| 13.11.2008
Michele entrò in casa e annusò l’aria, come ogni giorno. Non sentì nessun odore provenire dalla cucina. “Che buon profumino” disse, “che mi hai preparato, amore?” La voce della moglie gli arrivò mista alle esclamazioni del presentatore di un gioco a premi: “Niente. Come al solito no?” Posò la borsa sotto lo specchio dell’ingresso, sfilò le scarpe sospirando e si affacciò alla porta del salotto. “Ciao”, la salutò. “Sono appena rientrata anch’io”. Anna aveva ancora gli occhi belli, pensò Michele, di un azzurro acquamarina con ciglia corte e nere che la facevano assomigliare al disegno di un bambino. Questo era quello che aveva pensato quando l’aveva conosciuta. “Sì, tranquilla. Preparo io qualcosa”, le disse. Anna si alzò buttando il telecomando sulla poltrona. “Ma no, vatti a cambiare. Scongelo una lasagna”. In cucina prese una confezione ricoperta di brina. Ruppe il coperchio e la infilò diretta nel microonde. “Sapevi che l’aria di uno starnuto arriva a centosessanta chilometri all’ora?” Michele entrò e la abbracciò da dietro mettendo il naso fra i suoi capelli. “L’avevo sentito dire, sì”. Inspirò. “Sai di buono”, disse. Anna si scostò. “Devo farmi una doccia”. “Tua sorella è stata qui, vero?” fece Michele alzando il naso. Anna aprì lo sportello del microonde e con una paletta ribaltò la massa semicongelata. “Sì, a pranzo”, mentì. Ruotò il timer e si voltò a guardarlo mentre apparecchiava. “C’è ancora una traccia del suo profumo nell’aria” stava dicendo con un sorrisetto soddisfatto, “tu non lo senti, ovviamente”. “No”, ammise Anna. In effetti sentiva solo il profumo del suo amante, ma non era preoccupata: i primi tempi sì, aveva temuto che le sentisse addosso l’odore del tradimento. Quando rincasava in piena notte dopo il “film con le amiche”, persino lei lo riconosceva intorno a sé, ma Michele non aveva mai percepito il fumo stantio dell’albergo, lo sperma, il sudore, la merda: l’odore del sesso; magari invece si complimentava con lei per la scelta del bagnoschiuma. Sentiva gli odori che voleva sentire, in fondo, così come vedeva quello che voleva vedere; questo pensava Anna. Mentre mangiavano scambiarono qualche parola di convenienza, si fecero le stesse domande di ogni sera ma ascoltarono le risposte con interesse. Lavarono i piatti, li asciugarono. Michele si versò un goccio di qualcosa e chiese ad Anna se ne voleva un po’ pur sapendo già la risposta. “Siediti qui con me”, disse con un colpetto sul cuscino del divano, “hai l’aria stanca”. Anna gli crollò accanto con un sospiro. “Ho camminato un bel po’ oggi, in centro non si poteva andare con la nostra macchina”. “E gli autobus?”, chiese lui spostandole i capelli dietro all’orecchio. “Incastrati nel traffico”. Michele si inginocchiò sul tappeto e le separò delicatamente le gambe. “Aspetta, fammi dare una sciacquata” disse Anna tirandosi su, “sono stata in giro tutto il giorno...” “Non serve” mormorò Michele. Sollevò la gonna, le sfilò le mutande e appoggiò la guancia sulla coscia morbida. Inspirò a lungo e riconobbe l’odore pungente dell’uomo: nel tradimento lei era fedele, perlomeno. Il cazzo gli venne duro. Anna era ancora un po’ rigida, ma lui sapeva come farla sciogliere dopo dieci anni di matrimonio. Posò le labbra sul clitoride in un bacio di avvicinamento, attese un suo sospiro poi prese a leccarlo e a succhiarlo finché non la sentì rilassarsi davvero e muovere piano il culo. L’odore di cazzo diventava sempre più forte, saliva dalla pelle di Anna, si mischiava con quello di lei. Infilò un dito nella fica di sua moglie ed esultò. Ne aggiunse un secondo e la scopò lentamente. Poi li annusò a lungo, inebriandosi dell’odore dello sperma che l’uomo aveva riversato dentro di lei quel pomeriggio. Liberò il cazzo dolorante dai pantaloni e prese a menarselo lentamente con l’altra mano. Anna gemette perplessa per l’abbandono. Michele tornò a leccarla. Passò la lingua su e giù lungo lo spacco rosso della fica pensando a quel cazzo turgido, sanguigno, al suo odore forte di uomo. Si immaginava inginocchiato a guardarlo dal basso: lui teneva l’attrezzo in mano, una verga enorme, pericolosa, e gli sbatteva in faccia le palle costringendolo a leccargliele, soffocandolo in mezzo ai peli morbidi che sapevano di selvatico. Anna sembrava sul punto di venire, si stava irrigidendo tutta e gli tratteneva la testa con una mano. Anche lui non sarebbe durato molto. Pensò allo sperma: lo vedeva colare lungo l’asta in grosse gocce bianche, dense, immaginò di leccarle una per una aspettandole alla base però, immerso nell’afrore potente che emanavano gli angoli più nascosti dell’inguine di quello sconosciuto. Pensò all’odore acre che emanavano le sue ascelle, a quello dolciastro del suo culo. Ogni cosa di lui doveva essere così: prepotente come quel sentore che non se ne andava, che rimaneva ogni volta sulla pelle di Anna. Lei si irrigidì nell’orgasmo e gli strinse i capelli fra le dita. Michele immaginò la mano di lui schiacciarlo in basso dove l’odore era più forte, vide sé stesso tirare fuori la lingua e infilarla nel suo buco grinzoso. Venne con gli occhi serrati, leccandola furiosamente finché non lo spinse via pregandolo di smettere. Rimase un po’ lì con la mano che stringeva la pelle del cazzo come un palloncino mezzo pieno di sperma. Le diede un bacio e si alzò. Sentiva le ginocchia indolenzite. In bagno si mise davanti al lavandino e lasciò colare lo sperma sporcandosi la mano, guardando le gocce cadere sulla ceramica rosa anni settanta, poi pisciò. “Bello, grazie” disse Anna entrando dietro di lui. Gli passò la mano fra i capelli. “Doccia?” chiese. Strizzò una dose abbondante di dentifricio sullo spazzolino e con un lancio buttò il tubetto semivuoto nel cestino. Michele odiava quel modo di sprecare le cose. “No” disse sciacquandosi il cazzo sotto l’acqua fredda, “domani mattina direi, ora sono troppo stanco”. “Bisogna sturare questo coso” fece Anna, “guarda che schifo”. Delle nuvolette di sperma giravano inseguendosi in un gorgo lento. “Ah! Domani vado al cinema con le ragazze”, aggiunse. “Va bene”. Le baciò una spalla. “Ti spiace?” fece lei sedendosi sul water. “Per niente”, sorrise Michele. Uscì e accostò la porta mentre Anna liberava la vescica.
Data creazione: 13/11/2008 @ 16:19
Ultima modifica: 29/10/2009 @ 19:44
Categoria: 2008|Racconti
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