| 22.01.06
senza musica, questi pezzi sono quasi niente. forse rimarranno tali, ma se avete voglia questa e' la soundtrack: lato A: In bloom - Nirvana, Nevermind lato B: A pain that I'm used to - Depeche Mode, Playing the angel (non ci sono maiuscole, di nuovo, scusate. in compenso ci sono bestemmie) ---------
lato A: In bloom
We can have some more Nature is a whore
cambi canale e senti l'attacco: solo chitarra e una batteria picchiata che ti esplode nel cervello. alzi il volume, poi ancora. e ancora, cazzo, che sembra non bastare mai. la canzone la conosci, ma oggi, ora, e' una sferzata, un colpo basso a tradimento. percuoti il volante e sbatti indietro la testa, con forza, e ti vedi in una stanza piena di gente e di fumo, e sudore negli occhi, a saltare appiccicata a mille altri fino a sfinirti e poi, senza forze, a spazzolare il pavimento coi capelli fino a perdere l'equilibrio, cadere, e nessuno che bada a te, ognuno perso dietro al suo cristo personale. poi il casino si ferma e c'e' quasi il silenzio e la sua voce, roca e bassa, e una cassa che sembra suonare lo stesso ritmo del tuo cuore, lo senti, e' lui che fa quel rumore. il tuo cuore. e il basso lo accompagna, docile, ma si sente che cova qualcosa, come te, che ribolle di emozioni trattenute e sta per scoppiare. e' una rabbia trattenuta, quella di Kurt che canta, che biascica parole sibilate fra i denti. e anche tu stai per esplodere, come lui, e alzi il volume finche' la cassa non ti vibra nel petto e la sua voce ti riempie, ovunque. il tono si alza, come uno che stia prendendo la rincorsa per l'inferno, ancora un giro poi esplode la batteria e la voce gli urla sopra e urli anche tu, chiusa in macchina che nessuno ti sente, o forse si, affanculo. urli cantandogli dietro, alzi il volume ancora, perche' durera' poco, gia' lo sai, ma deve stordirti, saturare l'aria e far male alle orecchie per farti dimenticare questi oceani di dolore che premono per entrare, questa mancanza che ti intorpidisce le membra e ti ruba i sorrisi. non lo sai cosa dice, ma chissenefrega, per una volta, del testo. che quello che importa e' solo questa sincronia perfetta della musica con il tuo animo, come se fosse lei a cantare di te, non il contrario. urla Kurt, urla come un ossesso ma e' solo un angelo caduto in una terra di merda, e ti da i brividi, perche' lo senti che lui canta quello che stai provando tu stasera, e molto di piu', molto peggio. gli vai dietro inventando parole, tanto la tua voce non la senti neanche, nel caos degli strumenti impazziti e te ne freghi, del resto. siete solo voi due, insieme, chiusi in questa scatola di latta, imprigionati, a urlare e picchiar pugni contro pareti imbottite. canta per te, Kurt, stanotte. puoi guardarlo negli occhi tristi e allucinati e riflettertici, mentre ti spacca i timpani con la sua disperazione vera, sputando saliva. cambio. assolo di chitarra, maltrattata, distorta fino al limite di sopportazione delle corde, gemente, come gemi tu, ferma al semaforo, gli occhi chiusi in un pianto asciutto. una lacrima esce pizzicandoti gli occhi ma non ce la fa a scendere e rimane li', impigliata sulle ciglia e tu ti chiedi perche', perche', e ti ritrovi spaesata da un vago senso di tradimento, da una nebbiolina fine che disperde nel vuoto parti di te. ma non e' finita, no. la batteria esplode di nuovo, che e' inutile sprecare lacrime, inutile farsi domande, meglio ricacciarle indietro, entrambe, e inghiottirle come un sorso amaro che ti arde in gola, che sa di mai piu'. la voce torna ad urlarti attorno e tu con lei, braccio teso sul volante, guidando veloce, sorpassando al pelo e rischiando appena un po', in onore suo, di Kurt certo, solo per quello, per quell'adrenalina che state versando insieme, per quel dolore che vi scava dentro, il tuo cosi' piccolo e il suo cosi' grande, ma che ora vanno insieme, in sincrono. e poi lo sai come va a finire. poche note prima della fine spegni tutto, prima che qualsiasi altra cosa venga a violentare il tuo stato, a distrarti, tu che respiri forte e rallenti, perche' sei sempre tu, in fondo, e sai quando fermarti, affanculo tutto. sai come riprendere il controllo prima che qualcosa sfugga ai tuoi lacci invisibili e incrini la diga, che adesso e' quello l'importante. far si' che la diga non ceda.
