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2007|Racconti - Drop #4

11.01.2007


"Vieni qui, fatti bendare." Dice Luna in ginocchio sul letto, una fascia di tessuto nero fra le mani chiare posate sulle cosce.
Il tono e' dolce, quasi un gorgheggio. Lui le sorride sornione poi si inginocchia davanti a lei e chiude gli occhi, docile.
A Luna trema il cuore per quel gesto cosi' piccolo e cosi' bello, quell'abbassare le ciglia che dice "sono tuo, fai di me quello che vuoi" e insieme "voglio essere tuo, sono io a darti ogni cosa".
Gli bacia gli occhi chiusi incredula - come ogni volta - dal suo essere cosi'; si solleva e gli posa la stoffa sugli occhi, incrocia i lembi dietro la nuca, ripassa davanti e finisce di nuovo dietro, con un nodo.
Contempla per un attimo lo spettacolo della sua bocca sotto la benda, poi si avvicina silenziosa come un ninja e lo bacia a sorpresa. Lui le cattura il viso e la stringe a se'. E' bello baciarlo, troppo, le fa venire voglia di non staccarsi piu'.
"Aspettami un attimo." Dice sciogliendosi controvoglia dalla stretta.
Lui si sdraia, sovrappone le caviglie e incrocia le braccia dietro la testa, silenzioso, sempre con quel leggero sorriso che gli aleggia sulle labbra.
Luna pensa che dovrebbe proprio fargli una foto, a questa specie di dio greco che giace nel suo letto. E mai il verbo "giacere" le e' sembrato piu' appropriato, col suo carico di morbido abbandono, di velata lussuria.

In bagno tira fuori dalla borsa un paio di cose che indossa cercando di non far rumore. Tira su i capelli in una coda alta e si guarda allo specchio: niente male, via.
Tornata di la' gli monta cavalcioni tenendogli i polsi, impedendogli di toccarla.
"Ora... - dice leccandogli le labbra fra una parola e l'altra - ecco, cosa, devi, fare."
Lui emette una specie di grugnito e solleva di istinto il bacino premendole contro la fica nuda.
"Sta buono. Ascolta. Sei bendato, non puoi vedermi, dovrai esplorarmi con il tatto; partirai dai piedi e risalirai su - piano, molto piano - descrivendo tutto quello che sentirai, quello che ti viene in mente..."
Lui scuote piano la testa, sorpreso.
"Hai capito, schiavo?"
Il sorriso si allarga ancora di piu' poi, come un sipario che venga richiuso lentamente, la bocca prende una piega seria, quasi compunta.
"Certo, mia signora, ho capito perfettamente."
"Non ti e' permesso saltare da una parte all'altra, niente scorciatoie. Vai con ordine, so che non ti sara' difficile, precisino - gli morde leggermente la bocca ma vorrebbe sbranarla, per quanto e' bella e invitante - descrivi bene ogni cosa, mi raccomando. Tutto tranne la ricrescita!" Aggiunge poi con una risatina mentre poggia mani e ginocchia sul letto.
"Va bene, niente ricrescita, e le smagliature?"
"Se le trovi..."
"E la cellulite?" Chiede lui fingendo un mero interesse professionale.
Luna sente che la situazione sta sfuggendole di mano.
"Quella ce l'avrai tu sul culo basso che ti ritrovi e ora zitto, o vuoi che ti metta il bavaglio?"
Le tocca le piante dei piedi e la sua voce sarcastica la prende in giro.
"Sei tu la padrona, al momento, se non lo sai tu..."
Luna si tira su, lo guarda per un attimo poi muove la mano veloce e lo schiaffeggia in pieno volto; non forte, ma viene fuori un bel rumore e lui spalanca la bocca per la sorpresa.
"E ora smettila di blaterare e fai quello che ti ho detto."
Se non avesse la benda vedrebbe il sorriso che sta cercando di trattenere e lo schiaffo non avrebbe alcun effetto, invece riesce a dare alla voce un tono sufficientemente freddo da stroncargli altre battutacce.
Ma non a farlo star zitto, e' ovvio, per quello - forse - neanche il bavaglio...

