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Racconti - Blues

29.06.09

- Ciao.
- Ciao.
Entro in casa e la saluto, lei risponde senza fermarsi da dietro la pila di panni stirati che porta in braccio.
- Tutto bene? - mi chiede.
- Normale.
- Ok.
Ogni sera la stessa scena, gli stessi gesti, le stesse parole che non vogliono dire più niente. Se parlassi in cinese non se ne accorgerebbe nemmeno. Chissà come si dice "normale" in cinese.

Le importa davvero sapere come è andata la mia giornata? E a me interessa raccontarglielo? No, ovviamente. Ma bisogna far finta che sia sì.
Articolare qualche frase perchè il silenzio rivela quello che non vogliamo sentire, e lo fa talmente forte che non sarebbe più possibile ignorarlo.

- PAPINOOOOOO!!! Sei tornatooooo!!
- Elena, cucciolo.
Mi si catapulta addosso dal corridoio, si aggrappa alle mie gambe.
- Sei proprio tornato!
I bambini si sforzano ancora di assegnare i termini giusti ai loro significati.
Mi stringe immobile per un tempo lunghissimo: non hanno paura del silenzio.

- Lasciami cambiare, Elena, su. Lasciami.
- Veniamo in camera mia?
- Andiamo, non veniamo.
- Andiamo allora?
- Dammi tregua, poi ora si mangia.
- Io ando però, ciao papinoooooo!
Li correggiamo quando sbagliano a usare le parole ma con noi stessi siamo molto più indulgenti.
Rispondiamo "Normale" invece dovremmo dire "No, non va tutto bene, non sono felice, non potrò mai esserlo con te". Ecco.

La cena è già pronta, ovviamente, la mia è una moglie efficiente. Un soldato. La sua missione è far funzionare questa casa anche se è abitata da fantasmi che non hanno nulla da dirsi. Eroica. Un prode che difende l'indifendibile, che non vuole vedere la sconfitta.
- Apparecchi.
- Ok...
- Metti i cucchiai. Non vedi che c'è la minestra.
C'è sempre un punto alla fine delle sue frasi. Non concepisce le sfumature, non ha tempo per le incertezze.
- Si, scusa. Ah, fra qualche sera probabilmente organizzano una cena, a lavoro.
- Va bene. Fammi sapere quando che mi organizzo.
- Certo. Penso sarà giovedì o venerdì...
- Va bene, tu fammi sapere.
- Più probabile venerdì, immagino.
- Senti, quando sai me lo dici.

Fantasmi che mangiano, dormono, allevano un figlio.

Elena fa i capricci, la riprendo e intanto penso per l'ennesima volta che sarebbe bello se anche mia moglie avesse un amante: allevierebbe un bel po' i miei sensi di colpa. Ma non sono così fortunato: è un soldato fedele.


A letto, più tardi, mi si avvicina con un movimento goffo. Le ginocchia mi premono addosso puntute, fanno quasi male.
- Amore. - dice.
Io non la chiamo mai così, anche se so di ferirla. Mi concedo questa unica onestà, o forse non ce la faccio a mentirmi così tanto.
È lei che mi cerca, quasi sempre: il sesso è un cartellino da timbrare. No, sono troppo cattivo, e ingiusto. Per ME è un cartellino da timbrare. Per lei significa: "se lo facciamo ogni tanto siamo nella media, va tutto bene".

Mi si accuccia sulla pancia e lo prende in bocca,
Mi sta maciullando il fegato. Ha addosso un pigiama sbrindellato. Odora leggermente di fritto.
Ma.
I suoi capelli stretti nella coda sono una virgola nera che le scende sulla schiena. Li sfioro. Mi smuovono qualcosa dentro, un misto di tenerezza e pena.
Tenerezza per lei, pena per entrambi. Ma se continuo con questi pensieri non ce la farò mai.

- Succhia.
Le afferro i capelli e la spingo giù; ce la tengo finché non fa forza per risalire, per respirare. Mi viene duro. Evidentemente da qualche parte nel cervello mi piace l'idea di punirla un po', di darle la colpa per le stronzate che ho fatto io. Bel uomo di merda.

Mi sale sopra, si muove per sentirlo dentro come le piace. Per lei il sesso è una questione meccanica. L'azione del mio cazzo in una determinata posizione per minimo 40 massimo 50 volte la porta all'orgasmo.
La testa non è contemplata nel processo: racconti, fantasie, giochi... per lei sono superflui, distolgono dal raggiungimento dell'obiettivo.
Potevo sposare qualcuno più diverso e lontano da me? Bah, mi risparmio l'umiliazione della risposta.

Di solito non fiata. Se dice qualcosa è perchè in passato ho cercato di convincerla, di cambiarla; pensavo che potesse essere divertente anche per lei parlare sporco.
Stasera decide di farlo, forse perchè mi sente distante:
- Senti come sono bagnata... - sussurra - per... per accoglierti meglio.

Non puoi cambiare le persone. Si impara sempre troppo tardi.


- E tu?
Chiede dopo.
Quanto vorrei poter fingere di venire. Sarebbe molto più facile. Ogni tanto le dico che sono stanco, che non ho più l'età. A 35 anni. Delle volte devo concentrarmi perchè lei possa mettere la spunta alla voce "orgasmo marito" e convincersi che anche lì vada tutto bene.

Come si può vivere in un castello di illusioni così grande? Quanto forte bisogna crederci, perchè non crolli a ogni minimo sussulto?

- Non ce la faccio stasera, Mirella, ho un po' di pensieri per il lavoro... va bene così.
- Sicuro?
- Si.
- Se vuoi mi giro.
Ecco, farmi dare il culo per elemosina non è esattamente quello che io intendo per 'sessò, ad esempio. Ma ho perso la voglia di spiegarglielo.
- No, non ti preoccupare. Non ce la farei. Sono stanco morto, davvero.
- Va bene allora, buona notte.
- Buona notte.
Ci diamo un bacio leggero poi chiudo gli occhi e abbraccio il cuscino.



Data creazione: 30/06/2009 @ 09:55
Ultima modifica: 30/06/2009 @ 09:55
Categoria: Racconti
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Commenti:


Commento n° 2 

da jarno il 22/07/2009 @ 12:49

che bello e che triste.........

Spero ti debba essere sforzata per scriverlo, nessuno dovrebbe conoscere sul serio questa amarezza.


Commento n° 1 

da Frank il 06/07/2009 @ 15:52

Questo non è un racconto ma la vita di quasi il 70% delle coppie.

Cmq complimenti Giulia, scrivi sempre in modo molto chiaro.

Un bacione ed a leggerti presto



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