| 27.02.2008
Stanotte ho fatto un sogno e me lo sono ricordato solo adesso. Provo a descrivertelo perche' e' un bel sogno, non la solita immagine vaga. E poi e' horror. :) Dunque. C'e' una ragazza minuta, vestita come una donnina di altri tempi, con un vestito lungo e stretto con il collo alto, di un blu intenso ma non scuro. Primi novecento direi. I capelli neri sono raccolti in una crocchia. Il volto e' sottile, le gote spruzzate di efelidi. Io cammino in una casa che non conosco, vedo una portafinestra aperta e fuori una balconata abbastanza ampia: la ringhiera e' fatta con paletti di ferro come una cancellata e la ragazza e' semplicemente infilzata su questa balaustra come un pesce allo spiedo. Le gambe penzolano in fuori, la testa e' dritta, gli occhi aperti. Non e' trafitta come una che cade semplicemente dall'alto no, lei e' infilata sul palo in verticale: il ferro le entra da sotto lo sterno ed esce dalla base del collo. Come un ago infilato in un tessuto. Mia nonna li teneva sempre cosi' sul risvolto della vestaglia, e io temevo che si pungesse da un momento all'altro. Cmq mi precipito la', la prendo per le spalle e la "sfilo" con facilita' da questo ferro, quasi fosse una bambola di pezza senza peso. La stendo per terra, le tengo la mano. Non c'e' sangue. Mai, in nessuna scena. E' come se la ragazza fosse gia' morta, ma non lo e'. Le sto vicina, so che sta per spegnersi ma non voglio crederci. A questo punto realizzo che le basta pochissimo per trasformare il sogno in un film dell'orrore: potrebbe mettersi a ridere come una sciroccata, o tirare fuori un sorrisetto agghiacciante e fottermi di paura; ho il terrore che lo faccia ma non mi allontano. Credo di aver pilotato il sogno, in un certo senso, non so se ti capita: ti svegli appena, non del tutto, e decidi che qualcosa deve andare come dici tu. Io ho deciso che non doveva farmi paura, che non doveva finire; volevo sapere come andava avanti, cosa sarebbe successo. La ragazza mi sorride dolcemente, quindi, e io la stringo fra le braccia: e' leggera e minuta, sottile. Nell'orecchio sento il suo respiro affannoso ma esile, regolare come il suono della risacca. Lo ascolto, e' ritmico. Va e viene, va e viene. All'improvviso cala un silenzio totale. Niente piu' respiro, niente piu' onde. Lei e' inarcata all'indietro con la bocca aperta come se avesse cercato di inspirare un'ultima volta, e li', in quell'istante, tutto fosse finito. Bloccata in quel modo, come un tergicristallo a meta' corsa quando spegni il motore. Senza rispetto. (Terrificante, il silenzio della morte. Cala di colpo, inaspettato fra un respiro e l'altro, fuori tempo. E' la lama di una ghigliottina che scende impietosa e separa, con un colpo secco, il rumore della vita dal silenzio del dopo.) Nonostante sappia che non ci sono speranze comincio a farle un massaggio cardiaco. Non so nemmeno chi sia ma non voglio che muoia. Le faccio la respirazione bocca a bocca ma non ci riesco, non ho fiato. Perche' cavolo i sogni devono sempre essere cosi', fra parentesi? C'era un motivo molto semplice, fisiologico, ma il risultato e' che c'e' sempre qualcosa che non si riesce a fare, che sia correre o picchiare qualcuno. Non so come sia finito, il mio sogno horror, perche' a quel punto mi sono svegliata. Peccato, perche' avrei voluto vedere come andava a finire. Ah: <Il risveglio invece e' un dolore inconsolabile, perche' capisci di non poter volare*>>
Ho trovato questa idea in un fumetto, bella no? Per me non e' cosi' perche' svegliarmi al tuo fianco e' sempre mille e mille volte piu' bello del sogno, ma comunque e' una bella frase. Ti bacio. A stasera... M.
Mara salva la mail e invia, poi si appoggia allo schienale e fa un respiro profondo. Prima ha cercato su Google un'immagine della ragazza. Ha come la certezza che esista, che sia vera o che sia un dipinto, una foto. Ha passato un'ora a provare con "vestito blu", "ritratto di donna", "donna in blu", "ritratto primi novecento", "abito blu colletto alto"... Ha trovato un sacco di belle donne ma non la sua. Clara. Secondo lei si chiama Clara. Apre le pagine dei blog che legge la mattina, li sfoglia distrattamente infilando una mano sotto la maglietta. Nulla di particolarmente interessante. Stringe il capezzolo. Si allunga sulla sedia, sotto il tavolo, e con dita fredde va a cercare la pelle morbida e liscia fra le gambe. Shaved. Sfiora la fica chiusa, calda e gonfietta: cosi' setosa e' bellissima. Si complimenta con se stessa. Molla tutto e sale in camera, la mano sempre li', fra le cosce. In cima alla scala ha una tale voglia di lui e del suo cazzo che le verrebbe da urlare. Si accascia lungo la parete. Stringe i capezzoli, entrambi stavolta, e tira. Tira forte deformando i seni, immaginando le sue mani avide e cattive, rapaci, ruvide, innamorate.
Mara inciampa sull'ultimo gradino. Si ritrova carponi, dolcemente, ma continua ad avanzare verso la camera gattonando, le dita contratte nella morsa delle cosce. Ogni passo e' un dolore compresso, un piacere promesso e negato. Arriva fino al letto, vi sale usando solo le braccia. Uno sforzo inutile, ricercato: le spalle contratte, il grembo ignorato. Punito. Sale sul letto e si spoglia; e' giorno ma non li' dentro: le persiane chiuse tengono fuori anche la piu' piccola lama di luce. A tentoni cerca sul comodino le strisce di silicone della farfallina, acquisto recente, e il dildo che hanno usato la sera prima. Succhia il pezzo di lattice, si gira un po' sul fianco e lo infila lentamente nel culo. Non e' molto grande ma nei suoi progetti, partoriti poco prima davanti alla tazza di te', dovra' restare dentro un bel po' di tempo ed e' bene che non sia enorme. Rabbrividisce, si gira bocconi e si fotte, con calma. Apre il piu' possibile le gambe fino a sentire male all'inguine. C'e' il corpo di lui dietro, incastrato fra le cosce tese. E' lui che la sta fottendo. Le manca gia' moltissimo nonostante siano sono solo poche ore che se n'e' andato. Il suo corpo, la forza, le mani che le scoperebbero la pelle mentre la carne cede, si apre e si sottomette. Sorride contro il cuscino, Mara, perche' l'intensita' del desiderio che ha di lui la stupisce sempre. E pensare che qualcuno l'ha perfino definita frigida, una volta. Alla tua salute sig. qualcuno, pensa spingendosi dentro il dildo, la schiena che si inarca di scatto, suo malgrado. Quanto ama l'eccitazione selvaggia che le mette addosso, la frenesia che la fa sbavare e guaire e fare cose assurde, come quella che ha in mente adesso. Afferra le stringhe di gomma e le infila come un paio di slip, posizionando con cura la farfallina azzurra sul clitoride. Stringe i lacci per bene, allunga una mano e cerca il telecomandino.
On. Bzzzzzz.... La capsula vibra e sotto di essa Mara si costringe a restare ferma, immobile. Stringe i denti mentre il ventre si contrae a ondate. Off.
Manca l'ultimo pezzo. Le culottes elasticizzate, un indumento totalmente privo di sex appeal ma utilissimo, nel caso specifico. Due taglie piu' piccole, tanto che fa fatica a tirarle su per le gambe e ancora di piu' quando incontra l'ostacolo del culo rotondo. Il tessuto strettissimo la fascia e sigilla ogni cosa, il dildo e' come trattenuto dentro da una mano delicata. Pochissimo, ma sempre: una pressione che non smette mai. Nulla puo' spostarsi ora, se non su suo ordine.
On. La vibrazione e' inesorabile, non ha la pieta' di un dito che a volte sbaglia, scivola dando un minimo di tregua. Questo affare e' esattamente dove dovrebbe stare, premuto dalle culottes: non ha cedimenti, non ha cautela. Difficile non venire. Off.
Resta ferma cercando di calmarsi. Aspetta che le passi la fregola ma la consapevolezza di essere bardata come una troia in calore non aiuta, decisamente. Mara si alza, sconfitta e divertita. Si muove con cautela per l'ingombro nel culo e si infila la tuta. Finalmente qualcosa di morbido, caldo e informe.
On. Off.
On. Off.
On. Off.
Le prime ore passano velocemente nella piacevole scoperta di nuovi modi per godere con un dildo incastrato dietro: sedersi alla scrivania ad esempio puo' essere piacevole. Anche piegarsi per caricare la lavastoviglie e' un'esperienza decisamente inedita. Quando le va, senza schemi precisi, Mara fa partire la farfallina e il lieve ronzio accompagna i suoi respiri come una monotona colonna sonora. L'idea stessa di un oggetto estraneo e meccanico che le da' piacere la manda fuori di testa. Lo accende sempre piu' spesso perche' sempre piu' spesso ha voglia di godere. Cerca di arrivare al limite senza superarlo, poi spegne, con gambe ogni volta un po' piu' tremanti e le culottes sempre piu' fradice. A volte e' seduta, a volte in piedi coi capelli intinti nel bicchiere di spremuta dimenticato sul ripiano.
Nel pomeriggio tutto diventa piu' difficile. Ha ormai smesso di agitarsi giocando a fare la pornocasalinga. Il corpo e la mente spossati, non le resta che trascinarsi da un punto all'altro della casa; a volte in ginocchio, lentamente, muovendo le anche per sentire meglio il dildo, a volte a piccoli passi da cieca. Quando preme il pulsante gommoso del telecomando l'orgasmo arriva immediato, a passo di carica, saltando tutte le fasi intermedie. Ogni volta deve mordersi le labbra con piu' forza per costringersi a premere Off. Lo stato di eccitazione costante in cui si e' costretta da ore le fa quasi venire il magone. Da un lato la frustrazione che incalza, dall'altro lo stato mentale perverso, la negazione autoimposta la eccitano e la fanno godere ancora piu' del vibratore. Le sembra che ogni millimetro del suo corpo stia urlando, letteralmente urlando al mondo il suo essere femmina. Si sente bellissima e provocante, tuta informe compresa, agli unici occhi per i quali vuole esserlo, e quindi anche a se stessa.
Alle sette Mara ha un ginocchio sul tappeto e uno sul divano. Si scopa il cuscino come i cani in fregola si scopano i pantaloni degli amici. Le labbra sono umide di saliva. Vuole e teme, le trema la mano ma non resiste…
On. L'urlo disegna la bocca aperta, rotola fuori senza ritegno e muore soffocato dal broccato rosso portandosi dietro le corde vocali. Stavolta non sa se riuscira' a fermarsi. Spinge il dildo dentro, con forza, due dita che premono sul cotone della tuta. Dio dio dio, deve, deve, deve. Off.
Si lascia cadere per terra, stringe le gambe e per la prima volta in vita sua teme di venire cosi'. Manca poco. Forse dieci minuti, un quarto d'ora, poi lui entrera' da quella porta. Da quella stracazzo di porta, pensa Mara per l'esattezza. Una tristezza infinita la assale all'improvviso. Si vede in un letto d'ospedale, in fin di vita. Qualcosa e' andato storto: un'infezione, una reazione imprevista all'anestesia, o semplicemente e' l'atto finale di una lunga e dolorosa malattia. E' pelle e ossa, senza forze; ha allontanato tutti i parenti e gli amici perche' sente che e' finita e non vuole che la vedano cosi'. Ha detto di non voler ricevere nessuno, ma qualcuno si fa strada a forza fra medici e infermieri. Due grosse lacrime le appannano la vista mentre immagina di vederlo entrare nella stanza azzurra e asettica, guardarla con occhi che grondano dolore. Lo vede avvicinarsi e sedersi sul letto, vede le loro mani che si sfiorano e immagina che nessuno dei due riuscirebbe a parlare. O forse si', lui riuscirebbe a dire qualcosa di ironico, a farla sorridere nel pianto. Mara pensa quanto sarebbe triste non vederlo piu', ma singhiozzi silenziosi la scuotono pensando a quello che proverebbe lui. Qualcosa gli si spezzerebbe dentro, se lei morisse, e per il resto dei suoi giorni non sarebbe piu' vivo di quanto potrebbe esserlo lei, ridotta in cenere. Questo Mara lo sa con certezza, lo sente, e in qualche modo il pensiero la scalda. Quanto ha desiderato essere amata cosi'. Alla fine la realta' torna a prendere lentamente il sopravvento e i singhiozzi si placano lasciandola piu' spossata di prima e con un sordo mal di testa.
Con un occhio schiacciato sulla trama del tappeto intravede qualcosa sotto al tavolino. Allunga una mano: una molletta per capelli. Con una risatina stanca infila le mani sotto la felpa e allarga il ferro con le dita. Lo posiziona intono al capezzolo e rilascia. Sussulta per la fitta e sbatte dolorosamente la testa contro il ripiano del tavolino. Merda! Ok, calma. Sposta la molletta e la riposiziona con delicatezza prendendo anche un po' di carne dell'areola. Ora si'. Ora il dolore e' lieve ma costante anzi, aumenta lentamente; comprime le natiche per sentire bene il dildo e poi On. Mara sta per impazzire. Off.
La chiave entra nella serratura. Lui irrompe in casa sbattendo la porta: ha corso. Sa benissimo cosa trovera' perche' lei lo ha tenuto aggiornato, minuto per minuto quasi, da stamattina. Gli ultimi messaggi solo delle A maiuscole ripetute. Chiari sintomi di un cervello fottuto, disciolto, e lui li', impotente, costretto a fingere di ascoltare il "Riepilogo di bilancio 2007 e nuove azioni finanziarie in atto".
Mara non ha nemmeno le forze di andare ad accoglierlo come aveva immaginato: carponi e con lo sguardo lascivo. Macche'. Resta li' accovacciata sul tappeto. Lui le si china accanto e quasi la raccoglie da terra. Si spaventa nel vederla ridotta cosi' ma Mara lo agguanta per la camicia e lo guarda con occhi stralunati e un sorriso da folle. "Sco-pa-mi" scandisce "a-des-so". L'ultima sillaba si perde nella bocca di lui, nei suoi denti che la divorano. E' un attimo e ce l'ha fuori, i pantaloni arrotolati alle caviglie; glielo mette in gola, a fondo; poche pompate, poi la gira contro il divano, agguanta tuta e culottes in un colpo solo. "Che cazzo" impreca. La durezza elastica del cinturone di castita' improvvisato lo rallenta solo un attimo, ma non lo ferma di certo. "Oh, cazzo", esala scoprendo il dildo e l'imbracatura di silicone: saperlo non lo aveva preparato abbastanza. Incapace di dire altro la infilza e la fotte. Mara preme per l'ultima volta
On. Si irrigidisce tutta, le dita dei piedi che lasciano strisce scure nel tappeto, pettinandolo. Viene poco prima di lui, urlando come una Banshee, ficcandogli le unghie nelle mani che le stringono i fianchi. Lui si aggrappa ai seni, grugnisce, invoca il suo nome e la solleva quasi mentre le viene dentro. Poi si accascia su di lei, aderisce con la pelle calda e sudata alla schiena morbida che fa capolino dalla tuta sollevata. Off.
"Non ti ho nemmeno chiesto se potevo scoparti cosi', donna" "Certo che potevi, qual e' il problema?" "Ti ricordo che domani ti operi" "Alle ovaie, che c'entra la fica" "Non e' che siano cosi' lontane, no?" "No... comunque anche se fosse non me ne frega niente" "Lo avevo intuito" "Potrebbe essere la nostra Ultima Notte e non dovrei farmi scopare? Ma siamo matti?" "..." "Hei" "Mmh" "Stavo scherzando" "Ma non mi dire, cara. Pero' lo stesso..." "Andra' tutto bene" "Sono io che dovrei dirlo a te, scema" "E dimmelo allora" "E' che e' una cosa stupida da dire. Non possiamo saperlo" "Ah! Grazie tante! Se domani rimango sotto i ferri vengo a tirarti i piedi di notte, giuro" "Mi piacerebbe anche quello, pensa tu. No, serio... non abbiamo bisogno di inutili rassicurazioni" "Ok, c'e' l'eventualita' che non vada bene, ma e' remotissima, una su un mil..." "… ma quando ti aprono potrebbero scoprire che e' maligno" "Ta-daa! Della serie: i mille modi per rassicurare la tua donna che domani si opera!" "Potrebbero, non e' vero?" "Si', potrebbero. BassiSSime probabilita', anche li'. I valori degli esami e..." "… dopo ti scopero' ancora, e poi ancora e ancora. Per sicurezza. Stanotte non dormirai, sappilo" "Ci conto. Tanto puo' darsi che da domani dorma per l'eternita'... Ahi!!" "Si', lo farei anche io" "Dormire per l'eternita'?" "Scherzarci su. E' giusto" "Ho fame. Visto che potrebbe essere il mio Ultimo Pasto che ne dici se....aah, No! Ahahah! Smettila! Smettila subito!! AHAHAH Pieta'! Pieta'!" "Solo perche' sei in fin di vita. Preparo qualcosa, tu riposati" "Neanche morta. Ops! Non volevo giuro!" "Ossanta pace... Ma tu mi vuoi bene vero?" "Immensamente, soprattutto quando fai l'uomo di casa e cucini. Io ne approfitto per fare una cosa che mi e' venuta in mente, al computer" "Cosa?" "Hai letto di quel sogno, no?" "Si, bellissimo" "Oggi ho cercato in rete quella ragazza ma non l'ho trovata" "Non dirmi che nostro signore Google ti ha delusa!" "Mhhh. 'Spetta, voglio provare con..." "Certe immagini sono bellissime, come quella dell'ago nel tessuto. Non male, davvero" "..." "Non ho mai fatto un sogno cosi'. Rosico. Proprio un horror in piena regola" "..." "Oi, ciccia..." "Mmh" "L'hai trovata?" "Si'" "Ma dai. Fa' vedere?" "Guardala. E' lei. La riconosci no? Proprio come te l'avevo descritta: il vestito blu, il colletto alto, la crocchia... e' lei! La mia era solo un po' piu' magra. E piu' morta." "Beh, si', in effetti le assomiglia. Wow, il mistero si fa sempre piu' fitto. Quale nuova, elettrizzante sorpresa attende i nostri eroi?" "Il nome del quadro, ad esempio" "Ah. Cazzo." ". Fa proprio al caso mio." "Cortesemente… va' a cagare! Piuttosto, e' quasi pronto. "Arrivo, salvo l'immagine. Questo bastardo di Munch..." "Cosa hai cercato poi, per trovarla?" "Dipinto & morte. Era li' in prima pagina. Avrei dovuto pensarci" "Lo conoscevi gia', il dipinto?" "Si', devo averlo visto in qualche libro ma non me lo ricordavo" "Ah, ecco, allora tutto si spiega" "Ovvio. Una bella coincidenza, pero'" "Gia'. Il tuo inconscio si sta cagando sotto molto piu' di te. E fa bene" "Senti, non e' che salti di gioia ma... non sono abituata a preoccuparmi per me" "Lo so. Nemmeno io lo sarei, se dovessi operarmi. Il punto e' che ti stai per operare tu, e io sono vagamente preoccupato. Vagamente." "Fai bene. Mi piace che tu lo sia" "Non. Voglio. Perderti" "Cerchero' di tornare, promesso" "Ti conviene, secondo me, come minimo per le prestazioni fuori dal comune." "Scemo... lo sai che voglio essere cremata vero? Anzi, prima svuotata di tutto quello che puo' essere minimamente utile a qualcuno e poi cremata." "Si, stronzetta, lo so. Ho gia' pronti i vasi canopi. Barattoli di nutella." "Una volta ero convinta di non volere nemmeno il funerale; sai, una cosa da atea dura e pura. Poi un giorno ne parlavo con mia madre e la sua idea e' che il funerale serve a chi resta, non a chi muore, e... mah, credo sia vero. In fondo non cambiera' niente per me, a quel punto. Se lo vogliono fare... ecco magari se trovi un prete non proprio stronzo" "Ti rendi conto che e' una contraddizione in termini?" "E' un incarico che non affiderei a nessun altro. Di grande responsabilita', capisci?" "Capisco che e' pronto, vieni?" "Vengo. Fame! Pappa! Mmmh... non posso mangiare te, invece?" "Dopo, dopo" "No, adesso. Senti che bel culo, duretto, sporgente..." "Se non mi fai ingurgitare qualcosa non mi si drizzera' nemmeno con l'argano" "Ok, mi hai convinta" "Eh, le mie abili arti oratorie... Dovevo fare l'avvocato" "Te l'ho sempre detto. Mmh, buono! Come e' andata la tua giornata? Tranquilla?" "Certo, con un tuo messaggio ogni 20 minuti come poteva essere diversamente? Avevo solo il desiderio impellente di scoparmi il ficus e di farmi il capo contronatura e poi che altro, ah, si' ho quasi sollevato il tavolo della riunione con il crick e temperato le matite di tutto il piano... Per il resto tutto tranquillo" "Che noia" "Terribile. Invece domani saro' intrattabile cazzo, finche' non ti svegli. Faranno meglio a starmi tutti lontani, o sara' la volta buona che me li sbrano, quel fallito testadicazzo e quella leccaculo da competizione" "Oggi avevo una strana frenesia addosso" "Ma dai" "Forse il fatto che qualcosa potrebbe andare storto e si', insomma, forse e' quello" "Si', forse si'. Ed e' lo stesso motivo per cui stanotte non dormirai" "A proposito. Ti sei nutrito abbastanza?" "Si'" "Bene. Com'era? Chi vuol esser lieto sia, di doman non c'e' certezza" "Ma porc...! Vieni qui, inginocchiati e succhia" "Oh! Me misera me tapina. Che tristo destino e' il mio!" "Succhia..." "Hei, ma non si puo' nemmeno fare un po' di conversaah..." "Quando vuoi respirare batti per terra, come sul tatami, ok?" "Ha-ha-hu-o" "Uh, si', mi piace questo movimento di gola. Ridillo?" "Ma dai! Se mi fai anche ridere mi strozzo davvero" "Andiamo di la', voglio stare comodo" "Potremmo vederci un film" "Perche' no. Morte a Venezia?" "Ahahah! Che stronzo" "Siamo una bella coppia no?" "Proprio bella, si'" "Gia'" "..."
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* Lorenzo Bartoli, "John Doe"
Data creazione: 09/04/2008 @ 10:01
Ultima modifica: 29/10/2009 @ 19:42
Categoria: 2008|Racconti
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