"Me la pagherai, lo sai vero?" Mormora infatti con un tono che la fa rabbrividire.
"Pagherai tutto, e con gli interessi, *Padrona*" Aggiunge calcando sull'ultima parola. Lei muove i piedi in risposta, esortandolo a cominciare, ma un languore le scioglie il ventre anche solo per quella velata minaccia.
"Va bene - sospira lui - allora, vediamo, hai i piedi contratti, rilassati - preme coi pollici nei punti morbidi delle palme - mi piacciono i tuoi piedi, non sono piccoli, e le dita sono proporzionate. Quanto porti?"
"Trentotto e mezzo."
"E questo cos'e'?" Chiede passando e ripassando su un punto.
"Un neo."
"Si sente appena, deve essere bellissimo, qui sul collo del piede, ricordami dopo, voglio vederlo."
Le stringe le caviglie, una in ogni mano.
"Caviglie sottili; mi viene voglia di legartele, sai? Avvolgere la corda prima intorno a una - muove le dita mimando il tocco della corda - poi girare intorno all'altra, un paio di volte, e stringerle, unirle." Le avvicina e le prende in una sola mano, con forza. Luna geme piano.
"Polpacci... a te non piacciono, ma a me si', sono belli, torniti, non hai le gambe di quelle anoressiche tutt'ossa - Luna mugugna, non le piace che si parli dei suoi polpacci - la ricrescita non la nominiamo vero?"
"Smettila."
"Ok - prosegue lui - tralasciando quindi la ricrescita..."
"Smettila!" Luna scuote la testa riconoscendo di aver fatto un errore madornale: ora se ne uscira' con la storia della ricrescita ogni tre per due. Come diceva la madre del suo ex? Le cose che non parlano non farle parlare. Ecco appunto, perche' diavolo non le ha dato retta, pensa sorridendo.
"Sei in ginocchio, dio mio. Adoro le tue cosce, sono sode ma morbide, ho una voglia animale di vederle aperte, spalancate sotto di me. E poi stringerle, chiuderle e impedirti ogni movimento - gliele palpa con tocco rude - e poi mi piace questa parte qui, senti? Questa sotto le natiche, lo stacco fra la coscia e il culo. E' il preludio a quello che c'e' dopo, e' come una promessa." Stavolta il tocco e' gentile, una carezza.
"Beh, poi c'e' il sedere. Sai cosa ne penso. Lo adoro, lo idolatro, vorrei costruire un tempietto votivo e sacrificare ogni giorno una vergine in suo onore, piegata a angolo retto sull'altare. - dice sfiorandola coi polpastrelli - Naturalmente tu dovresti assistere al rito, e potresti ordinarmi di legare la vergine come preferisci, e decidere se la devo prendere davanti o dietro... hai la pelle d'oca."
Le posa le mani caldissime sulle natiche.
"E il culo freddo, come al solito. Posso sbatterti giu' e fotterti?" Domanda poi con aria innocente.
"Certo che no, prosegui."
"Come desideri, culodighiaccio."
Le apre le natiche.
"Non posso vederlo, ma conosco troppo bene il tuo buco per non sapere com'e', in questo istante."
"Com'e'?"
Lui si abbassa e lo lecca. "E' rosa, appena piu' scuro della tua pelle. Ti ho mai detto che e' bellissimo? Si? Ok. Al momento e' ancora leggermente grinzoso ma e' gia' un po' aperto, morbido, ha voglia di essere allargato, violato - sottolinea le parole con un guizzo della lingua - dico bene?"
"Dici bene..." geme Luna.
"Ma non ho finito, non posso certo fermarmi qui, devo andare avanti no? Sicuramente tu vuoi che io prosegua e..."

