| 01.02.07
Adoro essere sobria quanto tutti sono alticci.
Mi piace essere lucida abbastanza per valutare comportamenti, capire motivazioni e cogliere sottigliezze mentre gli altri rispondono a malapena a bisogni primari: bere, pisciare, provarci con qualcuno.
C'e' una soddisfazione che non potete capire, se non vi e' mai capitato, nel guardare gli altri praticamente nudi, senza le sovrastrutture che l'alcol gli ha impietosamente abbattuto. Guardarli da dietro lo schermo delle proprie, ovviamente. Al sicuro. Sleale? Non avete ancora sentito niente.
Sleale e' mimetizzarsi, adeguarsi agli standard della serata, ridere, scherzare, sbottonarsi un po' la camicetta su gentile richiesta di quel tipo simpatico con gli occhi verdi, e starci. Si' si', avete letto bene, starci con la disinvoltura che ci si aspetta da chi ha bevuto, ma senza la nebbia nel cervello. Starci. Accettare i complimenti con una risata, passarsi una mano sul collo sapendo benissimo l'effetto che fa, rispondergli avvicinandosi un po' piu' del dovuto sostituendo l'istinto con il calcolo esatto delle distanze di sicurezza. Valutare ogni suo gesto con il metro impietoso di chi saprebbe ancora stare in equilibrio su un piede, appoggiare una mano sul suo braccio con finta noncuranza, schernirsi al momento giusto o guardarlo invece, solo guardarlo, in un altro momento giusto. Forse e' sleale anche dirgli torno subito e allontanarsi portando a spasso un culo niente male, o lanciargli un sorriso dall'altra parte della stanza, solo per lui. Si', forse si'.
Fingere? No, non si tratta di fingere, non avete capito un cazzo. Ognuna di queste cose la sento, la voglio e mi piace, cosi' come a lui stara' piacendo fare il simpatico con me. La differenza e' che domani lui non si ricordera' niente, io potrei scriverci un racconto.
Purtroppo per lui, inoltre, sono perfettamente consapevole dell'effetto che gli faccio, stasera. L'ho letto nello sguardo che mi ha rivolto appena sono entrata, mentre scandagliavo la stanza; era come un amo lanciato verso di me, inconsapevole, speranzoso, verde come i suoi occhi. Il tuo pesce ha abboccato, tesoro; ma ha scelto di farlo in piena facolta' di intendere e di volere e vedrai, non e' per niente la stessa cosa...
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Mi ci sono seduta vicino, ovviamente, ho rifiutato il vino, ho riso quando ha detto che allora eravamo incompatibili, che non se ne poteva fare niente. E' una persona spiritosa, piacevole, con un volto espressivo e due occhi davvero molto belli, quasi trasparenti. Una mente brillante, alla mia eta' e' gia' assistente, e io sono terribilmente attratta dalle menti brillanti. Anche quando sono rilassate e offuscate dall'alcol, come stasera.
Gli studenti chiacchierano, ridono e cantano in percentuali proporzionali all'eta' e all'acool ingerito. Mi diverte guardarli, hanno dieci anni meno di me, in media, e voglia di divertirsi. Quello che suona la chitarra e' bello, ha i tratti di un nomade e una bella voce. Gli mando a dire che vorrei risentire una cosa che ha suonato prima, lo guardo arrossire e rivolgermi occhiate compiaciute ma imbarazzate. Non mi delude, comunque: la canta da solo, gli occhi chiusi nel silenzio totale. La festa prosegue, si parla di tutto e di niente come al solito, i gruppetti cambiano composizione, qualcuno sparisce in bagno a vomitare. Bel modo di passare la serata, proprio bello. Delle volte mi chiedo come mai non ne subisca il fascino anche io. La ragazza che torna sostenuta da due amici, bianca come un cencio, mi fa pena; e' acclamata come un'eroina, ma cosa ci sara' mai di eroico nel dover buttare fuori tutto quello che si e' spavaldamente ingerito? E' una sconfitta, una disfatta. E' la rivincita del corpo sulla debolezza della volonta'. Se vuoi fare la dura, la donna vissuta, almeno assicurati di saperlo fare fino in fondo. Ingoialo, quel vomito, piuttosto che dargliela vinta. Questo dico.
