| 18.01.02
Aaaaarrrgghh! Che il mio urlo risuoni in questa notte infinita, che pietrifichi di paura ogni inerme, patetica creatura che mi circonda! Non doveva andare così, maledizione!! Non doveva! Come posso io, che non tremo davanti a nulla e a nessuno, aver sentito urgente il bisogno di fuggire, di allontanarmi 100 miglia da quel luogo immondo... come ho potuto rinunciare al mio pasto?? Dove sono finite le mie sicurezze, la mia immensa forza... cosa sono questi orribili, umani brividi che mi scuotono?? Ah! Se potesse la mia piccola fuggitiva allontanarsi abbastanza da impedirmi di sentire il suo odore di animale spaventato... potrei cercare di dimenticarmi di lei. Se potesse il suo giovane cuore interrompere il suo battito, per un attimo, e lasciarmi qualche istante di tregua... riuscirei a calmarmi. Riuscirei a ricordarmi che io sono la Signora della Notte, che ho un amante eterno da nutrire del mio stesso sangue. Riuscirei a non pensare alle sue labbra aperte per la voglia e il terrore, e a quegli occhi che chiedevano solo di essere posseduti... Se non avessi tenuto quel suo fragile corpicino fra le mie braccia, se non avessi immerso le mie dita, i miei artigli, nel suo sesso caldo, ora forse riuscirei a stare ferma, immobile, sospesa sopra questo bosco maledetto, a godermi lo spettacolo della mia compagna, la Luna, che inghiotte le stelle ad una ad una. Invece cammino avanti e indietro, come una belva in gabbia, distruggo alberi e esseri viventi, senza curarmi di niente, se non della rabbia che devo placare dentro di me. Devo capire cosa puo' essere successo, cosa mi ha battuto. E distruggerlo. Distruggerlo o renderlo mio compagno, per sempre. La fanciulla che e' sfuggita alla morte sta camminando piano su per una collina, la sento. Sta barcollando verso un monastero. Se crede di essere al sicuro, nel luogo delle preghiere e dei frustini si sbaglia, povera, piccola Hannan... Le chiese sono arene di caccia, per me; gli altari meravigliosi tavoli per i miei banchetti... Rifugiati pure fra le croci, tremante creatura, non le temo di certo. Alza pure mille preghiere al tuo Dio... non osera' frapporsi fra me e il tuo sangue!!
Vedo un uomo adesso... le si fa incontro, la sorregge, l'aiuta ad entrare. Ora ricordo. Si, un uomo, un misero umano, lui me l'ha strappata dalle braccia! I miei denti avevano appena scalfito la sua carne, quando qualcosa di innaturalmente forte mi ha scagliato lontano. Ora lo vedo chiaramente dentro di me. Un monaco, anzi no, un novizio. Un imberbe umano neanche diciassettenne... come può aver avuto tanta forza? Come può aver avuto la meglio su di me...?
...
Eccomi di nuovo padrona della notte. Il riposo forzato a cui il giorno mi obbliga e il pasto a cui mi sono abbandonata poco fa hanno rigenerato la mia forza. Sono pronta. Il tuo odore e' ancora troppo forte, piccola Hannan...non rinuncero' a te tanto facilmente. Ora che le forze sono tornate in me, ora che la notte ha nutrito i miei istinti, niente potra' fermarmi. Neanche il figlio del mio Creatore. L'essere ibrido nato da mio Padre e da un'umana di estrema bellezza che pago' cara la sua bramosia di Potere. Il figlio ignaro del peccato. Abbandonato sul sagrato di questo monastero 16 anni or sono, mentre la madre moriva avvelenata dal suo stesso sangue, e il padre, colui che mi diede il suo Dono secoli or sono, scontava la sua punizione per un tale peccato, e tornava polvere fra la polvere. Non so neanche il tuo nome, fratello. Conosco il tuo enorme potere su di me, adesso, mentre tu non sai neanche di averlo. Ti sei avvicinato a noi sospinto solo dal tuo desiderio di solitudine. La tua forza immane ti ha preceduto, gettandomi lontano, facendomi provare dopo secoli, quell'odiosa sensazione di paura che avevo dimenticato. Non sai neanche della mia esistenza, non sai del tuo potere. Ma io so. So come distruggerti. E so anche chi lo fara' per me...
Brava, discepola. Brava la mia piccola Hannan. Lega il tuo sguardo a quello di quel piccolo uomo. Tu gli piaci, guarda, ha gia' il membro duro sotto il ruvido saio. Arrossisce di vergogna. Non ha mai visto una donna bella come te, col seno inturgidito dall'alba umida, il sesso ancora dischiuso dal mio ricordo. Non ha mai visto due occhi da cerva pieni di riconoscenza e di odio, insieme. Brava, piccola ancella. Seduci questo insulso umano, posa la tua bella mano sul suo volto effemminato. Avvicina le labbra alle sue, respira dentro di lui. Sei splendida. Pericolosa quasi quanto me, oggi, perche' ho la tua mente fra le dita. Non ci vorra' molto a dominarti, sei inesperta, passionale, e mi ami, anche se ancora non lo sai. Sei lo strumento attraverso il quale mi disfero' di lui. Il mio amato fratello, l'unico essere su questa terra che puo' arginare il mio potere. Non deve vivere neanche un secondo di piu'. E io ho in mano anche il suo destino, adesso. Morira'. Morira' per mano tua. Manca poco ormai. Devo solo aspettare che la tua voglia repressa si sfoghi su di lui, che la tua mano afferri quella timida virilita'. Che la tua bocca la avvolga, calda. Ti lascero' giocare un po' con lui, voglio che si abbandoni a te. Afferrera' i tuoi capelli d'oro, ti spingera' in giu', forzandoti a prenderlo tutto. Sara' allora che dovro' entrare dentro di te. Non sara' indolore, e sara' per poco. Ma entrero' in te. E allora il tuo cuore diventera' mio, e il mio potere diventera' tuo...
I piccoli denti che ti adornano la bocca saranno zanne affilate. Affonderanno nel suo sesso, berranno alla sua fonte piu' sacra. Il sangue, e non il suo seme, ti scorrera' in bocca. Il tuo primo orgasmo sara' lo splendido pugnale della mia vendetta!
Lui morira'.
Poi pensero' a te.
Data creazione: 18/01/2007 @ 18:26
Ultima modifica: 18/01/2007 @ 18:28
Categoria: 2002|Racconti
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