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2001|Racconti - Tartamalia

21.02.01


Amalia era una donna decisamente appariscente. Alta lo era di sicuro: con i tacchi sfiorava i due metri e venti. Ma non bisogna lasciarsi trarre in inganno...i tacchi lei se li faceva fare su misura da un cazzolaio....oops! calzolaio di fiducia, ed erano alti la bellezza di 0.2 cm. No, non 20, proprio 0.2, cioè 2 mm! D'altronde, capirete, non avrebbe potuto usare nessun'altra misura, altrimenti avrebbero dovuto metterle una lucina rossa in testa per gli aerei che passavano in zona.
Ma non era solo l'altezza, a renderla speciale. Metteteci anche due tette misura 8ava e due gambe che avrebbero potuto funzionare da binari Roma-Torino, per quanto erano magre. Beh, di certo una donna che non passava inosservata...
Ma la caratteristica più peculiare della nostra Amalia era che aveva un collo molto lungo. Tanto lungo che la brava donna riusciva a piegarlo all'interno della scollatura, e a renderlo quindi la metà. Dimenticavo. Sfiorava i due metri e venti con il collo non esteso.
Questa singolare caratteristica le aveva dato il soprannome di Tartamalia, per la straordinaria
similitudine con le tartarughe, nome con cui ormai era conosciuta in paese.
Era una brava donna, Tartamalia. Tutti le volevano bene. Era anche richiestissima per dragare il canale, appesa a testa in giù alla barca della capitaneria di porto, ma questo non sminuiva l'affetto che i suoi concittadini provavano per lei. Ad ogni festa c'era sempre una sedia speciale, a cui venivano tagliate le gambe, riservata a lei. Alcune case avevano addirittura praticato un foro nel soffitto affinché potesse stare in piedi, ogni tanto, e conversare con gli inquilini del piano di sopra.
Aveva anche un buon lavoro, la donna. Era lei infatti che cambiava le lampadine dei lampioni, che recuperava i gatti dalle cime degli alberi, che appendeva le decorazioni natalizie alle grondaie e che faceva un'infinità di altri lavoretti per cui era richiesta una certa altezza. Aveva messo su una piccola impresa: la "Amalia - Grandi Altezze Service" e riceveva decine di chiamate al giorno. Ci crederete, in quel paese non c'era una persona che avesse una scala!

Nonostante quindi la vita della nostra Amalia scorresse tranquilla e serena, qualcosa si agitava come un serpe velenoso dentro il suo altissimo cuore. Tartamalia non aveva un uomo. E non ce l'aveva mai avuto.
Nonostante da ragazzina avesse partecipato alle classiche feste delle medie, aveva sempre fatto la parte della scopa. A scuola le cose non erano andate meglio, poiché veniva spesso utilizzata come pertica per gli esercizi di ginnastica. Tutte attività che, sebbene accrescessero la sua popolarità a dismisura, non contribuivano a fare di lei quello che si suol dire un bocconcino appetibile!

A dire il vero un uomo l'aveva avuto, ma solo per qualche minuto. Era un compagno del liceo che le arrivava a malapena alla vita. Fu quella volta in cui rimasero chiusi per errore nel granaio della signora Berta, lei e Gianvincenzo.
Strano tipo, Gianvincenzo. A due anni aveva infilato le dita nella presa della corrente, e la scossa che si era preso aveva segnato per sempre il suo aspetto. I capelli elettrizzati erano diventati una sua caratteristica, nessuna permanente era riuscita a farli tornare al loro posto. La madre l'aveva persino ricoperto di salamoia piccante, sperando che questo antico rimedio sortisse l'effetto sperato, ma non aveva funzionato. Gianvincenzo avrebbe avuto per sempre i capelli dritti. Alla rispettabile età di 16 anni, inoltre, superata ormai la fase in cui se ne vergognava, aveva deciso di portarli lunghi. Se dritti dovevano essere, che almeno lo fossero con onore!
Nel buio del granaio, comunque, il pavido ragazzo aveva deciso che avrebbe baciato quel lampione ambulante, a qualunque costo. Amalia per lui aveva un fascino del tutto particolare, che la settima (allora) misura di reggiseno spiegava forse solo in parte.
Quali che siano state le motivazioni, quella sera di settembre Gianvincenzo detto "scossa" salì con passo sicuro i gradini della scala a pioli che portava al piano superiore della stalla, si avvicinò alla bocca non brutta di Amalia detta "Tartamalia" e la baciò.