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Distolgo lo sguardo da questo teatrino triste e intercetto due occhi che mi fissano, scanzonati. Abbasso i miei con un sorriso. Diventa una specie di gioco che dura tutta la serata, questo, di cercarsi da una parte all'altra della sala, trovarsi, e poi riperdersi, ognuno inghiottito da altre conversazioni.
Alla fine, come era ovvio, mi ritrovo in una stanza con lui. E' una cucina e di passaggio, per giunta, ma al momento e' vuota, son tutti di la' a cantare stornelli. Scherziamo, troviamo qualcosa da mangiare, lui insiste per imboccarmi, mi ha anche agguantato una mano per tenermi ferma quando un suo amico ci raggiunge.
Ok, lo ammetto, non avevo previsto di doverne gestire due, ma se prima ero soddisfatta ora, a destreggiarmi fra due fuochi, a schivare complimenti e approcci da entrambi, ad allontanare quattro mani che toccano impertinenti, sono quasi euforica.
L'altro e' meno carino ma altrettanto simpatico. Ha bevuto molto di piu' ed e' qui per fare da spalla al suo amico mentre mi stringono in un angolo e fanno battute a doppio senso. E' talmente palese il motivo per cui e' venuto a dargli man forte che mi viene da ridere. I motivi in realta' sono tre: e' qui per mascherare l'interesse di 'occhi belli' per me, per creare una situazione a tre improbabile e che quindi lo esponga meno, e per fornirgli una scappatoia nel caso io reagissi male, qualcosa come "hei, non ti agitare, siamo due, siamo ubriachi, stavamo scherzando".
Certo come no. Lo so bene che avete bevuto, ma so anche che non state scherzando e che vorreste scoparmi, uno e uno due. Magari insieme, eh? Non sono cose che si dicono queste, certo; non da sobri. Ci vuole coraggio per farlo, e voi non ce l'avete. L'alcol e' una copertura. Vi serve per dire e fare quello che non avete il coraggio di dire e fare senza poter dare la colpa a qualcosa. E' una scusante. Una giustificazione per non prendersi la responsabilita' delle proprie azioni, e soprattutto dei propri pensieri. Patetico, ma ci sono abituata.
La ragazza invece e' interessante. E' il mio complementare, volendo: mora, ciglia lughe e nere, alta quanto me. L'hanno coinvolta mentre ci passava accanto con una battuta sul colore del vestito. Una scemenza di cui si sarebbero vergognati in qualunque altro momento. Ma lei e' stata al gioco e senza risate giulive; seria anzi, con uno sguardo appena stupito.
Va bene, non era prevista nemmeno lei, ma i due sono pieni di iniziativa e cercano di rendere meno sconveniente la situazione. Li ringrazio mentalmente per la premura, anche se di fatto hanno ottenuto il contrario. Ora non sembra davvero piu' che si stia solo chiacchierando, e quelli che entrano in cucina ci rivolgono sguardi stupiti. Abbiamo le mani unite davanti al volto, io e lei, come in un gioco da bambine. Siamo tutti e quattro in piedi, vicinissimi, quasi un circolo chiuso, donne e uomini alternati.
La gente e' tornata anche qui, ora: ci sfiora, ci urta, qualcuno capisce l'antifona e se ne va alla chetichella, altri restano li' intorno a chiacchierare come niente fosse. E' un attimo. Lasciarle le mani e prenderle il volto e' questione di un attimo, di uno spazio fra una battuta e l'altra. Avvicinarmela e sentire che non resiste, non si oppone. Percepire il movimento del suo piede che avanza di qualche centimetro per mantenere l'equilibrio. Notare il suo respiro che manca un colpo e il silenzio che e' sceso improvvisamente nel nostro piccolo circolo vizioso.
Adoro essere sobria, registrare ogni cosa in un angolo del cervello, avere il controllo.
Sono attimi. Uno, due, e io non ho ancora posato le labbra da nessuna parte. E' lei che mi sorprende. Che viene avanti, posa le labbra sulle mie e torna indietro, riguadagna la posizione e sdrammatizza con una battuta.
