| 05.02.07
Cioe', sapessi. Non ti sto a dire cosa mi e' successo stamattina. Una cosa pazzesca, giuro, pazzesca. Che e' per colpa sua che sono entrata alla seconda ora. No, per colpa di questo fatto, che c'entra mia madre.
Oh, hai visto Cristina? S'e' messa tutta acchittata! Ma chi si deve rimorchiare? Tanto non se la fila lo stesso, quello. E' inutile, me l'ha detto a me che non se la prenderebbe nemmeno pagata.
Comunque si, ti dico. Stamattina una figata. Pero' e' una cosa che non posso dire qui, andiamo la' in fondo. Curiosa? Ora ti racconto. Un attimo! Me lo dai un pezzo di panino? Dai, c'ho una fame mostruosa, non c'era un cazzo a casa. See, non ti sprecare eh?
Va beh, allora, stamattina ero a letto che mi toccavo. Eddai, non far quella faccia, lo fai pure tu. Alla mattina e' perfetto, capito, perfetto. Sei li' al calduccio, ti scappa pure la pipi' e ti viene proprio spontaneo, cioe', la mano ti ci va da sola, manco sei sveglia che gia' ti tocchi. E non lo so perche' ma quando mi scappa a me mi viene una voglia pazzesca.
Va beh, senti, non mi frega adesso di come fai tu, vuoi saperla questa roba pazzesca che m'e' successa o no? Ecco allora zitta e senti. Insomma ero li' e arriva Palletta. Come chi e'? Ma cazzo, vieni a casa mia tutti i giorni e non sai chi e'? Ecco, brava, il gatto. Eh, si, va beh, ma quale distratta, tu pensi solo a mangiare. E dammi un altro pezzo di panino, stronza.
Allora, fammi finire. Arriva Palletta e mi sale sul letto. Per fortuna pero' non s'e' messo giu', ai piedi. Cioe', tu hai provato a farti un ditalino con un gatto sul letto? Ti massacra. Va beh, non ce l'hai il gatto ma dai, un po' di fantasia. Fa' finta di avere sul letto quel ritardato di tuo fratello: rompe uguale, solo che Palletta ti pianta le unghie dentro ogni volta che muovi la mano. Cioe', lo fa impazzire questa cosa che tu ti muovi sotto le coperte, capito, gli sembra che stai giocando con lui e tu sei li' che cerchi di concentrarti e niente. Quando gli prende cosi' mi tocca andarmene in bagno e finire li' e...
Che vuoi? Stiamo parlando di cose nostre. Te ne vai per favore? Dai, te ne vai? No, non stiamo parlando di te, cretino. Perche' dovremmo parlare di te, scusa? Si, certo, come no. Va beh, adesso te ne vai? Ecco bravo.
Dio quanto e' scemo, ma come fa a piacergli a Cristina? Si va beh, sara' pure fico ma e' stupido come una zucchina, dai. Ma quale affascinante. Oh, ma che ti piace? Non dirmi che ti piace quello. Si si, secondo me ti piace. Eddai, dimmelo, non lo dico a nessuno, dai! Va beh, ho capito, non ti incazzare, ho capito. Si, allora, dove ero rimasta? Ah, si, allora arriva Palletta e si accoccola qui tipo, come sulla spalla. Cioe', poggia la testa sul cuscino proprio vicino a me, che mi sembra una persona, troppo dolce.
Hai visto che ogni tanto si mette con la testa qui nel collo e sta li' e si tappa il naso da solo che respira pure male? Si, troppo stupido sembra quello di guerre stellari, quello che respira ccchhhh, cchhhhh... Ecco ha fatto la stessa cosa, solo che io mi stavo toccando e non e' che me lo sono filato tanto. Va beh, era tenero, pero' io stavo pensando a tutta un'altra cosa, scusa. No che non te lo dico. Ma no, che sei scema? Mica si dicono queste cose. No, dai, non mi va. Uffa, quanto rompi. E va bene, stavo pensando a Giada.
Che cazzo ridi, stronza. Mica pensavo a me e a Giada. No, pensavo solo a lei, a qualcuno che se la faceva cose cosi'. Mica sono lesbica io. Va beh, adesso se devi ridere come una cretina me ne vado. No, davvero, sei proprio una stronza. Vaffanculo. Ti ho detto che non c'ero io nel sogno, c'era solo lei. E che ne so perche', boh, forse perche' e' tutta precisina, sempre educata, che cazzo ne so. Va beh, senti, io vado.
Okkei, resto, pero' falla finita che non c'e' niente da ridere, vorrei vedere se lo facessi io a te. Cioe', chissa' cosa pensi tu quando ti tocchi, all'uomo zucchina forse? Ah, si si, prendimi tutta, uomo zucchina, fammi tua, scopami. Ah ah ah! Ecco lo vedi quanto fa incazzare? Cosi' impari.
Va beh, ti finisco di dire poi andiamo che quella di Mate sara' gia' in classe. Allora ero li' con Palletta che dormiva beato, e nel momento clou, sai come succede, si', insomma, dai, lo farai anche tu, ti viene da tirarti tutta, no? Ti irrigidisci, come. Hai presente no? Ecco, allora stavo quasi per finire e m'e' venuto da mettermi cosi', con la testa tutta indietro e m'e' scappato qualche mugolio. Ma piano, ti dico, come un sospiro che mia madre ormai e' in pensione e non se va piu' di casa e sta sempre in mezzo alle palle. E insomma ero li' che me la godevo quando Palletta si sveglia e indovina?
