| 05.01.06
E' liscia la tua pelle, adagiata in questo letto sfatto fra montagne morbide di piumino. Liscia come la coltre di neve che si posa su ogni cosa, la' fuori, da ore. Sei sveglia per un soffio, nuda dopo avermi scopato, forse stanca, e la tua schiena giace davanti a me, liscia e morbida, senza alcuna asperita' che venga a disturbare il passaggio lieve delle mie dita. Guardo fuori mente ti tocco, incantato dall'incessante discesa dei fiocchi: ognuno di essi si posa sul profilo ormai indistinto delle cose, sparendo. C'e' un che di commovente nel modo in cui abbandonano la loro leggera individualita', questi fiocchi, per annullarsi nella soffice massa che li accoglie; una fiducia totale, un abbandono senza condizioni, qualcosa di cui tu non sei mai stata capace, amore mio.
La neve rende tutto smussato, abolisce gli spigoli, unisce la' dove c'era una distanza; tutto giace sotto una linea continua, come il tuo bel corpo: i capelli che hai gettato di lato con gesto di stizza, il leggero avvallamento del collo, la linea della spina dorsale che scende curvando leggermente a destra affiancata da due piccole alture di muscoli che le corrono paralleli; nessuno spigolo, neanche qui, nessun ostacolo fino alla piccola discesa dei reni segnalata da due nei piatti e scuri, come un attimo di tregua prima della salita per i tuoi glutei. Quando arrivo in cima, esausto, lascio la mano poggiata li' a godersi la morbidezza e la rotondita' delle forme che ho sotto le dita e che si riflettono, in modo quasi perfetto direi, nel paesaggio fuori.
Sospiri appena, o forse e' solo un respiro un po' piu' lungo, ma ancora non riesco a non guardarla, la neve, come se continuando a venir giu', inesorabile, non mi desse il permesso di staccarmi da lei. Solo l'impercettibile muoversi dei tuoi fianchi, una muta richiesta, riesce a disincantarmi infine. Stacco la mano dalla tua pelle e bagno un dito con molta saliva. A tentoni poi, ancora leggermente accecato dal bianco, ritrovo la strada per la tua schiena, per i fianchi, per il tuo sedere. Senza indugiare sorvolo il solco delle natiche sfiorandoti appena giusto per non perdere la strada. Ma tu guarda, quel ramo e' talmente carico che ormai quasi tocca terra; non vedo l'ora di sentire il rumore meraviglioso della neve che scivola giu' e cade nel bianco. O forse ci sara' solo lo schianto del ramo che potrebbe non reggere; un po' come potrei spezzarmi io, del tutto, quando non saro' piu' capace di farmi scivolare addosso le tue voglie, i tuoi desideri, il tuo cercare altrove; nel frattempo spingo con calma il dito nel tuo culo caldo e quando e' dentro del tutto torno a guardarti: sei inarcata adesso, la testa sollevata, la schiena tesa come un arco, le braccia in avanti che artigliano l'aria mentre mormori un no impercettibile che faro' finta di non aver sentito.
Credo che ti mordero' il collo e ti prendero' da dietro, amore mio; e mi piacera' guardare tutto quel bianco e quella purezza, la' fuori, mentre ti apriro' piano e tu sarai cosi' porca e cosi' dannatamente bella da farmi godere e soffrire, insieme, come sempre.
Data creazione: 17/01/2007 @ 22:22
Ultima modifica: 17/01/2007 @ 22:22
Categoria: 2006|Micro
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