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