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2005|Racconti - Vuoto

30.08.05


Impaziente. Eccitata ed impaziente. Gentilmente la faccio sdraiare sul letto, a pancia in giu'.
Faccio frusciare la benda di raso fra le dita, poi gliela lego sugli occhi perche' rimanga sola col suo desiderio, isolata in un nero senza spiegazioni.
Mugula e si agita, si morde le labbra smaniosa, impaziente.
Dovrei legarle le mani, ma ho pensato che mi saranno utili e mi chino sulla valigia.
Il mondo per lei ora e' fatto di suoni e la sento quasi trattenere il respiro pur di capire cosa io stia facendo. Non faccio nulla per nascondere i miei movimenti, anzi: faccio scorrere la zip della valigia lentamente poi comincio ad estrarre gli attrezzi che ho portato da casa, amorevolmente lavati e avvolti in panni puliti, e li allineo tutti sul letto, vicino a lei, come i ferri di un chirurgo.
Smania, e' impaziente, crede che la scopero' e forse lo faro'; ma a modo mio. E dovra' aspettare parecchio.
Le apro le gambe, sussulta ad ogni mio tocco. Le chiedo di tenerle aperte, poi ci ripenso e decido di non fidarmi; se dico aperte vuol dire aperte, sempre e comunque, non quando lo decide lei, quindi tiro fuori dagli angoli del materasso due cordini che ho assicurato alle doghe e che terminano con delle strisce di stoffa: gliele avvolgo piano intorno alle belle caviglie e le annodo.
Mi chiede, fa domande, non aspetta le risposte.
Mi sdraio vicino al suo corpo nudo, tiene le braccia rannicchiate vicino al seno, forse pensa di proteggersi, ma ci vuole ben altro.
Ho in mano un piccolo dildo argentato con la punta arrotondata, quasi da borsetta.
le sussurro.
Glielo passo sulle labbra e glielo lascio leccare. E' avida, impaziente.

Geme.
Senza allontanarmi da lei glielo punto all'entrata della fica e lo spingo dentro facendolo penetrare senza difficolta'. Geme ancora.
Lo lascio li', anche se so che piano piano le contrazioni della sua eccitazione lo faranno uscire.
Ne prendo in mano uno piu' grande, ma ancora di dimensioni normali, a forma di pene.

Ubbidisce e della saliva le cola lungo la guancia fin sul lenzuolo. Geme a bocca aperta, e' bellissima.
Glielo faccio sentire, come prima, mettendoglielo davanti alla bocca, poi spingendoglielo dentro. Lo succhia, geme sempre piu' forte.

Il primo come previsto pende sul letto, la punta ancora leggermente infilata nella fessura. Le infilo l'altro dentro, lentamente, ruotandolo a destra e a sinistra per farmi largo.
Invoca dio, adesso, biascica qualcosa, si agita. Lo spingo dentro tutto e lo lascio li', fermo, come prima.
Prendo delle palline rosse, quelle legate con il filo; sono piccole, anali.
Senza dire nulla gliele metto in bocca, una dopo l'altra. La lascio un po' li' con la bocca piena poi tiro il cordino e lei, meravigliosa creatura, stringe le lebbra e le lascia uscire con difficolta', come succedera' fra poco.

La vedo che esita, forse le sembra troppo umiliante farlo da sola. La capisco, e' comodo che faccia tutto io; e' psicologicamente meno invadente che prendere la proprio mano, passarsela sulla fregna gonfia e bagnata e lubrificarsi il culo. Eppure lo fa.
Le spingo dentro il fallo che era in parte uscito.
Geme forte.
gliela porto sulla schiena poi la guido sul fallo e le mostro quanto spingerlo dentro. Molto.

Non riesce quasi piu' a rispondere, le gambe sono molto piu' aperte di quanto i miei lacci le avessero imposto, il sedere si alza, impercettibilmente ma si alza.
Io aspettavo questo segnale. Infilo le palline dentro, una alla volta. Sono cinque. La cosa e' lunga, ma ancora piu' lungo e tirarle fuori.
Si sta penetrando, non sta tenendo il fallo fermo come le avevo detto. La lascio fare per un po' poi la avverto.
glielo spingo ancora un po' dentro, lei sussulta ma annuisce. Porta l'altra mano sotto la pancia e lo tiene dentro con quella.
Con calma rimetto dentro le palline: una, due, tre, quattro... cinque. Ha il volto affondato nel cuscino e ci urla dentro.
Prendo il prossimo attrezzo, un fallo di lattice trasparente, decisamente grosso, le vene riprodotte in rilievo.
Come prima le faccio aprire la bocca, glielo faccio sentire. Stavolta non entra facilmente in bocca, o meglio entra, ma solo per qualche centimetro.

Glielo spingo dentro e mi fermo, di nuovo. Voglio che prenda coscienza della posizione in cui si trova, del fatto che ha tutti i buchi pieni. Aspetto, paziente, che mi chieda di andare avanti. Un mugolio rabbioso e' la sua risposta.
Levo il fallo che ha in fica e lo sostituisco con quello che le avevo messo in bocca, molto piu' grosso. Non entra facilmente; devo andare avanti e indietro, ruotarlo, spingerlo e ricominciare diverse volte.
Lei ormai urla quasi di continuo, senza controllo, le mani abbandonate sul materasso. Mentre la penetro, guadagnando ogni volta qualche centimetro, le metto in mano delle palline piu' grosse: sono due e si usano per la fica, di solito. Io ho intenzione di mettergliele nell'ano.

Forse singhiozza, non lo so, non mi interessa.
Levo le palline rosse dal buco e la penetro con il primo dildo, quello piccolo. Ne ho uno in ogni mano, sono dietro di lei, adesso, e le fotto la fica e il culo, alternandoli.
Mi prega di potersi toccare, vuole venire, e' un bagno di sudore.

Mentre ubbidisce e si spinge dentro il fallo trasparente io mi metto comodo con i gomiti ai lati del suo culo e comincio a infilare nel buchetto scuro le palline, quelle grosse. Glielo allargo con le dita, glielo bagno di saliva, lei gode, respira affannosamente, scuote la testa a dentra e sinistra, probabilmente sta per venire.
Quando la prima palla entra e l'ano si richiude dietro come una porta sbattuta in faccia, la sento urlare. Gliela spingo in profondita' con un dito poi armeggio per inserire anche la seconda.
Stavolta l'ano rimane in parte aperto, da dove sono posso intravedere il rosa della gomma all'interno.
Lei urla ancora, si dimena, i lacci la tengono le gambe a aperte ma il busto si inarca e si muove, impazzito. Sta spingendosi il fallo in fica con forza, avanti e indietro fino a farsi male, l'altra mano tortura il clitoride.
Sento la sborra colarmi lungo le cosce, sporcare il letto.
Lei crolla esausta, il respiro che ora somiglia piu' a un pianto.
dico lasciandola sola.
Vado in bagno e chiudo la porta, mi guardo allo specchio e quello che vedo non mi piace.
Ho la fronte imbronciata, lo sguardo serio, forse triste, non sono neanche sudato. Mi lavo le mani con molto sapone.







Data creazione: 17/01/2007 @ 19:36
Ultima modifica: 17/01/2007 @ 22:37
Categoria: 2005|Racconti
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