Le loro lingue inesperte vagarono per qualche secondo incerte, poi si assestarono in un movimento circolatorio altrimenti detto "vortice". Gianvincenzo avrebbe tanto voluto toccare quel seno straripante, che gli ricordava la massa di pasta di pane che facevano al Vecchio mulino, ma non aveva il coraggio di staccare le mani dalla scala.
Poi, con un moto d'orgoglio, decise che non gli sarebbe mai più capitato di trovarsi vicino ad Amalia con una scala a portata di mano, e quindi staccò una mano e la poggiò su quella enorme massa morbida che era il seno sinistro di Amalia.
Ne palpò un ottavo della superficie, perché tanto riusciva a ricoprire con la sua mano, godendo spropositatamente a quel contatto. Amalia dal canto suo, pur continuando a far vorticare la lingua, cercò di sbottonare la camicetta, per sentire il contatto di quella piccola mano direttamente sulla pelle.
Dopo il primo sconcerto iniziale, infatti, aveva preso gusto a quelle insolite attività
.
Ma quando il cielo ci si mette, c'è poco da fare. Non era destino che i due consumassero qualcosa di più che un bacio a vortice e una tastata. Le porte del granaio si aprirono all'improvviso, Amalia si scostò dalla scala spaventata, e tutta la popolazione, che era partita alla ricerca dei due dispersi, ammutolì alla vista di Tartamalia in piedi che fissava il pavimento con aria imbarazzata, e di Gianvincenzo che pendeva dalle sue tette, scalciando a più non posso per raggiungere il terreno. Si era salvato solo perché si era retto miracolosamente al ferretto del reggiseno.

Quello fu l'unico episodio di sesso a cui partecipò Amalia.

Un giorno, quando ormai aveva raggiunto la tenera età di 24 anni, Tartamalia decise che voleva un uomo. Aveva fantasticato sul suo principe azzurro tanto da starci male. Nei suoi sogni sarebbe dovuto essere bellissimo, moro come lei, con gli occhi azzurri, un filo di barba, e naturalmente, alto. Molto alto. Possibilmente più alto di lei.

Esclusi immediatamente tutti i ragazzi del paese che arrivavano a malapena a un metro e ottanta, Amalia cominciò a cercare nei paesi limitrofi, mettendo annunci sui giornali e poi spiando segretamente i malcapitati per vedere la loro altezza. Nessuno di loro rispondeva alle sue aspettative purtroppo, e dopo mesi di tentativi Amalia si era talmente demoralizzata che la sua altezza era diminuita di un paio di cm, per l'incurvarsi della schiena.

La situazione non sembrava destinata a sbloccarsi fino a che non venne ad abitare in paese Antonino, subito battezzato "il fiasco". Antonino era uno di quei pochi uomini che, nonostante fosse alto un metro e 30 scarso, e possedesse un fisico dalla tipica forma di fiasco, riusciva a far girare le donne al suo passaggio.
Sarà stato l'alito costantemente odoroso di alcool? O forse le ascelle il cui ultimo lavaggio risaliva alle pulizie di pasqua dell'anno precedente? O ancora, forse, il passo leggiadro tipico di chi si porta appresso 60 kg di adipe concentrati in un solo punto? Non ci è dato di sapere.
Fatto sta che anche lui, come Amalia, non passava di certo indifferente.
Antonino quindi arrivò in paese in una bella giornata di maggio, e si stabilì alla Vecchia locanda. Da non confondere con il Vecchio mulino.
Avevano molto in comune, lui e Amalia. Tanto per cominciare entrambi avevano partecipato ai giochi della loro infanzia in ruoli non convenzionali. Amalia come scopa, come già detto, e Antonino come bottiglia rotante del famigerato gioco della bottiglia. Ruotava benissimo (ndr per gli scettici).
Punto due, entrambi non avevano mai fatto sesso fino ad allora. Punto tre, le porte delle loro abitazioni avevano dovuto essere modificate per il loro passaggio, quella di Amalia in altezza, quella di Antonino, ovvio, in larghezza.

