| 19.11.2008
Premessa: questo raccontino nasce come omaggio a una storia a vignette che Makkox sta raccontanto sul suo blog. Una sorta di "istantanea", un pezzo non detto che mi sono divertita a raccontare. Dovrebbe stare in piedi anche da solo, ma se volete conoscere il contorno (cosa che vi consiglio caldamente, ché merita) lo trovate qui. Grazie quindi a Mak per avermi prestato, ignaro, i personaggi. :) g. ---
- Qualche volta potresti portare una valigia, almeno. - Per fare cosa? - disse Piero litigando con l'antifurto della macchina - 'sto stronzo... coso... 'fanculo vah. Lei lo superò stizzita sul vialetto di ghiaia. - Eh? Per fare cosa? Non t'ho mica capito. - disse lui seguendola. - Per fare un po' di scena! Si fermò davanti alle porte del motel, la borsetta stretta sulla pancia. Lui le arrivò davanti e la guardò un po' gobbo, le mani nella tasca del giaccone. - In che senso Mirè? - Giusto per non sembrare sempre due amanti che vengono a scopare in un motel da due lire. - disse lei con un gesto vago verso l'insegna. Piero stava per farle notare che era esattamente 'quello', che erano. - Se avessimo una valigia potremmo sembrare due turisti, o due manager in viaggio, che ne so. -continuò lei. - Al massimo tu potresti essere la mia stagista, Miré. - Ma quanto sei stronzo. Lui le aprì la porta piegandosi in un mezzo inchino. - Prego, signorina. E comunque veniamo qui tutti i giovedì e tu urli come un'aquila per un paio d'ore, che cazzo vuoi che pensino. - Oggi sei proprio stronzo, lo sai? Ma proprio un bel po', guarda. Piero andò al bancone a farsi dare la chiave. - Ho qualche pensiero per la testa, amore. Quella d'angolo - fece rivolto al ragazzo con una strizzatina d'occhio. Lei lo precedette in ascensore scuotendo la testa. - E niente di meglio di una bella scopata per rilassarti, giusto? - L'hai detto, amore. Ancora prima che le porte si chiudessero le mise una mano in mezzo alle gambe. - Ho una voglia matta di questa tua fichetta pelosa. Lei si inarcò, già più docile. - Pensavo di depilarmi. - Non ci pensare nemmeno. E poi ho davvero bisogno di parlare un po'. - Che c'entra? - Lascia perdere. - fece lui chiudendo la porta della stanza. Dette un'occhiata veloce al bagno. - Ferma, non ti spogliare. Lei lo guardò posando la giacca e la borsa sulla scrivaniola. - Cioè? - Oggi mi attizzi così. - Così come? - Mirè, così come sei, così! Così vestita e tutto quanto. Senti, facciamo che parliamo dopo eh? Ora zitta. - Cazzo Piè, oggi sei proprio... Lui le andò dietro e le sistemò con cura i polsi sul ripiano di formica. - Sì sì, già me l'hai detto. Le slacciò i pantaloni baciandola sul collo e quelli si arrotolarono per terra. Li tirò sù e con un piede le allargò le gambe. - Ora sì. Così devono stare, a mezza coscia. Mirella aveva lo specchio davanti e si vide un capello bianco. Se lo strappò decisa poi abbassò la testa e chiuse gli occhi, ascoltando quel languore che le bussava piano nella pancia. - Mmmh - mugolò - mmmhh. Il suono della sua stessa voce funzionava, di solito, la aiutava a lasciarsi andare. Piero armeggiò con la chiusura lampo e se lo tirò fuori. Ruppe coi denti la plastica della confezione dei preservativi. - Che cazzo hai comprato? Senza lattice? Che significa senza lattice? - Non lo so, senti, c'erano solo quelli. - Merda, non saranno mica quelli stimolanti. - Ma no, ci sarebbe scritto. E poi che vuoi che sia, secondo più secondo meno... Lui ne srotolò uno sul cazzo. - Molto spiritosa. Si accucciò affondando la faccia fra le sue gambe, spandendo saliva su tutto quello a cui arrivava. Mirella detestava quella lingua passata così, senza grazia, come un Mocio Vileda. Pensò a Roberto che la usava di fino, invece, girellandole intorno al clitoride con quella punta duretta e facendola tendere tutta. - Oh sìii, sì! - fece