| 27.11.02
C'e' una bella pioggia, stasera. Gocce pesanti che riempiono i tombini e trasformano le strade in fiumiciattoli sporchi. Il letto sembra ancora piu' intimo, con questo sfacelo la' fuori, e il rumore della pioggia sui vetri e sulla lamiera delle macchine rende l'atmosfera ovattata e irreale.
Sei sdraiato accanto a me, fai finta di dormire pur sapendo che non ci cascherei mai: non hai il respiro lento di chi dorme davvero, ma tieni gli occhi ostentatamente chiusi e le labbra un po' aperte. Speri di invogliarmi, ma io so quanto l'attesa ti ecciti e me la prendo comoda, lascio che l'eccitazioni ti inebri lentamente, che il dubbio ti logori. Nel frattempo ripenso a quello che e' successo prima.
Neanche un'ora fa ti ho scopato, mordendoti il collo e le spalle come un animale in calore. Devo averti fatto anche male, ma sfogavo tutta l'eccitazione accumulata di questi mesi, tutta la voglia trattenuta dentro, soffocata dai sensi di colpa eppure alimentata in ogni frase, in ogni sguardo; questa voglia dell'altro, temuta come un serpente insidioso, cullata come un dono. Ti ho scopato io, perche' quando ho paura e' la cosa che mi viene meglio, l'unica cosa che mi placa. Ti ho spogliato con la furia di chi non vuole rischiare un rifiuto, ti sono salita sopra e l'ho messo dentro, senza troppi complimenti. Mi sono agitata su di te fino a sfiancarmi, ti ho insultato per sentire il tuo cazzo sussultare dentro e godere del tuo piacere. Quando ne ho avuto voglia mi sono sdraiata a gambe larghe sul letto, ti ho chiesto di mettermi le dita dentro, di leccarmi. Sono venuta dimenticandomi di te. "Toccati" ho sussurrato dopo con un filo di voce. Avrei voluto dirti che mi era piaciuto come poche altre volte, che ti avevo"sentito", venendo. Ma non l'ho fatto; dovevo darti un ordine che ribadisse qual'era il mio ruolo e quale il tuo, dopo che mi ero quasi persa. "Toccati" Ho detto. E tu l'hai fatto. Ho guardato il tuo corpo teso nel piacere e il movimento esperto della mano sul cazzo, poi mi sono girata dall'altra parte fingendo di ignorarti. In realta' cercavo di immaginare la tua frustrazione e, dal fruscio della tua mano e dai piccoli gemiti che emettevi, quanto stessi maltrattandoti il cazzo. E quello che immaginavo non mi bastava. "Stringiti le palle" ti ho detto. "Si." "E muoviti piu' veloce" "Si pero'..." "Piu' veloce." "Ma mi piace di meno..." hai sussurrato. Mi sono girata di scatto. "Come hai detto??" "..." "Sono io che decido cosa ti piace. Cosa ti 'deve' piacere!" "Scusa..." "No che non ti scuso, stronzetto." "Oddio..." "Voltati, e smettila di toccarti, subito." "Sto venendo, ti prego, sto venen..." "Smettila!" ho ringhiato "e girati a pancia in sotto! Adesso!" Da qualche parte devi aver trovato il coraggio di farlo, di smettere mentre l'orgasmo era ormai in arrivo. Ti sei buttato sul letto, il volto affondato nel cuscino e sei venuto riversando il seme sul lenzuolo. I ruoli erano ristabiliti. "Ma come ti e' venuto in mente di farmi una cosa del genere..." hai biascicato dopo qualche minuto. "Sei tu che mi ispiri cosi'. Mi fai venire voglia di maltrattarti." "Oddio... me lo fai tornare duro..." "..." "Nessun altro?" hai sussurrato poi. "Nessun altro cosa?" "Nessun altro ti ispira cosi?" "No. Solo tu." "Questo mi rende felice. Dici che devo preoccuparmi?" "Mmhh... forse." Hai lasciato passare qualche istante, poi hai continuato: "Sei contenta di me?" "Per cosi' poco?" "Hai ragione, mia Signora... hai ragione." Per un po' ci siamo guardati sorridenti negli occhi, poi ti sei addormentato ed io sono rimasta ad ascoltare il tuo respiro. Ti guardavo mentre dormivi e la pioggia che continuava a cadere mi rendeva inquieta, portava con se' pensieri e pensieri, ma li rendeva piu' grigi e tetri di quanto non fossero. Cattivi pensieri, di quelli che ti tormentano l'inconscio e faticano a venire a galla, ma che quando vengono... ti incasinano la vita.
Un leggero movimento delle gambe e la mia attenzione si sposta su di te. Sei sveglio, fingi di dormire, percepisco il tuo essere in attesa di qualcosa, ancora. Ripenso al tuo corpo scosso dal piacere, alle spinte inutili contro il materasso. Sento ancora nel cervello quei gemiti cosi' simili a dei singhiozzi e l'ultimo, quasi un lamento, poi la calma, le tue mani che artigliavano il lenzuolo. E tutto questo mi eccita da pazzi. Non riesco a trattenere le mani: le faccio vagare a caso sul tuo corpo, disegnando le forme sotto il piumino, sfiorandoti il sesso quasi per caso. Quasi. Adesso avrei potuto essere per te un'amante normale, dopo averti ridotto ad un ammasso di carne tremante e averne ricavato soddisfazione. Ma forse tu non vuoi la norma, se mi sfidi con questa immobilita', se hai il cazzo duro al solo pensiero di essere in mia balia. Scosto il piumone con un ampio gesto del braccio, esponendoti al piccolo freddo di novembre. Continuo a carezzarti con mano leggera e decisamente gelida. Disegno ghirigori sul tuo ventre, sulle gambe, sul volto. Mi piace guardarti da vicino, studiare le reazioni del tuo corpo alle mie mani. Qui un brivido, la' un gemito. Qui nulla. E poi la pelle d'oca, che pochi istanti dopo hai dovunque, che ti rende cosi' fragile ai miei occhi, cosi' desiderabile.