Insomma. Il giorno che si incrociarono per strada, e non si videro, fu forse l'inizio di tutto. Qualcosa infatti, pochi istanti dopo, li attirò uno verso l'altro. Si girarono a rallentatore come in un vecchio film d'amore, e mentre finalmente si mettevano a fuoco, Tartamalia dimenticò di abbassare il collo passando sotto il ponte e diede la più grossa tranvata della sua vita, Antonino da par suo non vide il tombino di fronte a lui e vi si conficcò rovinosamente rimanendo incastrato per due giorni come un tappo di sughero su una buona bottiglia di rosso.
Beh, c'è poco da fare, quando il destino ci si mette...

Quando entrambi uscirono dal pronto soccorso, stavano già chiacchierando amabilmente. Arrivati alla stazione del bus lui sapeva già quale cruccio si annidasse nel cuore della donna, davanti al distributore di benzina le promise di risolverle in problema in 10 giorni, e davanti alla stalla in cui per la prima volta Amalia fu baciata, capì di essersi innamorato di lei e di avere, inoltre, un torcicollo spaventoso.

L'indomani Antonino detto "il fiasco" si presentò a casa di Amalia trascinando a fatica un fascio di rose rosse a gambo lungo (ovvio) ed una 24 ore consunta. L'aria intorno a lui profumava di gladioli e di violette. Si era infatti lavato e profumato - ah, potenza dell'amore - nel bagno di Rosa, la tenutaria del bordello "La vecchia topona".
Amalia, pur trattenendo un paio di colpi di tosse per la potenza dei profumi, dovette riconoscere che faceva tutto un altro effetto quel giorno, e mentre sistemava le rose gli fece i complimenti per la sua forma smagliante. Dopo i convenevoli, la donna disse:
"Prego, si sieda...." Antonino ringraziò composto con un cenno del capo e posò il piede sulle mani incrociate che lei gli porgeva; utilizzandola come gradino riuscì quindi ad issarsi sulla sedia della cucina. Alla fine, con aria molto seria, aprì la valigetta e ne estrasse un paio di fogli.
"Questo risolverà tutti i suoi problemi, mia carissima amica" disse Antonino rollando leggermente sulla erre.
Amalia non capiva come sarebbe potuto succedere, ma decise di lasciarlo fare, ogni strada andava tentata, ormai. Questo uomo andava trovato, o sarebbe rimasta zitella per tutta la vita!

Antonino estrasse dalla tasca della giacca una matita ciancicata, la pose con estrema precisione vicino ai fogli e poi, come se stesse leggendo il proclama del re inspirò profondamente ed enunciò:
"Mai più soli!!! Non trovate l'uomo giusto? La donna che fa per voi?? Affidatevi con gioia e serenità al nostro servizio. Troveremo quello che fa per voi!" e qui gettò uno sguardo alla donna. "Tempi brevissimi, completamente gratuito!!!"
"Sembra fatto apposta per me...." disse Amalia. Le sue parole rimbombavano sempre un pochino, poiché provenivano da un punto molto vicino al soffitto, quindi lei parlava generalmente poco, ma stavolta non poté trattenersi.
"Ora, dolcissima amica mia - proseguì Antonino la cui gentilezza delle parole contrastava nettamente con l'asprezza dell'aspetto (e dell'alito, direbbero i più maliziosi) - dovremo rispondere a qualche discreta domanda...io gliele leggerò. Pronta?"
"Pronta" tuonò Amalia dall'alto.

