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2003|Racconti - Ultimo atto

26.11.03


Lui era inginocchiato di fianco al letto, nudo tranne che per il collare ed il guinzaglio con la catena che gli aveva comprato.
- Stasera sarai la mia cagnetta - disse lei allacciandoglielo intorno al collo.
- E' un onore... - Rispose abbassando gli occhi - Ma...
- Ma cosa?
- Non so se sopravvivero' a tutto questo. Davvero, non sto scherzando.
- Mhhh... puoi morire se vuoi, ma solo dopo avermi soddisfatto.
Lui freno' un sorriso sulle labbra.
- Sara' fatto.
- Ora levami gli stivali.
Si fece spogliare come una bambola godendo delle sue mani fredde e tremanti quando accidentalmente le sfioravano la pelle.
Rimasta in slip trasparenti e top si sdraio' e gli chiese di inginocchiarsi li' vicino e di guardarla, di guardarla sempre.

Sul letto c'era Enrico invece: Emiliana lo bacio' ridendo per una a caso fra le tante stupidaggine che diceva. Gli sussurro' all'orecchio cose che sapeva lo avrebbero fatto eccitare: ormai dopo un paio di incontri lo conosceva alla perfezione. Mise la mano nei calzoni tirandogli fuori il cazzo gia' di notevoli dimensioni e lasciandosi poi sfilare le mutande.
Enrico aveva preso a toccarla fra le cosce, ma non era quello a romperle il respiro in gola: le piaceva soprattutto che qualcuno la guardasse come gli era stato ordinato. Non vedeva l'ora che Enrico la penetrasse ma, se ne rendeva conto, non ne vedeva l'ora solo perche' quel qualcuno avrebbe quasi pianto dalla frustrazione; era come se il piacere facesse un giro strano passando attraverso quegli occhi neri che la fissavano e arrivando a lei moltiplicato, espanso.

Era merito suo se l'eccitazione le stava annebbiando la vista... e non la stava neanche toccando.
Giro' la testa ed incontro' lo sguardo serio e lucido del suo schiavo. Non l'aveva mai chiamato cosi', ma nella sua testa lui lo era, insieme a molte altre cose.
- In piedi, fammi vedere se sei eccitato.
- Lo sono.
Allungo' una mano a prendere il guinzaglio che gli pendeva dal collo e fece fare alla catena un paio di giri intorno al sesso.
Lui sobbalzo'.
- Hai paura?
- No... e' freddo.
Emiliana strattono' il guinzaglio verso il basso e lo fece inginocchiare di nuovo di fianco al letto; la catena andava ora dal collo del ragazzo al suo sesso, lei ne teneva l'estremita' in mano.
- Leccala - gli chiese tirando il lembo di cuoio verso l'alto ed avvicinandoglielo alla bocca.
Lui si chiuse su se' stesso per raggiungerlo e lo lecco', sempre guardandola.
Fu come una staffilata sullo stomaco; bastava cosi' poco in fondo, per farla godere, ma godere davvero. Peccato essersene accorta cosi' tardi, peccato non aver trovato il coraggio prima.
Peccato che dovesse finire tutto quella sera.
- Liberalo - gli disse indicandogli il sesso prima di girarsi.
- Non hai voglia di mettermelo dentro mmh?- chiese poi ad Enrico a voce abbastanza alta.
- Da matti!
- Anche io ho voglia di sentirlo dentro, di sentirlo fino in fondo - ripete' ad esclusivo vantaggio del ragazzo vicino a lei. La faceva impazzire la sua presenza. Sperava che quel linguaggio sboccato lo ferisse, in qualche modo, e calco' la mano.
- Mi piace il tuo cazzo, lo sai - continuo' rivolta ad Enrico - mi piace sentirmelo addosso.
Apri' le gambe in un chiaro invito e il cazzo di Enrico la penetro' cominciando a muoversi dentro di lei. Stavolta le sembrava molto piu' bello del solito pero'; si godette quella sensazione per qualche istante poi torno' a concentrarsi sull'altro.