Finalmente le parole gli muoiono in bocca mentre le mani, che stavano risalendole i fianchi, incontrano un ostacolo.
"Non sei nuda. Hai qualcosa addosso."
"Che sorprendente intuizione, Scherlock Holmes, le sue capacita' logiche mi sorprendono sem.. ahi!"
Le assesta uno schiaffo sulla natica zittendola poi si muove sulla stoffa sfiorando, stringendo, cercando di capire la forma.
"E' liscio, molto liscio al tatto, potrebbe essere seta, o raso."
"Fuochino..."
"Una canottierina."
"Acqua..."
"Ha delle cose dure - prosegue seguendo una linea con le dita - sembra una stecca. E' una stecca." Conclude sorpreso.
"Di balena." Fa lei.
"Di balena?"
"Certo, quella che ho cacciato quando ero giovane nel freddo mare nel Nord..."
Ad occhi chiusi com'e' non si accorge che si e' spostato dietro di lei e sobbalza, quasi, quando la sua lingua le preme sulla fessura bagnata e la pelle ruvida del volto le gratta le natiche.
"Con l'arpione, immagino, aggrappata a una cima, in bilico sul mare agitato..."
Luna ridacchia ma inarca la schiena offrendosi meglio.
"Certo. E' stata una lotta alla pari, mica sono un giapponese di merda, io...oh."
"Mmmhh, capisco - borbotta lui impegnato ora a leccarle il ponte di carne morbida fra il culo e la fica. Ogni tanto scende e le scivola dentro come un piccolo serpente insidioso.
"Continua, ti prego, sembra interessante."
Le sembra impossibile trovare la forza per farlo smettere; chiama a raccolta tutto il suo coraggio e si scosta appena.
"Ok, basta, smettila. Smettila. Non mi hai ancora detto cosa indosso."
Lui le morde il culo.
"E' un top, no... come si chiamano questi cosi? Quelli che restano rigidi, che stringono e sollevano, dai, aiutami."
"Corpetti?" dice Luna sorridendo della sua poca pratica con i capi di intimo.
"Esatto. Dio, voglio vedere come ti sta, Achab."
"Non ancora. Fidati."
"Non resistero' per molto, sappilo."
Segue con le mani i margini dell'indumento, riunendole sul seno. Infila due dita sotto il bordo e le stringe i capezzoli.
"Sei eccitata piu' di me, troia, senti qua."
"Perche', tu sei eccitato?"
"Vuoi sentirlo? - le sussurra premendogli l'erezione contro il fianco - ci metto un nanosecondo a riempirti un buco qualsiasi."
E tanto per sottolineare la frase le spinge un dito in fica.
Luna scatta in avanti.
"Tira fuori quel dito immediatamente." Protesta con voce arrochita.
Per tutta risposta lui se lo mette in bocca poi le si fa addosso stringendole nuovamente un capezzolo.
"Ho voglia di prenderti, di possederti. Non so se si intuisce."
Luna assume un tono il piu' possibile compito.
"You're not allowed, sir."
"Oh, l'ho capito. Ma non puoi sfuggirmi sai? Puoi solo rimandare, e non ti conviene rimandare molto."
Onestamente Luna non vede l'ora, ma si diverte a farlo stare sulle spine.
"Prosegui, schiavo."
Che detto da una che sta colando dalla fica solo all'idea di quello che lui le fara' dopo e' meravigliosamente poco serio.

