| 13.07.2009
La notte e' relativamente calda e fortunatamente non ha piovuto; avevo in mente questa cosa da tanto tempo e sarei rimasta cosi' delusa di non poterla fare... Sono sdraiata, con le mani dietro la testa, su una coperta buttata sull'erba dietro un grosso cespuglio, al riparo dalle finestre illuminate della casa. Sto aspettando. Sono quasi nuda: la sottoveste che ho recuperato fra le foglie secche poco fa non puo' dirsi propriamente un indumento, e' piu' che altro un velo, ma prima non sentivo freddo mentre ora, che sono ferma, percepisco l'umidita' dell'aria e ho gia' fatto un paio di starnuti. Me ne sto qui in perfetto silenzio, le gambe piegate e aperte che dondolano piano. Sono rilassata, non ho paura di niente. Il bosco di questo grande parco mi protegge, mi coccola. Il silenzio mi rassicura, l'aria freschina mi carezza la fica e le spalle nude. Solo un paio di uccelli notturni duettano con i loro strilli acuti e mi tengono compagnia. Guardo in alto e mi godo lo squarcio di cielo nero fra le fronde ancora piu' nere degli alberi. Si vedono solo quattro stelle - troppo poche per capire di che costellazione siano - ma continuo a guardarle, hanno un effetto ipnotico, con quel baluginio sottile, sono belle. E io sono felice di essere qui, svestita, abbandonata. Fra poco torneranno. Sono andati a prendere la macchina fotografica che prima abbiamo dimenticato in casa. Mi aspetto di sentire i loro passi sulla ghiaia del sentiero da un momento all'altro poi uno di loro mi scopera'. L'altro ci fara' delle foto, che' il suo l'ha gia' avuto: e' stato legato, trascinato in giro, scopato e carezzato ovunque e da entrambi, gli abbiamo dedicato attenzione e amore per ore, e adesso se ne stara' accovacciato qui vicino a guardarci mente ci prendiamo come animali, perche' e' questo che succedera'. Mi sfioro la pancia sollevando la stoffa e allargo un po' di piu' le cosce. Mi esce un sospiro di perfetta felicita', mi sento selvaggia e lasciva, una creatura che appartiene agli alberi, alla notte, che non si cura delle cose che mettono paura agli umani: il buio, il silenzio, il freddo, il pudore. Di ognuna di queste cose invece io mi nutro, in questo momento, e mi percepisco bella, potente, aliena. Poi lui arriva, silenzioso; mi sfiora con mani calde e si sistema fra le mie gambe, pelle su pelle. Lo avvolgo con tutto quello che ho, ci salutiamo, gli chiedo dove e' finito l'altro ma sento gia' i suoi passi in lontananza. Lo aspettiamo. Stasera il numero giusto e' il tre.
Data creazione: 29/10/2009 @ 19:52
Ultima modifica: 29/10/2009 @ 19:52
Categoria: Micro
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