Aveva ancora in mano il cuoio del guinzaglio; arrotolo' la catena intorno alla mano fino ad avvicinare il volto del ragazzo a pochi centimetri dal suo. Ansimava a bocca aperta ad ogni spinta che le veniva inferta, ma continuava a guardarlo.
- Sei contenta, cagnetta?
- Si, mia signora.
- Ti piace vedere la tua padrona che gode?
Enrico stava spingendo piu' forte e lei urlo' il suo piacere in faccia al ragazzo.
- Si, il tuo viso e' un miracolo...
- Mi sta scopando proprio bene, lo sai?
- Si.
- Sento il suo cazzo aprirmi la fica, sfondarmela.
- Se e' questo che vuoi...
- Certo che e' questo! Non voglio mica quel tuo cazzetto moscio... Aaah!
- Hai ragione, il mio e' solo un cazzetto moscio.
- Sei un'inutile cagnetta, vai a leccarmi i piedi.
Lui aveva vacillato solo un attimo, stordito dalla violenza delle parole.
- Tutto quello che desideri.

Enrico aveva rallentato un po', adagiandosi su di lei.
- Sei proprio una porca, lo sai? - le sussurro' all'orecchio
- Non mi pare che la cosa ti dispiaccia.
- Scherzi? Ti scopo quando vuoi e come vuoi, lo sai, anche con questo qui di mezzo...
Emiliana non rispose. non ne valeva la pena e poi era troppo concentrata sulla sensazione della lingua morbida dell'altro che le lambiva il piede. Ogni tanto le prendeva le dita in bocca, regalandole un calore quasi insopportabile.
E non era vero che voleva essere sfondata, aperta o chissa' cosa; preferiva una lingua che le passeggiava morbida sulla pelle della caviglia, come in quel momento. Preferiva la devozione di quel ragazzo all'irruenza di Enrico, i suoi occhi liquidi a quelli concentrati nel proprio piacere di altri inutili partners.
Preferiva lui a tutto il resto... ma non poteva dirlo alla sua troietta, e non glielo disse. E poi probabilmente lo sapeva gia'.

Enrico usci' da lei, riprendendo fiato.
- Girati dolcezza, voglio vederti un po' il culo mentre ti scopo - le disse.
- Si... fammi da dietro. Tu, cagnetta, siediti li' per terra davanti a me e toccati.
Ce l'aveva durissimo e lucido, sembrava sul punto di venire da un momento all'altro.
- Apri le gambe e toccati anche con l'altra mano, forza.
- Si.
- E non venire.
- No...
Da dietro le piaceva molto di piu' ed Enrico era bravo nel suo genere: si impegnava cambiando spesso ritmo e inclinazione e lei strinse i muscoli per sentirlo meglio dentro; resistette alla voglia di mettersi una mano fra le gambe e di farsi venire, come faceva di solito. Gemeva ad ogni affondo ma lo sguardo era fisso sull'altro: ipnotizzata dal movimento lento della mano sul sesso non riusciva a non guardarlo, a non ammirarne l'andirivieni leggero.
E poi gli occhi: serissimi, lucidi di emozione, fissi su di lei, come gli aveva chiesto.
- Sborrami dentro Enrico...
- Si!
- Ma in piedi, vieni.
Ando' ad appoggiarsi con le mani alla parete dietro al ragazzo seduto; apri' bene le gambe in modo da mettergliela praticamente in faccia e il cazzo di Enrico le fu di nuovo dentro, prepotente. Stavolta aveva tutte le intenzioni di venire: era molto piu' grosso e poteva sentire chiaramente la forma della cappella contro le pareti sensibili della vagina.
- Leccamela mentre mi fotte, forza, cagnetta. Smettila di toccarti. - sibilo'.
Poi il calore. Possibile che non sentisse quasi niente dentro? Che tutto il piacere fosse concentrato in quei pochi centimetri carezzati da una lingua morbida e servile? Possibile che fosse tutto li', che fosse cosi' semplice?

Enrico venne subito, come lei aveva previsto, e con un bacio sul collo la abbandono' andando a buttarsi sul letto, ansante.
Lei rimase ferma a godersi ancora la dolcezza di quella lingua sul clitoride, ma il seme cominciava a scenderle lungo le cosce.
- Posso andare a prendere della carta per pulirti?
Emiliana lo guardo' dall'alto, la testa contro il muro.
- E se ti chiedessi di berla?
- Lo farei - rispose dopo un secondo - ma non chiedermelo, ti prego...
- Va bene.
- Grazie.
- Vai a prendere questa carta, ti aspetto nell'altra stanza.

Si ando' a sdraiare e chiuse gli occhi, rilassandosi.
Lui la lavo' con un asciugamano bagnato con acqua calda, la asciugo' con dolcezza.
- Chiudi la porta.
Non voleva che Enrico entrasse, anzi, avrebbe voluto che scomparisse, all'istante.
- Carezzami.
- Certo. Lo desidero da sempre...

Le sue mani erano la cosa piu' bella che Emiliana potesse desiderare in quel momento. Rimettevano a posto i tasselli del puzzle, riequilibravano il rapporto fra di loro. Non c'erano terzi incomodi adesso, c'erano solo loro, per l'ultima volta.
L'avevano detto: questa serata sarebbe stata indimenticabile, indelebile come un marchio a fuoco. Un degno finale per la loro storia, se di storia si poteva parlare; sarebbero cadute tutte le barriere, senza mezzi termini, per poi risorgere piu' alte e piu' impenetrabili.
L'avevano detto, e tutto si stava avverando.
- Hai visto che sei sopravvissuto? - Disse ad occhi chiusi.
- Non e' ancora finita.
- Hai superato il peggio, secondo me.
- Il peggio e' stare qui, adesso, a disegnare farfalle sul tuo corpo...
- ...
- a non poter far altro che disegnare farfalle sul tuo corpo.
Era tutto cosi' intenso, cosi' denso. Ogni parola tanto affilata da far sanguinare.
- Come sta il tuo... ?
- Un po' provato.
- Da cosa?
- Dalla tua bellezza.
Le piaceva sentirselo dire.
- Sicuro?
- Dalla tua ferocia.
- Sei la mia cagnetta.
- Sono la tua cagnetta obbediente.
- Nel primo cassetto, laggiu', c'e' un fallo di gomma. Usalo su di me, leccami e fammi venire.
- Si, mia adorata...
Le passo' le mani sul petto, sulla gola. La tristezza si impadroniva di loro, inarrestabile.
- Posso farti una domanda?
- Dimmi.
- Perche' non sei venuta prima, mentre lui ti faceva e io ero sotto di te, e ti avevo in bocca?
Gia' perche'? Forse perche' non le piaceva, forse perche' trovava quella presenza dentro di lei ingombrante e invadente, forse perche' Enrico non l'aveva carezzata, forse perche' quella sarebbe stata l'ultima volta e non poteva finire cosi'...
- Volevo che lui non ci fosse.
- Perche'?
- Perche' questa e' la tua serata.
- E non e' anche la tua?
No che non lo era. Non era mai la sua serata, nonostante tutto, e non lo sarebbe stata neanche stasera.
- Si, lo e' - rispose - certo che lo e'. E ora basta parlare, fai quello che devi...
Si giro' a guardarlo poi aggiunse:
- ...troietta.
A lui si chiusero gli occhi. Lei chiuse il sipario.



Data creazione: 17/01/2007 @ 21:40
Ultima modifica: 17/01/2007 @ 22:38
Categoria: 2003|Racconti
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Commenti:


Commento n° 1 

da giuliomouse il 01/05/2007 @ 21:52

Struggente!! La "cagnetta" ha la possibilità di toccare Lei, laddove neanche il sesso, la sfida e il masochismo di entrambi, possono cogliere l'essenza di tutto.Le lecca i piedi, ma è come se la leccasse dentro, all'origine alla sorgente PRIMA o primordiale del vero piacere.La lecca e la distrae dall'istante presente, la rapisce al mondo in una dimensione che si dilata a dismisura, che non può essere compresa e compressa in quell'ultima serata MA...è proprio per questo-forse-che il sipario si chiude li!!Magnifico  



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