"Hai delle spalle bellissime." Le sue mani aperte sulle spalle la massaggiano piano.
"Mi piacciono, sono forti, si sentono i muscoli, potresti allenarle un po' di piu', tirare fuori i deltoidi, ma sono gia' molto belle, e..."
Non e' facile zittirlo, non lo e' per niente, e farlo due volte nella stessa sera e' quasi un record. Luna sorride mentre le sue dita la esplorano piano e lui ancora non proferisce parola.
"Cristo santo. - sbotta alla fine - Hai un collare."
La bacia su una spalla quasi con devozione poi mugola come un cane in calore.
"Odora di cuoio, e tanto. E' aspro e forte, come ho fatto a non sentirlo prima? Tu mi rincoglionisci. Sul serio. - Le affonda il naso nei capelli - Mi fai morire, troia, mi fai morire..."
"Descrivilo." dice Luna con un filo di voce.
"E' di cuoio. Ed e' nero, sicuramente; ti conosco, l'hai preso nero. Abbastanza grosso, rigido, per cani di taglia grossa. Non ha borchie pero', o forse... forse si', queste non so cosa siano, sembrano delle placchette metalliche, piatte."
"Fuoco."
"Bello, elegante, credo. Ha un fibbia come quella delle cinture e... - sorride - ha un anello a meta', qui davanti - infila l'indice e la tira a se', e la bacia - un anello comodissimo. Comodissimo, cazzo. Basta." La prende per la vita e la tira su, in ginocchio, stringendosela contro.
"Muoio dalla voglia di vedere come ti sta questo affare, carogna!"
"Va bene, puoi levarti la benda. E dopo - gli mette in mano un guinzaglio di cuoio ruvido e gli si avvicina all'orecchio - portami in giro con questo."
Lui si strappa la fascia dagli occhi e la avvolge con uno sguardo estasiato, adorante. Un unico sguardo rapace che la prende tutta, inginocchiata com'e': le cosce unite, il ventre nudo e morbido, il corpetto di raso che le stringe la vita e il seno, le spalline tese che affondano nella carne e poi, poco sopra, il collare nero che interrompe la linea del collo, i capelli che le ricadono attorcigliati su una spalla.
"Sei bellissima."
Luna sorride e abbassa gli occhi incapace di reggere quello sguardo. Ora ricorda perche' sente il bisogno di bendarlo, ogni tanto...
Le aggancia il moschettone del guinzaglio all'anello.
"Sei bellissima e sei la mia cagna."
La tira a se'. Luna resiste, lascia che il cuoio si tenda, aspetta di sentire la pressione intorno al collo, poi cede.
Lui la trascina piano facendola avanzare gattoni sul letto, la fa scendere. Cammina all'indietro per non perderla di vista mentre la guida per la casa, e lei lo segue opponendo un minimo di resistenza, le spalle dritte, lo sguardo fisso nel suo.
La ferma davanti a uno specchio a parete.
"Ti rendi conto di come sei? Guardati."
Luna quasi non si riconosce, si vede bellissima e questa e' una cosa che le capita solo con lui, di vedersi diversa, davvero piu' bella e sensuale di quanto si sia mai vista in un qualunque specchio nella sua vita.

Usando il guinzaglio come una briglia la fa inginocchiare e le spinge il cazzo in bocca. La tiene e non le permette di allontanarsi fino a quando non vede i suoi occhi inumidirsi e non la sente far forza per arretrare e prendere aria.
Allenta la presa ma poi e' lei che se lo rimette in gola con molta piu' violenza, strappandogli un'imprecazione soffocata.
Ogni tanto Luna sbircia nello specchio e quello che vede le sembra bellissimo.

Lui lo e', sfiderebbe chiunque a dire il contrario: le gambe lunghe appena divaricate, le spalle contratte dal piacere, un braccio teso che tira indietro il guinzaglio e un'espressione lussuriosa e vorace sul volto.
E vede bella anche se' stessa, inginocchiata col sedere posato sui talloni, la testa reclinata indietro: una serie di curve che si alternano come una strada di collina, il culo, la vita, la schiena; un disegno morbido interrotto dalle linee dritte del corpetto e del collare.
Una foto, ci vorrebbe una foto, pensa Luna.

Poi non ha piu' modo di pensare, perche' lui la solleva di peso e la stringe cosi' forte da farle uscire il fiato dai polmoni in una specie di rantolo.
"E' arrivato il tuo momento sai, cagna?"
"Volentieri, se non mi ammazzi prima..."
"Ora - dice sospingendola all'indietro - pagherai per tutto quello che hai fatto."
"Ma va', non ti ho fatto niente!"
Lui alza un sopracciglio.
"Peggio per te, potevi levarti qualche soddisfazione."
Con una spinta la fa cadere sul letto e le si getta sopra con un ruggito. Luna ride e lo bacia; allarga le gambe accogliendolo vicino a se', beandosi del calore della sua pelle e dell'incastro perfetto dei corpi. E' tutto cosi' perfetto...