"Dunque.... - disse Antonino mentre leggeva mentalmente la prima domanda, smarrito: vicino alla parola vi erano 34 varianti, escluse le classiche e ; non sapendo cosa chiederle, e non volendola mettere in imbarazzo, alla fine improvvisò - segno zodiacale?"
"Giraffa" Disse Amalia.
Antonino alzò la testa e la guardò stupito. "Ma che razza di segno è mai questo, per l'anima di mia zia Geltrude!"
"Mi hanno sempre detto così..." replicò lei arrossendo leggermente.
"Via, via, mi dica la data di nascita, lo trovo io il suo segno!"
"27 marzo 1967"
"Benissimo, Ariete!! Mia cara, Ariete! Un segno di fuoco, dalle ampie corn...ehm...Proseguiamo: colore dei pel...dei capelli?" Chiese lui arrossendo e cercando di nascondere la vera domanda.
"Neri"
"Bene...Le piace depil...oops....tagliarsi i 'capelli'?"
"Oh no...li voglio lunghi e folti..."
"Ah, si, benissimo, certo, certo...mi pare giusto..." Disse Antonino la cui mente non aveva potuto fare a meno di immaginarsi una fica nera e pelosa e il cui cazzo, di conseguenza, non aveva potuto fare a meno di ergersi.
Barrò la risposta e continuò, cominciando a sudare.
"Colore del buco del cu...degli occhi?"
"Neri" Rispose tranquilla Amalia, che sembrava serena e fiduciosa, ancorché leggermente dubbiosa. Antonino sussultando leggermente decise che poteva andare, come traduzione di 'neri'.
Adesso l'immagine di una tenera areola scura e grinzosa, anch'essa contornata da una morbida peluria nera, non riusciva a scollarsi dai suoi neuroni.
"Altezz..ehm.... altezza?" chiese Antonino tradendo anche qui un leggero imbarazzo, nonostante non avesse dovuto modificare la domanda, stavolta.
Tartamalia senza scomporsi disse: "Due metri e 40"
"Ah, ecco, bene...barriamo la casella giust....o santo cielino!....il massimo è 2.20! Vada per il massimo, allora! Proseguiamo."
"V-vergine?" E qui il gentile Antonino arrossì terribilmente tanto che il naso solitamente paonazzo diventò in tinta con il volto, per una volta.
"Non avevamo detto Ariete?" Replicò Amalia con sguardo interrogativo.
"Ah, si, certo, si...ma vede...qui si tratta di un'altra faccenda e insomma...No, ha ragione, non è vergine, ovviamente! Che stupida domanda...." E scrisse .
"Bene, bene, Amalia, cara...sta andando benissimo....Come vede sono domande innocue e assolutamente prive di malizia....eccone un'altra: qual è il suo dolce preferito?"
"Mhh...lo tiro su!"
Antonino la guardò per un attimo spaesato, poi con delicatezza fece notare: "Tirami su?"
"Certo, certo...cielo, che sbadata!"
"Povero me!" Disse fra sé e sé l'omino. Poi ricomponendosi proseguì "Allora, preferisce prenderlo in cu.....oh santa madonnina vergine!!! - esclamò dunque al colmo dell'imbarazzo - ehmm...beh .....preferisce prenderlo in cu...cina o in fi..coff coff!!!...o in fi...nestra??"
Il silenzio calò sulla stanza.
"Ma cosa? prendere cosa?" Esclamò Amalia con notevole logica.
"Non ha importanza, capisce?? Sono domande così, di tipo 'pisicologico', per valutare la sua...ehmm...attinenza fico-attitudinale con la controparte maschile in oggetto... - Improvvisò il povero Antonino facendo ricorso a tutta la sua eloquenza - Lei non si preoccupi! Risponda quello che le viene!" Disse quindi soffocando nell'imbarazzo.
"In cucina, allora!"
Antonino allargò il collo della ruvida camicia, desiderando immensamente dell'aria fresca, e barrò la risposta .
"E....le piace la sb...."
Amalia nel frattempo si stava chiedendo seriamente se il suo amico non stesse male, visto il colore alternativamente paonazzo e verdognolo che andava assumendo.
"La... cosa?" Chiese comunque.
"La...la sb...irra!"
"La birra??"
"Si, si....ecco, la birra..." Antonino era ora in seria difficoltà, sentiva il sudore colare copiosamente lungo la schiena e bagnare i larghi boxer a righe che indossava.
"Ah, si, mi piace da morire berla!"
"Coff coff!!! Bene...bene...ottimo.... - farfugliò Antonino mentre barrava la casella e ricacciava indietro le visioni che si affacciavano sempre più insidiose alla sua mente - uff, ottimo...e, o mammina.... - proseguì al massimo dello sconcerto - lo preferisce... largo o lungo?"
"Cosa, scusi??" Rispose Amalia pensando a quanto era buono quest'uomo che la aiutava anche se evidentemente febbricitante.
Il povero Antonino, ormai a corto di idee, si guardò intorno in cerca di aiuto. "Il ca...ehm....il mattarello*!" Esclamò vedendone uno appeso alla parete.
(ndr: * il mattarello è quello strumento cilindrico di legno che viene usato per stendere la pasta dalle brave massaie, nonostante l'uso che più comunemente ne venga fatto è quello di essere dato in testa ai mariti ubriaconi che rincasano tardi....)
"Ah, lungo, ovviamente, più lungo è, e meglio funziona!" Esclamò la donna che evidentemente sapeva farne buon uso.
Antonino barrò la risposta e disse con un leggero disappunto:
"Ah certo, ovvio, ovvio...nonostante io sia del parere che anche una lunghezza non eccessiva associata però ad una grande abilità manuale, non sia poi da disprezzare...si, bene...non ne rimangono molte cara Amalia...." Disse infine deglutendo rumorosamente.
"Le piacerebbe partecipare a un'org...un'org...anizzazione?"
"Oh si! Moltissimo!" Rispose Amalia congiungendo le mani, dal momento che da tre anni ormai attendeva di essere accettata nella ADICCBPIADA, 'associazione donne il cui cuore batte più in alto delle altre' - Era un altro dei suoi desideri reconditi, ed aveva, in un eccesso di ottimismo, già comprato la cornice in cui mettere l'attestato.
"Si, benissimo... - borbottò l'omino barrando la casella delle orge e scrivendo nelle note 'si, moltissimo' - e mi dica, cara..."
"Si?" chiese sollecita Amalia.
Antonino non rispondeva. Fissava il foglio incapace di trovare un modo per evitare quella domanda.
Questa era la domanda. Antonino si rendeva conto che la risposta sarebbe stata di notevole importanza per la ricerca dell'uomo giusto per Amalia...quello che avrebbe avverato le sue fantasie più recondite. E lui voleva assolutamente che quella splendida creatura fosse felice....ma come riuscire a saperle? Non poteva certo farle la domanda diretta!
Alla fine congratulandosi con se stesso per il lampo di genio avuto chiese: "Cosa ha sognato ieri notte, mia cara?"
Gettò uno sguardo in alto, quanto gli permetteva il suo torcicollo, e la vide pensierosa. Non le era mai sembrata così bella. Poi si riscosse, scuotendo leggermente la testa, e cominciò a scrivere tutto quello che lei stava dicendo.