con voce rotta pregando che la smettesse alla svelta. - Fottimi! - gli disse, tanto per chiarire il concetto. Piero si rialzò e glielo spinse dentro, corto e duro. - Ah! - esclamò buttando la testa indietro - Troia! La prese per i fianchi e se la fece oscillare un paio di volte addosso. Si fermò. - Oi. - Mmhh, cosa? Cosa c'è? - chiese lei aprendo gli occhi. - Non sento. - Non ho detto niente. - Ma no, Mirè, non sento sul cazzo, dico. Lo prese con due dita e se lo guardò da tutte le angolazioni. Sembrava a posto. - E quindi? - fece lei perplessa. - Niente, boh, proviamo. Lo rimise dentro e cominciò a muoversi; lento all'inizio, cauto, poi sempre più veloce, dieci, venti volte, e non stava ancora venendo. - E olééé! - Esclamò sbattendosela contro il bacino. - Ma sei scemo? - fece lei girandosi a mezzo. - Vai, vai! Vai così! - gridò entusiasta a sé stesso. Che meravigliosa sensazione! Se avesse potuto stringersi la mano l'avrebbe fatto. La stantuffò per minuti e minuti pilotandola con le mani sui fianchi, godendosi questa durata eccezionale. Ogni tanto, addirittura, usciva per guardarle la fessura lucida e lo rimetteva poi dentro con un grugnito, al calduccio, soddisfatto di sé come non lo era da tempo. Gongolante.
Mirella se la stava godendo, nonostante tutto. Ci metteva sempre un po' a carburare, lei; aveva bisogno di concentrarsi su qualcosa, di immaginare cazzi enormi che la spalancavano da tutte le parti e i tempi di Piero non le bastavano, ovviamente. Stavolta quel suo entusiasmo un po' cretino, quello sfregamento continuo le fecero montare un piacere caldo sù per le gambe, nelle tette. Scosse la testa come indemoniata e urlò con voce roca tutto l'armamentario delle sue frasi porche. Quando le finì ricominciò da capo godendosele sul palato finché non venne con un urlo beduino. Piero le mise una mano sulla bocca pensando alla figura di merda che stavano facendo ma poi la lasciò stare. Che urlasse pure, eccheccazzo, erano lì apposta. E non pagavano nemmeno poco quindi zitti e mosca. Alla fine lei sollevò la schiena sbuffando e si sfilò il maglione. Lo lanciò lontano. - Cristo che caldo! Pure tu con queste idee di farlo vestiti... si muore. - Zitta Mirè, zitta, non farmici pensare proprio adesso. La spinse di nuovo giù con una mano fra le scapole e riprese a fotterla. Le tette le oscillavano pesanti ad ogni colpo, Piero le vedeva nello specchio. Ora o mai più, pensò. Era la prima volta che doveva addirittura concentrarsi per venire, pensò con un sussulto d'orgoglio, ma oltre alla camera d'aria sul cazzo c'era anche questo caldo infernale a remare contro; il caldo è nemico dell'uomo che scopa, è risaputo. - Urrgg... che belle... mammelle... - bofonchiò abbrancandone una. Il suono di quella parola gli faceva venire in mente le vacche, le tette disumane che cercava in rete e da cui era orripilato e affascinato; mam-mel-le. La ripeté un paio di volte strizzando quella morbida di Mirella e finalmente venne gorgogliando.
Si buttò sul letto cercando di riprendere fiato - Cazzo che caldo. Cazzo. che. caldo. - Te l'avevo detto. - Meravigliosi 'sti cosi, però. No? Mirella si spogliò e gli si sdraiò a fianco. - Miracolosi, direi. Alzò una gamba guardandosi le dita dei piedi, ruotando la caviglia. - Beh allora? "Uno: sfogarmi. Due: parlare"- gli disse dopo un po' facendogli il verso - Non volevi parlarmi di Sveva che se la fa con il tuo socio? - Ma sei stronza, eh? - Alle cinque devo andare via, accompagno tua moglie a fare dei giri... deve comprare dei preservativi in farmacia. - ... - Eddai, scherzo, non lo so cosa deve comprare in farmacia. Lui si girò a guardarla. - Cazzo, Mirè.
Data creazione: 20/11/2008 @ 10:45
Ultima modifica: 29/10/2009 @ 19:45
Categoria: 2008|Racconti
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