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2006|Racconti - Drop #1

05.12.06


C'e' una luce giallognola che rischiara appena l'ambiente; piu' che altro disegna le sagome, getta ombre. Viene dal lampione di fronte casa; attraversa il freddo brumoso della notte e si posa sugli oggetti, senza violenza.
Luna seduta sul divano si abbraccia le ginocchia e aspetta; la testa reclinata indietro e gli occhi chiusi.
Fra poco arrivera', pensa sentendo interrompersi lo scroscio dell'acqua. Qualcosa le si smuove dentro, come una stretta al cuore, ma sotto lo sterno.
C'e' cosi' tanto silenzio, in questo posto, che puo' sentire il rumore dell'asciugamano sfregato sulla pelle e delle gocce ritardatarie che cadono dal soffione.
Ha spento anche la musica, prima di vestirsi, per godere del silenzio e di ogni loro respiro o affanno.
- Vieni? - dice all'uomo appena uscito dal bagno, fermandolo. Anche lui e' poco piu' di una sfumatura di grigio contro la parete chiara. Un'ombra che si avvicina a passi silenziosi sul vecchio pavimento di legno e le si ferma davanti con un sorriso.
- Mi pareva che avessi implorato pieta', prima...
La stoffa che lo copre in vita cade a terra con un fruscio.
- Ho ancora voglia di violentarti, sappilo.
- Sshhht, fatti ammirare.
Lo guarda come una matrona romana a un'asta di schiavi. Lo esamina con occhio critico, senza fretta. Incrocia il suo sguardo e finge di ignorarlo ma sa cosa vuol dire: che ogni cosa succede prima o poi nella notte, che quello che e' stato sara' anche dopo.
Che non importa chi apra o sia aperto, che nulla e' definito e ogni cosa e' piacere.

- Inginocchiati qui davanti a me - dice avanzando sul bordo del divano.
- Di schiena - precisa.
Lo stringe fra le gambe, i piedi puntati sul tappeto.
Lo abbraccia posandogli il mento su una spalla e lo mordicchia raccogliendo brividi. Poi, una mano fra le scapole e una che trattiene il fianco, lo fa piegare e adagiare sul tavolino basso di fronte a loro.
- Incrocia le mani dietro.
Gli mette fra le mani un tubetto di crema senza aggiungere niente. Aspetta che lui traffichi alla cieca con il tappo e che si lubrifichi, poi lo fa girare, ancora in ginocchio fra le sue gambe aperte.
E' un attimo: lui le cattura i polsi e glieli costringe dietro, incastonati fra la schiena e il divano.
- Non dovevi lasciarmi le braccia libere, stupida - ride sulle sue labbra prendendola in giro.
Si passa entrambi i polsi in un mano e sposta l'altra sotto la coperta. La guarda sorpreso e compiaciuto.
-Scopriti, fatti vedere - dice liberandola.
Luna sposta la coperta con il cuore che le batte.
Lui sfiora il tessuto dello slip, ignora quello che spunta al centro e le allarga le gambe per vedere meglio l'apertura che le lascia scoperta la fica. Con fare professionale stringe le fibbie che si allacciano sulle anche: uno strappo deciso che le ficca la stoffa fra le pieghe e le separa le labbra facendola sobbalzare.
Sfiora la carne bagnata con due dita, senza entrare.
- Dai... - fa lei.
- Non sperarci nemmeno, non era questo il programma, no?
- No, infatti, stronzo
Ora e' lei a mettergli una mano fra i capelli e a dirigerlo in basso, a fargli prendere in bocca quello che prima ha finto di non vedere.

Il piacere e' tutto mentale, ma quale piacere non lo e'? Sono gli occhi a coglierlo, a registrare l'immagine della sua bocca che succhia, degli occhi che si alzano ogni tanto a guardarla con sfida.
- Chiudili, quegli occhi, e prendilo fino in fondo - gli dice reprimendo un sorriso.
Quel qualcosa che le si smuoveva dentro ora le chiude lo stomaco, le massacra il cervello. Posa le unghie sulle sue spalle e scende lungo la schiena accartocciandosi su di lui, lasciandogli strisce rosse sulla pelle.

E' cosi' bello. Tutto.
E' tutto cosi' dolorosamente bello e dura cosi' poco. Gli occhi le si chiudono in un sospiro che e' quasi un singhiozzo.
Lui la solleva, le abbraccia la vita e la guarda, serio. La avvolge con uno sguardo preoccupato, protettivo.
- Cosa c'e'?
Luna scuote la testa.
- Non ora.
- Dimmelo. Fai un respiro e dimmelo.
E' tutto cosi' dolorosamente bello, anche questo parlare di ogni cosa, in ogni momento. Come ha fatto fin'ora a vivere senza?
Ma stasera le parole possono aspettare ancora un po'.
Si china a baciargli gli occhi, prima uno e poi l'altro; per ogni bacio una parola.
- Dopo, dopo.
Lui glieli restituisce sulle labbra.
- Va bene, dopo.
Si alza in piedi, le agguanta la nuca e se la spinge contro.
- Succhiami, puttana.


C'e' molta piu' luce ora, nella stanza, e' sorto uno spicchio di luna e le ombre sono ancora piu' nette, il mondo sembra fatto di contrasti mentre loro diventano la stessa cosa.
Le ginocchia di lui affondano nei cuscini mentre lo prende dentro senza un cedimento.
- Era questo che volevi no?
- Si...
La bacia violento, le sbatte parole contro i denti come schiaffi e si spinge giu', di forza, gli occhi nei suoi e la voce sempre piu' roca.
- Mi stai aprendo, lo sai?
- E' durissimo, mi rompe il culo
- E' cosi' che mi vuoi? Eh?
La massacra di domande che non vogliono risposte ma pretendono gemiti, brividi.
Luna non riesce quasi a respirare; passa le mani sulla sua pelle liscia di sudore, sul torace ansante, gli tappa la bocca quando si fa sfuggire un gemito, ma solo perche' si senta libero di farlo ancora, e di piu', contro le sue dita.
Le si inumidiscono gli occhi quando si siede su di lei, il dildo dentro fino alla radice.
Anche lui ha gli occhi lucidi, quasi febbricitanti. Le divora la bocca di baci e si solleva un po'.
- Ora scopami. - Le dice contro le labbra, imperativo.
E Luna lo fa.



Data creazione: 01/01/2007 @ 20:42
Ultima modifica: 12/06/2007 @ 11:00
Categoria: 2006|Racconti
Pagina letta 4714 volte


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Commenti:


Commento n° 1 

da elisabetta il 25/05/2008 @ 17:15

Mi è piaciuto. L'ho trovato "veritiero".....



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