Eh no, cocca. Non te la cavi cosi'.
Le agguanto il collo con una mano e la tiro a me, con forza. La bacio, sul serio; sento che reagisce e la mollo, talmente di colpo che barcolla e fa un paio di passi indietro per riequilibrarsi. Mi guarda stupefatta, non sa come reagire. La capisco.
Quello piu' alticcio, l'amico, la leva dall'imbarazzo e se ne esce con un ululato di approvazione. L'altro, occhi verdi, e' ammutolito con un'espressione divertita e sorpresa in faccia. "Vi lasciamo sole ragazze?" dice il primo. "Prima ce lo rifate?" rincara l'altro con voce roca. Ma lei si e' gia' allontanata, e mi getta occhiatacce scuotendo la testa.
Se non avessi gia' un impegno per la serata l'avrei tranquillizzata ridendo, l'avrei resa mia complice manifestando stupore per il mio stesso gesto e poi l'avrei trascinata da qualche parte a parlare di corsi e di esami. Possibilmente in una camera da letto. Bisogna metterli a proprio agio, gli avversari, prima dell'affondo. Non e' farina del mio sacco, l'ho imparato a judo, come la mossa di poco fa: sfruttare l'energia dell'avversario per squilibrarlo. A qualcosa sara' pure servito tutto quel sudore e quella puzza di piedi, no? Al momento comunque non e' lei che mi interessa, e mi limito a seguirla con gli occhi mentre torna dai suoi amichetti e si passa una mano sulle labbra. "Ciao." le dico agitando le dita.
Torno a guardare i due. Li ho sconvolti ma si sono ripresi in fretta, devo dire, e ora le battute sono di tutt'altro genere: mi fanno complimenti, mi chiedono com'era, si offrono di cercarmene un'altra; sono passati ad una sorta di cameratismo fra uomini a cui sono abituata e che gestisco senza problemi. Adesso si ride facendo commenti sulle donne che passano di li', dando voti, immaginando scenari piu' o meno sconci. Sono decisamente a mio agio in questa parte, mi diverto. Ma ora basta.
Mi rivolgo al piu' carino dei due, quello che ha lanciato l'amo e che fra poco invece si ritrovera' a boccheggiare sulla barca.
"Io vado - dico levandogli qualcosa dal maglione - mi accompagni alla macchina?" "Madonna!" Esclama. "Ma se vuoi ti cerco la ragazza, deve essere da qualche parte..." "Occhi verdi? - lo fermo - lo spettacolino era per te."
E' meraviglioso lo sguardo che fa. Mi verrebbe da chiudergli la bocca, come nei cartoni animati. "Ah" dice.
Recupero la giacca, saluto i pochi conoscenti e mi avvio lungo un corridoio buio. Lui e' dietro, sento i suoi passi e i commenti che gli lanciano quelli che hanno capito. E' galante il ragazzo: nega, minimizza, tenta di proteggere il mio onore ma mi segue, come un cagnolino ammaestrato.
Non crediate che sia una fredda manipolatrice: al momento ho il cuore che va a mille e mi tremano le gambe al pensiero che fra poco lo stringero' in un angolo buio, ci baceremo e gli infilero' una mano nei pantaloni ancora allacciati. Dio, non vedo l'ora. E' emozionante toccare un cazzo per la prima volta, forse sarete d'accordo: esplorarlo al tatto, valutarne la forma, la dimensione, catalogarne consistenza e sericita' mentre lui pensa che stiate solo ravanando la' in basso.
Potrei dire che sono agitata, ed e' vero: e' quello che volevo. L'emozione della caccia, la soddisfazione di scoparmi questi occhi verdi che domani se ne torneranno a casa dalla fidanzata e dovranno fingere che sia tutto come prima.
E' bellissimo ubriacarmi di adrenalina, drogarmi di lussuria e farlo per scelta; senza giustificazioni da raccontare a me stessa il giorno dopo.
Adoro essere sobria. Ve l'avevo detto?
Data creazione: 10/02/2007 @ 15:25
Ultima modifica: 20/11/2008 @ 11:12
Categoria: 2007|Racconti
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