Il contenuto di questo sito è proprietà intellettuale di giulia e come tale è protetto dal dirtto d'autore. (legge n. 633/1941 C.C.)

L'usurpazione della paternità di testi ed immagini costituisce quindi plagio ed è perseguibile a norma di legge.

Recenti

Archivio

Altro

Contatti & utilità
Scrivi a giulia  Scrivi a giulia
Aggiungi ai preferiti  Aggiungi a preferiti
Segnala questo sito ad un amico  Segnala questo sito
Versione testo   Versione testo

Visite dal 17.03.07

 418550 visitatori

 13 visitatori online


2005|Racconti - Il ladro di mani

14.02.05


L'uomo rientro' in casa quasi correndo, sbattendosi la porta alle spalle. Con urgenza tiro' fuori da sotto il divano una grossa scatola di legno piena di foto. Ne cercava una in particolare - no, questa no, questa forse, ecco questa e' meglio, no no... si! - e quando l'ebbe trovata si appoggio' allo schienale, la mano gia' nei pantaloni, e si fece venire con pochi rabbiosi movimenti. Nell'altra mano teneva la foto ingiallita di due mani strette intorno ai manici di una borsetta: le unghie erano poco curate, leggermente nere sotto il margini, molto simili a quelle della donna che gli aveva raccolto il giornale, poco prima, porgendoglielo con un sorriso.

Quando si alzo' per andare in bagno la scatola cadde dal divano sparpagliando il suo contenuto a terra: centinaia di fotografie che ritraevano mani in primo, primissimo piano.

Mani sottili e grassoccie, giovani e vecchie, con lo smalto, poggiate su una gamba, con le unghie mangiate, mani che stringevano un guinzaglio, unite in preghiera, con una penna fra le dita, molte, moltissime mani con una tazza in mano, molte altre con una sigaretta... ed erano tutte foto, ritagli di giornale, addirittura qualche brutto disegno: il lavoro di una vita. Tutte mani di donna, comunque, tutte mani sulle quasi l'uomo era venuto piu' e piu' volte, rientrando in casa pazzo di voglia, col pene dolorosamente eretto nei pantaloni.

Come le odiava... gli bastava prendere l'autobus, o sedersi in un bar: c'era sempre qualche donna che lo provocava, che muoveva quelle maledette mani facendo finta di niente. Ma lui lo sapeva, lo sapeva che lo facevano apposta, che bevevano le loro tazze di the, o sfogliavano le loro inutili riviste solo per farlo impazzire, solo per fargli del male. Dio solo sa quanta fatica gli costava non avventarsi su quelle mani e schiaffarsele intorno all'uccello. Tante volte lo aveva fatto, ma si era beccato diverse denunce e ora cercava di resistere, maledicendo quelle donne e il sorrisetto con cui lo guardavano correre via, sconfitto; era vecchio, ormai, non aveva piu' la forza di fargliela pagare.

L'uomo apri' l'acqua della vasca da bagno poi si preparo' due uova.

L'acqua era calda, quasi bollente quando lui ci si immerse. Si lavo' meticolosamente tutto il corpo con la spugna e il sapone di Marsiglia, infine fece quello che doveva fare: la strofino' con forza sul pene molle, piu' e piu' volte, anche sotto, sussultando di dolore quando premeva troppo sulle palle ma senza desistere, poi di nuovo sul pene sfregandolo da tutte le parti fino a sentirlo bruciare. Ora si che era pulito, lei non avrebbe potuto dirgli niente: non era un bambino cattivo e sporco... Stappo' la vasca con un piede, rimanendo sdraiato mentre l'acqua scendeva lentamente. Quando la vasca fu vuota si guardo' e scosse testa: era ancora sporco.

Si allungo ' e prese qualcosa dal pavimento: il pezzo di un manichino, una parte dell'avambraccio e la mano di gomma. Poggio' la mano di plastica sul pene ancora molle, chiudendo gli occhi, poi si colpi': gli sfuggi' un gemito ma si sforzo' di tacere; colpi' ancora e ancora, dieci, venti volte e con forza sempre maggiore man mano che sentiva il piacere sopraffare il dolore. Era inutile, il cazzo gli si faceva sempre piu' duro e mentre sussurrava frasi sconnesse senti' la sborra calda schizzargli sullo stomaco. Non si sciacquo'.

Si mise a letto dolorante ma sapeva di esserselo meritato: sua madre aveva dovuto punirlo di nuovo...



--

Quando l'ispettore Sara Rembaldi entro' con la sua squadra nella casa del sospettato capi' che l'avevano trovato, finalmente. Il caso del "ladro di mani" era quasi un'ossessione per lei, come lo era stato per suo padre. Uno dei suoi uomini, seduto sul tavolo ingombro del salone, stava interrogando quel omuncolo seduto li' con la faccia pallida, la spalle curve e le mani convulsamente strette sulla patta dei pantaloni. Finalmente avevano avuto un mandato di perquisizione, Sara era sicura che avrebbero trovato qualcosa. Poco dopo un collega le mise fra le mani una grossa scatola di legno; infilo' i guanti di lattice e la apri', estraendo le foto una ad una, incredula. Lancio' un occhiata all'uomo, sapendo che questo non sarebbe bastato ad incriminarlo, e lo vide intento a fissarla.

