| 30.05.2007
L'aria qui dentro è talmente satura d'acqua che posso vedere le goccioline in sospensione; ingoiarle, quasi, come minuscole pasticche. Il getto caldo mi precipita sulle spalle, scende sui fianchi, lungo le gambe; chiudo gli occhi e immagino che siano le tue mani a percorrere le geometrie morbide del mio corpo, che sia la tua voce a promettermi paradisi di sconcezze. Basta che mi inclini appena per ricevere tutta la cascata sulla schiena, per rievocare il tuo petto caldo che si accosta da dietro, che preme e pretende perche' sempre tu mi pretendi. Mi avvicino alla parete, allargo i piedi; li spingo bene contro i bordi della doccia ed e' come se mi avessi legato un'asta fra le caviglie: mi costringe a restare aperta, mi fa sentire in tuo potere, quasi alla gogna e in questo istante, non ci crederai, non c'e' cosa che desideri di piu'. Appoggio le mani a due ghirigori sulle piastrelle, uso il polso e le dita per coprirli completamente e sto discretamente scomoda. Ma questo e' il mio regalo per te: impormi dei vincoli senza averne nessuno addosso. Piego i gomiti e cerco la parete fredda; i capezzoli sono i primi a sfiorarla, si induriscono come pietre dure e fa quasi piangere il desiderio che mi prende delle tue mani su di loro, delle tue dita impertinenti. Il ventre e le cosce la toccano un secondo dopo e rabbrividisco, mi increspo di pelle d'oca. Vorrei che potessi vederla. La tentazione di scostarmi e riguadagnare il tepore dell'acqua e' forte, ma sorrido e resto li'. Registro tutto quello che sento fra le gambe e nella testa per regalartene, poi, il racconto; e spero che tu mi costringa a farlo quando non sapro' piu' parlare, ma solo invocare. Aspetto. Aspetto che tu mi raggiunga e mi prenda, che ti serva di me ora che i vincoli si sono annodati alla mia mente e stringono come corde; ma non succedera', lo so. Sono sola qui dentro. Posso solo tirare fuori la lingua, leccare la maiolica misurandone i bordi con orientale pazienza e sperare che tu ti stanchi di guardarmi - appoggiato con nonchalance alla parete di fronte - e mi trascini fuori da questo cubo di vetro per piegarmi sulla prima superficie utile che trovi. A occhio e croce direi che sara' il lavandino.
Data creazione: 12/06/2007 @ 10:42
Ultima modifica: 20/11/2008 @ 11:21
Categoria: 2007|Micro
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