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lato B: A pain that I'm used to
Close your eyes, pay the price for your paradise Devils feed on the seeds of the soul
l'attacco ti fa saltare, che hai ancora i nervi un po' scossi per questa giornata del cazzo, e stai infilandoti autoreggenti e perizoma, che stasera si scopa. a vita bassa, il perizoma, che lasci i fianchi liberi e il culo esposto. sopra un corpetto pieno di lacci che ti disegnano la pelle bianca e il collo, da stringere fino a sentirti scomoda, e altri lacci da girarti intorno al polso, per ricordarti cosa sei. c'e' un suono dolce, proprio all'inizio, un suonino ammaliante con sotto un ritmo che fa sangue, che ti fa ondeggiare culo e anche, e ti senti bella a seguirlo, a ballarci su. ma porca, tanto porca, e ti guardi allo specchio e si', hai lo sguardo da troia. Dave attacca a cantare e gia' normalmente la sua voce ti attizza, l'ha sempre fatto, ma qui, diocristo, qui parte con questo sussurro viscido che ti scalda l'anima, ti fa ribollire il sangue. come se ti stesse gia' masturbando mentre stai ancora strisciando su e giu' sul corpo che ti giace sotto, facendoti rimirare da tutte le parti. a guardarti sei tutta moine e sguardi languidi, e piacere regalato, e capelli di mille colori sparsi sulle spalle, ma dietro gli occhi hai tutt'altro. visioni di stanze tappezzate di velluto, divani e moquette, e odore di sudore e di sperma, e uomini e donne intrecciati, nudi. carni bianche su tessuti cedevoli, movimenti a tempo di musica, cazzi che entrano e escono, e bocche, spalancate, morse, da cui escono gemiti, sospiri e urla. donne legate, uomini scopati, culi aperti gocciolanti saliva, mani che colpiscono, carne che rimbalza, si arrossa, e colli che scattano all'indietro, perche' altro non possono fare. questa non e' una canzone, e' una scopata, una maledetta scopata. e ti fotte il cervello aprendoti ferite, scoprendo la carne viva delle tue voglie, quelle vere. gatta, sei una gatta in calore che si struscia e lecca, raccoglie saliva, la posa altrove, lubrifica, scavalca e si penetra. ti muovi morbida, le ginocchia puntate, sali e scendi, sali e scendi che il tuo corpo sa come fare, e va da solo, mentre tu sei lontana da li' e la musica ti sconquassa il cervello con il ritmo di un uomo piegato, di un culo aperto, di cosce che sbattono contro le sue natiche, ficcando a forza. tan - tan - tan - tan. non c'e' scampo. lo scopi, lo scopi, lo usi e lo scopi. dio stramaledetto, questo ritmo del cazzo quando l'ha tirato fuori quello che l'ha scritta, questa musica, mentre scopava? mentre se lo scopavano? quando, vaffanculo. questo ritmo che ti acceca gli occhi chiusi di cazzi finti e buchi, che ti fa muovere il culo come una puttana lasciva, mentre ti impali e ti dondoli, ti riempi e ti sfondi. ma non basta, no. cambia ancora, questa cazzo di musica, ed e' quasi peggio: un suono come di chitarra percossa, sofferente, e il sibilo di una frusta che fende l'aria e torna indietro, docile, poi riparte. colpisce e ritorna, colpisce e ritorna. suoni di durezza che sfonda, che apre. e tu acceleri, e ti sfondi e ti apri, perche' cosi' ti dice quel suono. te lo spingi dentro e fa male, te lo senti nella pancia e fa male, ma va bene, e' giusto cosi', scuoti la testa e biascichi, sono una troia, sono una troia, come un mantra, e tiri fuori la lingua e lecchi l'aria. ma e' un'altra lingua che vuoi, a leccarti, a leccarlo, incuneata fra le tue cosce, proprio ora che scorre poco e sfrega, irrita la pelle, ma non ti fermi. chi se ne fotte della tua fica, chi se ne fotte del sangue, qualsiasi cosa dio! qualsiasi cosa per assolverti da questo desiderio che ti bagna, da queste immagini che ti invadono la testa e ti gonfiano le labbra, dannandoti, da questo bisogno che ne hai. unghie che artigliano, e gemiti e aria che esce strozzata dalla gola secca, e dei invocati invano, e poi qualcuno viene, e gode, e gode. il cuscino ti accoglie, sudata, stanca, e il tuo mantra continua implacabile, silenzioso adesso, come un disco incantato a scavare solchi di pena nel cuore. e la musica, maledetta puttana, finisce.
Data creazione: 17/01/2007 @ 19:23
Ultima modifica: 10/02/2007 @ 17:24
Categoria: 2006|Racconti
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