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2005|Racconti - Paraculo

07.05.05


Quando dico che sei un paraculo non lo dico per dire, sai? Lo penso davvero. Solitamente succede che te lo dica quando torno a letto dopo essere stata in bagno a sciacquarmi la bocca: mi rannicchio vicino a te e ascolto il tuo cuore che ancora batte rumorosamente, e quasi sempre tu mi stringi forte facendomi capire quanto stai ancora godendo, quanto sono stata brava. Mi piace quel momento: tu sei venuto, e io sono in vantaggio. Tu mi sei debitore, e quando torno a letto mi ringrazi dolcemente sospirando e gemendo, facendomi mille complimenti e moine.

Mi piace che per tutto questo tempo tu sia rimasto nella stessa identica posizione in cui ti avevo lasciato: mi sono alzata, sono andata in bagno di fretta inciampando per infilarmi le ciabatte, ho sputacchiato il tuo seme nel lavandino, mi sono sciacquata la bocca, mi sono anche rilavata i denti, ho fatto pipi', anche se solo un goccio, e mi sono seduta sul bidet per lavarmi la fica umida e viscida di eccitazione. Ho fatto mille cose e tu sei ancora lì, con le gambe aperte e il cuscino stretto sulla testa, il lenzuolo arricciato in fondo al letto e il sesso solo un po' piu' morbido, adesso, adagiato sulla pancia.

E' allora che ti vengo vicino coprendomi con il piumino, perche' io ho sempre freddo anche quando l'estate e' arrivata, finalmente. Ed e' allora che tu mi racconti quanto bello, meraviglioso sia stato, e che forma aveva, che colori, e io ti ascolto rapita perche' adoro che i tuoi orgasmi abbiano delle forme ben precise, e dei colori.

Ed e' allora che, solitamente ti dico che sei un paraculo.

E tu ridacchi, e ridacchio anche io, perche' entrambi sappiamo che e' vero, anche se tu mi chiedi con voce angelica "perche'?"

Non c'e bisogno che te lo dica vero? Sai bene che venti minuti fa ero io a gambe aperte sul letto, e 'tu' mi leccavi e smucinavi, e 'io' godevo. E poi chissa' come ti sei ritrovato in ginocchio davanti a me, a mettermelo in bocca come se non sapessi che mi piace da matti, e poi chissa' come, di nuovo, mi sono ritrovata fra le tue gambe e prenderlo in bocca, a leccarlo da sotto e a giocare a farlo arrivare piu' in fondo: 'io' a spompinarti e 'tu' a godere.

E tu uno che riesce a ribaltare la frittata in questo modo, per poi sciogliersi in mille gocce roventi, come lo chiami? Io paraculo. Ma adorabile.



Data creazione: 17/01/2007 @ 20:33
Ultima modifica: 17/01/2007 @ 22:38
Categoria: 2005|Racconti
Pagina letta 3975 volte


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Commenti:


Commento n° 1 

da CoseLettePerCaso il 20/03/2008 @ 23:25

resta il fatto che a parte l'inopinabile pochezza del racconto, chiunque "sputacchi il seme nel lavandino" non è punto degno di succhiare un cazzo. nemmeno in un racconto. diocane.



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