- Cosa c'e' da guardare?

- Le tue mani...

- Dammi del lei e chiamami Ispettore.

- Le sue mani, Ispettore, sono bellissime, me le dia solo per un attimo... le voglio sentire qui...

- Cosa cavolo stai dicendo? - Sbotto' Sara alzandosi in piedi. Lo sguardo di quel uomo era disgustoso: le fissava le mani toccandosi sempre meno di nascosto. Stava per ordinargli di smetterla quando fu interrotta.

- Ispettore, abbiamo trovato... venga - la interruppe uno dei suoi - non e' un bello spettacolo, la avverto.

Sul tavolo della cucina c'era un involto di carta oleata come quella dei macellai; il poliziotto lo apri' rivelando due mani moncate, congelate, tronconi spezzati di ossa si intravedevano fra la carne irrigidita.

Per nulla impressionata Sara ando' decisa verso il freezer a pozzetto ed estrasse altri pacchetti. Alla fine sul tavolo c'erano 12 poveri resti, 12 paia di mani femminili tranciati senza troppa cura all'altezza dei polsi. Sara lavorava su quel caso da 8 anni e conosceva le vittime come se fossero state sue amiche; avrebbe potuto dire senza indugi a chi appartenevano quelle mani: un paio portava tre anelli antichi, la signora Logari del' 79; diversi avevano la fede, ma quello che la portava sulla destra era di certo della norvegese, 1985; quello con lividi bluastri su cio' che rimaneva dei polsi era della Casini, '84; uno era scuro, quello della prostituta senegalese del '98...

Ne mancava solo un paio, il primo: quello che il padre di Sara aveva trovato in un fosso 30 anni prima e che ora era conservato negli archivi della Polizia. Sara aveva studiato e analizzato quelle mani piu' di chiunque altro, in questi anni, ed era arrivata alla conclusione che fossero di una parente dell'assassino, forse addirittura della madre.

Ma ora non aveva piu' importanza, ora era tutto finito. Si lascio' cadere stancamente su una sedia e si levo' i guanti di lattice. Aveva bisogno di una doccia.



--

Il bambino e' nudo, in piedi nel catino di latta con l'acqua ormai tiepida che gli arriva ai polpacci; aspetta sua madre. E' sera, solo qualche candela illumina la stanza, e quando finalmente lei arriva abbassa il volto, non riesce a sostenere il suo sguardo severo. La donna si siede su uno sgabello davanti a lui senza una parola: lo guarda da vicino, controlla ogni centimetro di pelle, le orecchie, le mani, le unghie, lo fa girare su se stesso lentamente, gli alza le braccia e gli annusa le ascelle, poi gli fa tirare su i piedi, guarda bene sotto, fra le dita, le mani di lei scorrono leggere sulla sua pelle mentre lo esamina. Lo fa voltare un ultima volta, lo fa chinare, il bambino si sente avvampare di vergogna, anche stasera. Sente il suo respiro sulle natiche mentre gli osserva il sedere, poi quello che teme e anela ogni sera succede, infine: lei lo rimette di fronte e gli guarda il pisello: non ti sei lavato bene, gli dice, sei un buono a nulla, sei un bambino sporco e cattivo... cattivo! E la mano di sua madre lo schiaffeggia proprio li', come ogni sera: piccoli schiaffi che lo fanno tremare, che gli procurano un calore insolito, misto al dolore. Chiude gli occhi per non vedere come il suo corpo si trasforma, per non vedere lo sguardo di sua madre. Il dolore aumenta rapidamente, lui si sforza di non gemere; ogni sera cerca di resistere un po' di piu', ma anche stavolta un urlo gli esce, infine, dalle labbra.

Mettiti il pigiama e fila a letto - la sente dire mentre esce e chiude la porta della sua stanza. Il bambino ha ancora gli occhi chiusi. Si siede nell'acqua ormai fredda stringendosi le ginocchia al petto con le braccia piene di lividi e resta li, dondolando appena, fino a che non trova il coraggio di riaprirli.



Data creazione: 17/01/2007 @ 21:29
Ultima modifica: 17/01/2007 @ 22:38
Categoria: 2005|Racconti
Pagina letta 3654 volte


Anteprima di stampa Anteprima di stampa     Stampa pagina Stampa pagina


Commenti:


Nessuno ha lasciato un commento.
Diventa il primo a farlo!



Questo sito contiene scritti EROTICI che possono contenere linguaggio esplicito e argomenti scabrosi.

Se pensi che ciò possa darti fastidio, non proseguire.

Newsletter
Per ricevere informazioni sulle novità di questo sito, puoi iscriverti alla nostra Newsletter.
Iscriviti
Cancella l'iscrizione
130 Iscritti

Immagini
giulia

Ricerca





Torna in alto


- le pagine di giulia -
progetto, realizzazione e proprietà intellettuale di giulia; disegno e grafica del titolo di Rachel Barnacle

Banner_micro.jpg


dal 20.03.07: