| 20.07.07
La casa e' come deserta, sono ore che nessuno ne attraversa gli spazi. Ore che ansiti e gemiti e invocazioni provengono tutti da un'unica stanza, l'ultima in fondo chiusa da una porta che non riesce ad isolare tutto, sebbene ci provi.
Dentro c'e' il letto che li ha accolti nudi e ha soddisfatto il bisogno esasperato dall'assenza, la voglia di sentire la pelle sulla pelle e le promesse rinsaldate sotto un lenzuolo. Su quel letto la passione si e' accesa in un istante e ha arso per ore senza stancarsi mai. In compenso ha sfiancato le vecchie molle, costringendole a sopportare infinite altalene, tenerezze improvvise, sudore e sperma versati ovunque.
Fuori dalla stanza il silenzio e' denso, interrotto solo dal respiro lungo del frigorifero e dal ticchettio di due orologi che si alternano. Sembra quasi che la porta divida due universi distinti; nella casa fa piu' caldo e anche la luce e' diversa: non ci sono scuri a filtrare il sole del pomeriggio, ma tende chiare che inondano tutto di un'atmosfera d'attesa. Potrebbe essere una fotografia se non fosse per la danza pigra della polvere imprigionata nei fasci di luce. Un depositarsi lento, fiocchi di neve nell'atmosfera instabile che precede l'azione.
Perfino i mobili, odorosi di legno vecchio e canfora, sembrano sonnecchiare come pensionati al parco che si godono il primo sole; quando all'improvviso la porta si spalanca frustando l'aria e violentando i cardini, sobbalzano indignati.
"Uaaaaaaaahh!"
Luna si catapulta fuori in un turbinio di braccia e gambe, gira ad angolo retto evitando di un soffio lo stipite e si precipita gridando per il corridoio. Si blocca qualche metro dopo e si ripara dietro una colonna; getta un'occhiata indietro col cuore che le batte come una preda braccata. Lui non l'ha seguita o meglio, ha iniziato girando intorno al letto poi s'e' fermato. Luna lo vede di spalle armeggiare con qualcosa che non sembra essere il suo pisello - calcolando l'angolazione dell'avambraccio e la lunghezza del suddetto - cosa cazzo fa? "Oh merda", pensa e rincula di scatto quando lo vede voltarsi armato del cazzo di lattice, 'quello grande'. Ha lo sguardo di un invasato alla prima crociata e brandisce quell'affare come una sciabola insanguinata che gronda lubrificante. "Oh noo no nonoooo..." geme Luna a mezza voce mentre parte al galoppo; come vorrebbe che questa casa fosse tanto grande da poter scappare per stanze e stanze, salire scale, trovarsi davanti a un bivio e dover scegliere, nascondersi. Invece le tocca correre quasi in tondo, inclinata come in un velodromo: aggira il bancone della cucina e slitta verso i divani con un urlo.
L'atmosfera sonnacchiosa del vecchio salotto imbevuto di luce e' decisamente compromessa. Sembra che un fiume di energia e vitalita' abbia rotto gli argini tracimando dalla camera in cui era stato confinato. Ormai tutto e' perduto: i divani polverosi trattengono spore e respiro, il tappeto e' rassegnato al suo destino.
Luna ha ben poche speranze di sfuggirgli - lo sapeva fin dall'inizio ovviamente - ma cio' non priva il gioco della sua attrattiva. Viene placcata mentre ripassa incautamente nelle sue vicinanze, lo sente esultare. Nel cambio di velocita' pero' i piedi si aggrovigliano in un tetris diabolico e per poco non si sfracellano tutti e due sul decoro in travertino del caminetto. Recuperano miracolosamente con un colpo di reni e Luna - glaciale - approfitta dell'attimo di panico per attuare un disimpegno. La disparita' di forze pero' vanifica il tentativo: al primo indizio di distacco Lui le cintura i fianchi con mani calde e dure, borbotta qualcosa, ruota con grazia e la spiattella senza sforzo sul divano.
PUFFF. Silenzioso, si solleva un fungo nucleare di polvere sospesa.
La raggiunge grugnendo fra i cuscini; in condizioni normali Luna si sarebbe girata guardandolo con sfida e malizia, lo avrebbe insultato con un sorriso e si sarebbe dibattuta quel tanto che bastava a farsi stringere di piu', a farlo irrigidire contro di lei (leggi: farglielo venire duro). Non oggi pero'.
Oggi Luna sente di voler lottare davvero. Resistergli, sfidare il limite, negarsi. E' un desiderio primitivo, prepotente, lo avverte senza riuscire a stabilire l'istante esatto in cui e' nato, ma in fondo che importa? Scatta di nuovo cercando di sorprenderlo e fuggire ma Lui non si lascia sorprendere: l'acciuffa al volo e l'abbatte. "OUFF" E tre.
La botta con cui riatterra sulle sue ginocchia le fa uscire il fiato di colpo; da qualche parte del cervello qualcuno si chiede se non si siano incrinate un paio di costole. Qualcun altro se ne fotte. "Lasciami!" Ringhia. E lo sente davvero: lo urla con il fervore di una Sabina durante il ratto.
Non che voglia negargliela, figuriamoci, non fa altro da giorni; diciamo che non vuole dargliela vinta, che e' diverso ma e' pur sempre un diniego e Luna sta scoprendo di poter usare questa emozione per calarsi in un mondo nuovo, una realta' nella quale lei non vuole essere presa. Proprio per niente. "No!" E' roco, per quanto e' disperato, lo sente dentro e l'emozione e' un bisogno che le scardina il cervello. Lui e' subito entrato in sintonia. Immediato, istintivo. Usa la ribellione ritorcendogliela contro, calandosi nella sua testa ed uscendo dalla propria, trasformandosi. Niente potrebbe fermarlo, in questo momento. Lei e' la sua vittima, un oggetto di carne da usare e fottere. "Stronzo!" "Puttana!" Nessuno dei due ride.
E' magia, quella che altri confondono con finzione: essere qualsiasi cosa senza perdere se' stessi.
"Vaffanculo - sputa fuori Luna calciando con tutte le sue forze - basta. Stammi lontano". Si dibatte come una gatta furiosa ma lui l'ha inchiodata usando tutto il corpo fuorche' una mano: posizione scomoda eppure efficace. Dannatamente efficace.
E Luna si domanda come sia potuta arrivare a quel punto. Una ragazza par suo, rispettabile e seria... come cazzo e' potuta finire nella disdicevole posizione delle bambine cattive che stanno per essere sculacciate? Lo sterno compresso da un gomito contro le sue cosce, le mani poggiate a terra e una gamba di sbieco sul tappeto bloccata in qualche modo da un suo piede. Un po' troppo esposta, come posizione. Luna sente l'umido addensarsi ai lati degli occhi per la rabbia e l'umiliazione si essere battuta; stringe i denti per raccogliere le forze e non dargli comunque nessuna soddisfazione ma purtroppo per lei non sono sculacciate quelle che la aspettano: e' un dildo ben lubrificato ficcato senza nessuna cerimonia nel culo.
"..." L'urlo che le parte dal cervello stavolta le si blocca in gola. Spalanca la bocca per la sorpresa e il piacere perverso dell'imposizione, ma una parte di lei vuole combattere ancora percio' scatta e si dibatte. L'aggeggio si sfila al primo colpo di reni e lei riesce a scivolargli giu' dalle ginocchia e a gattonare per qualche metro. Non va lontano. "Dove credi di andare?" In effetti e' stata una pessima mossa: Lui le si avventa addosso con un ruggito e le si siede sopra, proprio sui reni, rivolto verso il culo.
E adesso Luna non puo' davvero fare molto tranne: 1) prenderlo per il culo perche' ce l'ha piccolo (funziona sempre), 2) benedire il giorno in cui l'ha conosciuto e 3) agguantare un cuscino dal divano e cercare di colpirlo agitandolo scompostamente all'indietro.
Fatica sprecata. Impermeabile agli insulti si sposta appena bloccandole le braccia sotto le caviglie, il suo peso fa il resto. "L'hai voluto tu." Il dildo cala di nuovo dentro, rotea, si apre la strada con impazienza, famelico. "Vaffanculo, stronzo!" Sibila contraendo ogni muscolo che riesce a controllare; Lui le molla due schiaffi sulle chiappe e continua a ficcarglielo dentro con la gentilezza di chi schiaccia pinoli in un mortaio. "Ti fai solo piu' male cosi', cretinetta". "Basta, basta!" Urla cercando di levarselo di dosso e coltivando l'intima speranza di farlo almeno faticare per tenerla giu', faccia a terra; ma il piacere non e' cosi' facile da nascondere e un gemito di pura lussuria le sfugge dalle labbra. "Si, certo, come no." la sfotte. Non contento allunga una mano all'indietro e agguanta la massa di capelli. Tira e le fa inarcare collo e schiena. "Stron...zo" Ringhia Luna respirando a fatica. "E non sai ancora quanto". Ribatte Lui stringendo la presa sulla chioma.
Poi per un attimo il peso sulla schiena sparisce; il tempo di trarre un unico respiro a pieni polmoni e la sua mano gia' le preme fra le scapole tenendola giu'. Luna non ha piu' forze, cerca di riprendere fiato ma Lui e' di nuovo a cavalcioni; nel verso giusto stavolta: il suo cazzo preme e entra dietro (c'erano dubbi?), senza neanche chiedere permesso. Maleducato.
Luna ansima per l'ennesimo affronto e sbava sul bukara che, d'altronde, non si scompone piu' di tanto: era rassegnato fin dall'inizio. Il seno premuto contro la lana del tappeto le pizzica; cerca di sollevarsi sui gomiti e con le mani finalmente libere allunga schiaffi all'indietro contro qualsiasi cosa le capiti a tiro. Cosi', giusto per sottolineare il proprio dissenso. Qualche manata gliela assesta anche bene: ne sente il suono e percepisce la sorpresa. "Dai - un timbro divertito, ironico e odiosamente bastardo - colpisci piu' forte. Cosi' finisci di stancarti." A malincuore deve ammettere che ha ragione. E' fisicamente spossante fare la vittima, merda. Perche' lui non sembra cosi' stanco? La sta pompando con ancora piu' energia di prima, affondandole ogni volta dentro fino alla radice. E ogni volta la fa sussultare di un piccolo strappo che ha lo stesso effetto sulla sua mente di un dolore immenso, insopportabile.
Continua a insultarlo con poca foga ma con piu' veleno nella voce e rabbia, oh si', rabbia per quella differenza di massa muscolare che le impedisce di alzare il culo e scalzarlo, in scioltezza, come farebbe lui se fosse al suo posto. Merda.
E adesso cosa diavolo sta facendo? Le ha unito i polsi dietro la schiena, li tiene stretti in una mano e ora li sta sollevando, li porta in alto. Qualche giorno prima avevano visto un filmato con una scena simile e lei aveva commentato: ma come fanno? A me si spezzerebbero le braccia. Nooo... aveva risposto Lui con un luccichio negli occhi. (Ecco cosa si rischia a stare con una sadica, ingegnosa, devota, passionale e prepotente carogna.)
E ora glielo stava dimostrando: effettivamente non si spezzano. Fanno male e si allungano di un paio di centimetri ma non si spezzano. Sarebbe da applauso, se la dinamica lo permettesse; in realta' dal lago che ha fra le gambe persino lui potrebbe arguire il suo apprezzamento per la manovra.
"Aaargh, mi fai male!" urla quando le sembra che potrebbe davvero slogarle una spalla, anzi due. "Zitta puttana. Ti ho dato il permesso di frignare?" "Fanculo... vorrei vedere te" "Oh, se ci riesci, volentieri..." Esce da lei lasciandola esausta e scomoda sul tappeto. Luna si sente sbattuta come un uovo e si gode quell'attimo di tregua borbottando maledizioni. Lui la tiene ancora per i polsi torcendole le spalle. "Hai dei bei muscoli - concede dolce, percorrendoli con un dito - peccato che tu non li possa usare, al momento. Alzati" e l'ultimo imperativo e' secco, volontariamente dissonante.
Luna trasecola e vorrebbe fulminarlo con uno sguardo. "E. Come. Faccio?" Sillaba. "Non ne ho idea, striscia, rotola, inventa." "Vaffanculo, io non mi muovo da qui."
Mai dichiarazione fu piu' affrettata. Il dildo le rientra dentro senza incontrare resistenza ma il culo martoriato stavolta si ribella e sentirlo entrare e uscire le sembra davvero troppo, in questo momento: una insopportabile, atroce crudelta', da appellarsi alla convenzione di Ginevra. "Va bene, va bene, smettila!" Nessun risultato, maledetto. Luna ingoia il rospo e sputa fuori due parole che ancora non le erano uscite: "Ti prego..." Le escono accompagnate da un gemito convincente, a quanto pare, perche' lui - magnanimo - glielo estrae con un rumore di bottiglia stappata; non abbastanza convincente da farle liberare anche le braccia, pero'. "Alzati, forza".
La tira su per i polsi. Luna si raddrizza cercando di assecondare la torsione e digrigna i denti. "Credi di aiutarmi cosi'?" "Certo, non vedi che sei gia' in ginocchio?" "'Fanculo" "Vuoi che ricominci?" Come fa ad avere un tono cosi' calmo e glaciale? Lo sta quasi odiando, ma questo non e' il momento giusto per fare la sostenuta. Fanculo l'orgoglio. "No. Ti prego no, lasciami riposare un po', non ce la faccio piu', sul serio, sono morta." "Ma se non e' successo ancora niente? Cammina, cagnetta." Luna e' perplessa; ok, e' in piedi, ma ha il busto chinato a novanta e le braccia tese indietro e sollevate a formare un angolo circa uguale. Non e' proprio una passeggiata camminare. Ride dentro di se' per la battuta idiota. Nel farlo pero' tentenna e lui le sbatte l'inguine sul culo, la spintona; per non cadere e' costretta a mettere una gamba avanti e poi un'altra e riguadagnare l'equilibrio. "Vedi che sei capace? Forza, se non vuoi che ti infilzi come uno spiedino vai. Non ho mica tutta la giornata..." Bugiardo. "Ok, ok vado, vado! Ma non e' comodo. Che sia messo agli atti." "Non deve essere comodo, e' questo il bello. Ma puoi fare ricorso. Dopo. Ora cammina."
E' come una tregua, questa, si riprende fiato tornando al gioco conosciuto in cui si puo' scherzare mentre lui ti sloga una spalla e ti fa marciare piegata come una vittima della Santa Inquisizione. E' un intermezzo, una pausa per dirsi che va tutto bene, che tutto quello che succede e' desiderio di entrambi, e' voluto; anche quando non si ride per niente e le lacrime sono vere.
A scanso di equivoci comunque le fa percorrere tutto il corridoio in quel modo, sospingendola quando si ferma a colpi di cazzo come si fa con gli asini testardi; anche se per loro e' meglio usare un frustino, pare. In qualche modo raggiungono il letto, i polsi vengono liberati e Luna si accascia sulla massa informe delle lenzuola, grata. Il sollievo dura poco: lui le e' di nuovo sopra; peso, calore e sudore che la schiacciano, le levano il fiato. "Non respiro, stronzo". Non c'e' piu' scherzo, nelle parole sputate fuori. L'intervallo e' finito.
"Parli decisamente troppo, oggi" sibila vicino tappandole la bocca con una mano. Cerca di penetrarla ma Luna ha recuperato un po' di forze e si ribella ancora, irriducibile; se proprio vuole prenderla ancora, almeno gliela fara' sudare, cazzo. Si agita e lo fa uscire un paio di volte approfittando del garbo innato che lui mette nell'entrarle dentro. Ovvio che al terzo tentativo il garbo innato va a farsi fottere e lui impugna il cazzo come una spada samurai e affonda con un colpo deciso.
Luna e' larga e morbida ormai, sa che non puo' farle male ma percepisce la forza, e che potrebbe essere molto peggio; la paura del dolore la fa urlare contro il palmo della mano e allo stesso tempo prega silenziosamente che non si stanchi, che la stupri ancora e ancora fino a farla piangere di stanchezza e piacere.
"Ti odio" miagola fra le sue dita. Allunga le mani dietro e stringe forte la carne dei suoi fianchi, del ventre che spinge e la sta squartando, pianta le unghie e gode del muggito che si fonde al respiro affannoso. Non che questo lo fermi naturalmente. Al contrario, la fotte cambiando ritmo ed esce solo per vedersi rientrare, per ammirare il buco allargato e le carni morbide.
E' troppo, troppo. Luna piomba in uno stato che non ha nome. Quello in cui il piacere diventa un liquido denso che allaga muscoli e cervello, si spande come olio e riempie e satura. Non esiste nient'altro. Assolutamente nient'altro.
E' in quel momento, in quel preciso momento, che finisce di ribellarsi e comincia ad implorarlo. Ma non di smettere, stavolta.
E' solo un sussurro incomprensibile, all'inizio, ma le parole non hanno importanza, non l'hanno mai avuta. Sono solo strumenti di un gioco, maschere e costumi. Il corpo parla una lingua diversa e a tratti involontaria. Una lingua tutta sua che Luna e Lui comprendono d'istinto, usano e sfruttano in modo irrazionale, nuovo e per loro, nonostante tutto, inaspettato. E' come un incantesimo, perche' no? Si percepiscono a fiuto, con l'anima, coi segnali di fumo, che importanza ha? Accade.
E' cosi' che lui sente la voce di Luna: col ventre avverte le natiche che si abbandonano, col petto segue la schiena che si inarca impercettibilmente per prenderlo meglio. Affonda il viso tra i capelli, con la lingua segue le dune delle spalle, scende nelle fosse, lecca e morde i muscoli contratti o in movimento. Non c'e' testa, non piu', ne' individualita' o coscienza: le mani di Luna non lo respingono ma lo trattengono, lo incitano a venire piu' sopra, piu' dentro. Tutto il suo corpo si adagia e si offre.
"Ti prego" E' solo un filo di fiato ma rimbomba nel cervello come se fosse gridato nel gran canyon; non si capisce nemmeno chi dei due l'abbia detto, non e' affatto scontato ne', come al solito, importante. E' la resa. La resa totale e lui si scioglie con essa. Le si adagia sulla schiena, le libera la bocca e la stringe mentre lei, immobile, lo sta guidando.
Senza fiato, stremata, ha liberato una mano e gli sfiora il volto, lo accarezza con la punta delle dita, si immerge con delicatezza fra le sue labbra e rabbrividisce al contatto della lingua docile. Lo sta scopando con quella mano. Lo sta scopando con quelle gocce di sudore che le imperlano il labbro, con i riccioli umidi che si arrampicano su per il collo, sotto i capelli scostati con impazienza. Lo scopa con gli occhi serrati che quando si aprono non riconoscono il mondo e si aggrappano ai suoi.
L'uomo si abbandona al suo corpo e al suo respiro, a quelle frasi sconnesse che le rotolano fra i denti e lo incitano, lo provocano. La stringe come se stesse per perderla, le ripete all'orecchio stupori e promesse fino a non avere piu' fiato e infine le trema dentro: la riempie annegando nel piacere che sente di darle. Ed e' lei che urla.
Un rivolo cola lungo le cosce di Luna, Lui la bacia morendo piu' volte, a scatti, in nuove iniezioni di sperma. Poi lentamente la libera e si gira sul dorso. Ansima. Sorride.
Luna respira. Una volta, due; tiene gli occhi chiusi, cerca di trattenere le emozioni che le scivolano sul corpo sudato raggrumandosi in gocce dense sul lenzuolo. Poi fa il tragico errore di incrociare il suo sguardo. Maledetto. Maledetti occhi gialli o bruni o dorati o quel che e'. Maledetto sguardo ironico e schiavo, malizioso e arrogante. Lui le afferra la mano (Dio, ma non e' mai stanco?). Si arrotola su se stesso fino a trovarsi bocconi e senza nessuno sforzo porta Luna su di se', come fosse una coperta o un lenzuolo di lino. Se l'adagia sulla schiena, stende le braccia sul cuscino. Luna lo bacia - che altro potrebbe fare? - e lui le bagna le labbra col proprio respiro.
"Ti prego" le fa eco, bastardo e serio al tempo stesso. Inarca il collo e la schiena mentre il corpo di Luna, istintivamente, lo avvolge con spire sinuose e forti, lo blocca e gli si muove contro.
Qualcuno esala un rantolo di piacere puro - non ha importanza chi - ed ogni cosa si ribalta.
C'e' uno specchio sulla credenza, un vecchio specchio molato che distorce le immagini, la cornice e' barocca, ornata di fronzoli d'oro. E' pensieroso, lo specchio, non ha colto molto bene la dinamica della cosa, non capisce, non sa piu' nemmeno lui quale sia l'immagine, quale il riflesso.
Il letto gia' cigola. Non c'e' tregua per i mobili della casa. Non ancora.
un bacio al mio correttore di bozze-fornitore di sinonimi-varie&eventuali
Data creazione: 23/07/2007 @ 09:42
Ultima modifica: 20/11/2008 @ 11:16
Categoria: 2007|Racconti
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