Forse e' davvero troppo bello per essere reale - pensa - per poter durare. Un improvviso magone la assale e lo stringe con le braccia e le gambe affondandogli il viso nella spalla.
Lui ricambia la stretta.
"Che fai? Il panda aggrappato alla canna di bambu'?"
Luna sorride mesta e allenta la presa.
"Ti capita mai di pensare che siamo degli idioti? Che e' tutto cosi' bello e perfetto e che potremmo perderlo..." la voce le si spegne. Una lacrima solitaria si ferma in una piccola goccia sul bordo delle ciglia.
"Vieni qui." Fa lui serio.
La circonda con le braccia poggiandosi su un gomito per non gravarle addosso, sgancia il collare e solleva il lenzuolo coprendoli entrambi.
"Non perderemo niente, chiaro? Niente. Non e' un'opzione contemplata - dice sfiorandole il viso - e quanto sia perfetto... certo, ci penso sempre. Ogni istante che passo con te. E tutti quelli in cui non ci sei."
"E' tutto cosi' meraviglioso - continua Luna - che delle volte non sembra vero, cioe', non mi sembra possibile che sia potuto capitare a me, insomma, prima non credevo nemmeno che potesse esistere o ora... Ed e' cosi' raro incontrare una persona con cui tutto e', si', esattamene come dovrebbe essere, cosi' perfetto che..."
Luna fissa il lampadario e agita una mano cercando di trovare le parole, confusa.
Lui la ferma a mezz'aria e gliela posa sul petto.
"Vuoi sapere cosa penso, mio piccolo panda in via d'estinzione? - si china a sfiorarle le labbra - penso che tutto questo e' talmente perfetto che mi sembra di averlo sempre desiderato. E non potro' mai tornare indietro. Tu sai cosa intendo."
Sono cosi' vicini che Luna fatica a mettere a fuoco i suoi occhi.
"Io ti ho sempre desiderato sai? - dice poi cercando le parole - anche quando non ti conoscevo. Mi sembra - prende un respiro - di aver passato una vita intera ad aspettare te."
Poi gli mette le mani sulle natiche e se lo preme addosso.
"E ora scopami, cazzo, che stiamo diventando peggio di una soap opera."
"Ma davvero, mi dissocio da me stesso, guarda. - le abbraccia le cosce con le mani e gliele allarga da sotto - apri le gambe, troia."
Ma ha una voce dolce come miele e gli basta un piccolo movimento delle anche per scivolarle dentro con dolcezza.
Il piacere che Luna vede nei suoi occhi mentre le sprofonda dentro e' un fiotto di sangue che le allaga il cuore. Getta indietro la testa e arriccia il lenzuolo fra le dita.

E' *davvero* tutto cosi' perfetto, pensa, che loro - forse - sono *davvero* degli idioti.


//
Sono gocce di memoria queste lacrime nuove,
siamo anime in una storia incancellabile.

Siamo gocce di un passato che non può più tornare,
Questo tempo ci ha tradito, è inafferrabile.
Racconterò di te, inventerò per te quello che non abbiamo.
(Gocce di memoria, Giorgia)




Data creazione: 10/02/2007 @ 12:19
Ultima modifica: 07/10/2007 @ 12:08
Categoria: 2007|Racconti
Pagina letta 24136 volte


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Commenti:


Commento n° 4 

da maria il 15/08/2008 @ 07:23

e fantastico questo racconto , mi ha aiutato a capire tante cose grazie Forbidden!Forbidden!


Commento n° 3 

da carlo il 10/01/2008 @ 18:21

sei una dea della scrittura....i miei più sentiti complimenti per una donna in grado di farmi vivere emozioni intense con la sola forza delle parole


Commento n° 2 

da Giulia il 07/12/2007 @ 17:50

Fantastico,sei davvero molto brava,sembra di vedere le cose che dici.


Commento n° 1 

da fabio il 04/06/2007 @ 19:41

bello molte dolce e rassicurante;

sei bravissima

fabio



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