Cioe', *tu non puoi capire*, una cosa fichissima! Indovina? No, dai, indovina? Dai, indovina, prova! Va beh che palle, non ti va mai di fare niente. Insomma, proprio in quel momento - capito quale no? - eh, in *quel* momento prende e mi morde il collo. Ti giuro! Mi ha dato due tre morsetti piano piano pero' lunghi, tipo che alla fine e' rimasto li' fermo un attimo e, cioe', l'hai visti i denti del gatto, no? Non e' che proprio non si sentano.
E lui mi morde proprio qui. Si, sotto l'orecchio, diciamo, che e' pure un punto delicato, ti dico. E proprio mentre finivo, pareva che lo sapesse, guarda. Comunque, tu non puoi capire. Una goduria mostruosa. Si, molto piu' del solito, che ne so perche'. Ma quale paura, ma de che, sono abituata, lo fa ogni tanto, quando e' contento, tipo, prende e ti mordicchia il mento. Ma stavolta proprio non me l'aspettavo, capito? E poi ero' li' che non ci capivo niente, lo sai com'e' in quei momenti, e proprio sul piu' bello ti senti questi morsi sul collo, e fa pure un po' male. Ma no, non male male, ti ho detto. Il giusto.
Non lo so che vuol dire, il giusto. Ci stava bene, ecco. Anzi, ci stava proprio una favola. Mai successa una cosa del genere, giuro, mi sembrava come di sciogliermi, boh, una sensazione strana. Pero' ti dico, e' stata la volta piu' bella di tutte, dopo mi veniva da ridere, per quanto era stata bella. Si si, da ridere e pure un po' da piangere, che ne so, boh. Si va beh, non proprio piangere piangere, ero triste. Eh va beh, prima ridevo e poi ero triste, si. E allora?
Oh, cazzo, e' tardissimo, andiamo, che poi quella si fa rodere. Comunque, cioe', bellissimo. Non puoi capire...
(E' successa una cosa strana, stamattina. Ti pensavo sotto il piumino ancora caldo di sonno, e mi toccavo piano, leggera. Mi piace sfiorarmi la mattina, quando sono ancora intorpidita e le dita si muovono a fatica. Delle volte mi riaddormento, tu pensa, la mano sotto l'elastico morbido del pigiama. Non stavolta pero'. Stavolta avevo immagini di noi che si susseguivano dietro agli occhi chiusi come un intero caricatore di diapositive sconce. Ne ho cosi' tante, di immagini di noi, di te. Realta' che si mischiano a sogni, e nello stato in cui ero stamattina non era facile distinguere, e nemmeno mi interessava. Il gatto si era accoccolato sul cuscino, appoggiato a me come suo solito: il suo pelo morbido mi carezzava la guancia ed era piacevole, molto. Mi toccavo e pensavo soprattutto alla scena che ho visto nel grande specchio del bagno, quel giorno, quando mi hai trascinato li' a forza nonostante mi dibattessi e cercassi di scappare, ridendo e sbattendo contro gli stipiti come una falena impazzita. E poi, dopo avermi piegato e imposto il cazzo, mi hai levato la benda e mi hai chiesto di farlo. Di guardarmi. Mi scopavi da dietro, io ero chinata ma in punta di piedi; mi tenevo con le mani al davanzale della finestra e mi bastava girare appena la testa per farlo. Ed era bellissimo vederti, vedere le espressioni che ti segnavano il volto mentre mi affondavi dentro piano e in fondo, le mani strette sui miei fianchi, e poi era come se un pensiero osceno ti attraversasse e cominciavi a sbattermi forte, e c'era il mio culo che faceva rumore ogni volta che te lo sbattevi contro i lombi. Era strano guardarsi, quasi da fuori, vedere quella donna piegata e scopata, e vedere amore negli occhi di lui e invidiarla, quasi, per quello che aveva. Si, mi crogiolavo in questa immagine, stamattina, in questi ricordi, e creavo per loro un seguito che non c'e' stato, un seguito di corde e ganci, di cazzi e buchi aperti, e godevo. E quando sono venuta, inarcandomi come sai che faccio, i miei gemiti hanno svegliato il gatto che si e' girato pigramente verso di me e mi ha morso il collo. Si si, hai capito bene. Mi ha mordicchiato il collo, qui, sotto l'orecchio, come il piu' tenero degli amanti. Come mi mordi tu quando mi godi dentro, e affondi i denti nelle mie spalle come un animale selvatico. E' stato come averti accanto. E lo eri per davvero, dio santo, avrei potuto giurarlo. I brividi mi hanno attraversato tutta mentre godevo e solo dopo, quando il piacere scema e la logica riprende il sopravvento, ho capito che non c'eri. Non c'eri. E ho sentito la tua mancanza inondarmi, sommergermi. Un massacro. Ho abbracciato il gatto e l'ho chiamato amore, e ho sperato per un attimo che potesse trasformarsi in te, come nelle favole con principi e rospi. Ma, come puoi immaginare, non e' successo.)
Data creazione: 10/02/2007 @ 15:28
Ultima modifica: 20/11/2008 @ 11:13
Categoria: 2007|Racconti
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