"Beh... - aveva cominciato Amalia con lo sguardo tipico di chi racconta un sogno - ero andata in un negozio... - scrisse Antonino - per comprare un mattarello nuovo. - sostituì Antonino mordendosi il labbro per la concentrazione - Solo che non ne avevano di belli lunghi come piacciono a me...così il commesso, che era bruttissimo, tra l'altro - scrisse il pover'uomo - mi propose un mattarello - - stranissimo, enormemente largo ma non troppo lungo. Io gli dissi che la sfoglia non sarebbe mai venuta con un mattarello così largo - si affannò a scrivere Albertino cercando di star dietro a qual fiume di parole - e che se voleva poteva usarlo lui" finì di scrivere Antonino .
"Finito?" chiese l'ometto massaggiandosi la mano che gli doleva per lo sforzo.
"No no... alla fine infatti entrò nel negozio mia zia Lucillina che ha 89 anni, - scrisse Antonino, cancellando dopo un secondo di riflessione la parola 'avvenente' - che diceva di saperlo usare benissimo, quel mattarello così largo - tradusse l'uomo - e che mi avrebbe insegnato come adoperarlo. Poi..."

E qui, la fedele trascrizione del sogno fu bruscamente interrotta dal destino.
Esso, il destino, aveva evidentemente predisposto già ogni cosa per questi due simpatici personaggi, e si manifestò quindi con la rovinosa caduta di Antonino dalle grandi altezze delle sedie di Amalia.
L'omino infatti, ormai al limite della sopportazione, aveva avuto suo malgrado la visione di una giovincella smaliziata che infilava nella bella ficona di Amalia questo fallo di dimensioni "spropositate". Il suo cuore non aveva retto a cotanta meraviglia, facendolo sobbalzare violentemente e precipitare giù dalla sedia.

Amalia, nel frattempo, si era chinata bruscamente, spaventata a morte dalla brutta caduta dell'amico. Nel fare questo però non aveva badato al bordo del tavolo e vi aveva sbattuto il mento con estrema forza, considerata l'altezza da cui aveva preso la rincorsa.

Pochi secondi dopo era tutto finito, ed entrambi giacevano sul pavimento della casa di Amalia, storditi, ma teneramente vicini.

Si svegliarono il giorno successivo, di nuovo in ospedale, nella stessa stanza. Amalia sdraiata su due letti avvicinati per il lato corto, e Antonino su due letti avvicinati per il lato lungo. Il ricovero stavolta durò30 giorni precisi, perché tanto ci voleva per riparare la gamba di Antonino detto "il fiasco" e il mento di Amalia detta "Tartamalia".
Finalmente alla stessa altezza Amalia e Antonino ricominciarono a chiacchierare amabilmente, scoprendo interessi comuni, passioni che li univano, e timori condivisi.

Usciti dall'ospedale i due si tenevano già per mano. Arrivati davanti alla stazione del bus lei sapeva ormai quale straordinaria gentilezza si nascondesse nel cuore dell'uomo; davanti al distributore di benzina promise di essergli fedele per tutta la vita, e davanti alla stalla in cui per la prima volta fu baciata, capì di essersi innamorata di lui e di avere, inoltre, un torcicollo spaventoso.

Il torcicollo ce l'aveva anche Antonino, ovviamente, ma era troppo felice per accorgersene!


Epilogo

Il matrimonio fra Amalia e Antonino venne celebrato all'aria aperta, per ovvi motivi di ingombro dei due promessi sposi. Tutto il paese era presente, e sorrise con affetto alla visione di Antonino in piedi sull'inginocchiatoio che infilava barcollando l'anello al dito della sua sposa.

Il papier dei fogli tanto amorevolmente compilati da Antonino, quel fatidico giorno, non fu mai spedito e venne invece conservato con amore in mezzo ad un libro sui grattacieli.

Tartamalia ampliò la sua piccola impresa con un servizio di consulenza per single, gestito personalmente da Antonino. La percentuale di matrimoni ancora in piedi dopo 5 anni si aggirò sempre sull'80%, con grande soddisfazione dei due coniugi.

I figli di Tartamalia e Antonino detto "il fiasco", furono i bambini più pestiferi mai visti in paese. Crescendo però diventarono ragazzoni belli e bravi: alti ma non troppo, pervasi da un'inconfondibile gentilezza d'animo, Rosa e Marco riempirono sempre di orgoglio i due simpatici genitori. Lo fecero persino quando, già adulti, furono portati al pronto soccorso e messi in prognosi riservata per due giorni, per essersi scontrati frontalmente in una delle loro solite corse intorno al fienile.

All'età di 55 anni Amalia, ancora detta Tartamalia dagli amici più cari, ricevette finalmente l'invito a partecipare all' ADICCBPIADA, ma rifiutò l'offerta.
A chi gliene chiedesse il motivo era solita rispondere che l'Amore aveva innalzato il suo cuore così in alto, che nessun organizzazione avrebbe mai potuto certificarlo.

-- The End --



Data creazione: 19/01/2007 @ 14:28
Ultima modifica: 19/01/2007 @ 14:28
Categoria: 2001|Racconti
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