"Dovresti mangiare un po' di piu'" dico alle tue membra sottili. "Ma io mangio un sacco, lo sai" "Devi ingrassare un po'. Ho paura di romperti, quando ti tocco" "Sono banale se ti dico che l'unica cosa che ho di fragile e' il cuore?" Non riesco a risponderti subito. "Sei banale, e irrimediabilmente romantico" Dico cercando di ricacciare indietro i cattivi pensieri. Continuo a girare con dita leggere intorno al tuo sesso mentre parliamo, in una spirale che non arriva mai al punto. Stai sorridendo appena, divertito dal gioco. "Ho voglia di baciarti" "Fallo. - ansimi - Fallo prima che mi venga un infarto". "Lo faro' solo quando ti sara' tornato piccolo e lumacoso" Finalmente apri gli occhi e mi guardi. Ti stai domandando se non sono pazza, per caso, ma non hai il coraggio di chiederlo. "Io mi metto quaggiù e ti guardo da vicino" Spiego accucciandomi fra le tue gambe aperte e poggiando la testa sulla coscia. "Ma non mi diventera' mai moscio se stai a 10 cm da lui, con quella bocca... mio dio." "Se vuoi un mio bacio devi farlo" "Chi ti dice che io desideri cosi' ardentemente un tuo bacio da perdere questa favolosa erezione?" dici ironicamente. Non rispondo. Mi limito a guardarla, l'erezione, e a nascondere un sorriso. Mi lascio cullare dal rumore della pioggia mentre ti fisso e aspetto. Per un po' non succede niente poi, piano piano, il tuo sesso torna morbido appoggiandosi docile sulla pancia. Dio solo sa cosa hai pensato per fare questo miracolo, non lo voglio sapere, ma sono molto soddisfatta. Ti faccio aprire un po' le gambe, lo prendo in mano e lo piego verso il basso. "Richiudile adesso". Ora che e' morbido e piccolo e' facile fartelo chiudere fra le gambe. Sembri una donna quasi, con questo triangolo di peli neri fra le gambe. "Voglio il mio bacio" Asserisci. Mi metto a cavalcioni delle tue gambe chiuse, stringendole bene fra le mie. "Sei pronto?" "Da due anni..." "Scemo" Mi struscio un po' su di te e subito cerchi di allargarle, ma te lo impedisco. Mi chino a baciarti leccandoti prima le labbra, facendomi poi strada con la lingua a piccoli colpi morbidi. Ti agiti sotto di me, affondo la lingua, ti strappo un gemito. "Mi fa male..." dici ad un certo punto con tono supplicante. "Ce l'hai gia' duro?" "Da quando ti sei messa sopra" "E il bacio? Com'era?" "Era un bacio da donna ragno" "Cioe'?" "Ti prego, fammi aprire le gambe. Per favore..." Allento la presa e scivolo un po' indietro. Il cazzo scatta pulsante nella sua posizione naturale. Ti massaggi le palle. "Spiegami questa cosa della donna-ragno" Dico levandoti la mano. Mi guardi negli occhi per lunghi, pesanti secondi. Cerco di non abbassare lo sguardo. "Era un bacio mortale. Sentivo che non mi stavi baciando, sentivo che mi stavi... uccidendo. Mi faceva male tutto, ma godevo come un porco. Sentivo il dolore, il piacere, tutto mischiato. Come se fosse stato il bacio a farmi male. E non sapevo come fermarti, non volevo, non volevo... ma mi si stava spezzando, veramente." "E mi hai supplicato di smettere" "..." "Sai che dovro' punirti adesso, vero?" "Si..." dici pianissimo, ma sai bene quanto me che lo dico perche' e' bello dirlo, perche' ci eccita giocare a questo gioco. Sai che non ti farei mai del male, che non mi piacerebbe fartelo, che quello che voglio e' solo farti godere.
Sfilo la cintura dai pantaloni buttati per terra ore fa e trascino piano lungo il tuo corpo la fibbia d'ottone. Scendo lungo il ventre, fino alle palle morbide che cedono sotto il peso del metallo e poi di nuovo sul collo, sulla giugulare; delicatamente ma pericolosamente. "Girati un attimo" "Quello che vuoi..." Di nuovo gioco con la fibbia pesante, scendo lungo la spina dorsale, giu' fino al solco delle natiche, insisto in quella zona. Hai il respiro pesante, e io non riesco a staccare gli occhi dal tuo sedere. Poso la cintura e lo allargo con le mani fino a scoprire il tuo buchino. Mi chino, lo lecco. "Mi fai morire..." dici quasi piangendo. Lo bagno bene di saliva, ne assaporo la morbidezza. "Cosa senti?" Chiedo. "Sento che sto per morire" "L'hai gia' detto. Sei a corto di parole?" "Non infierire su di me, ti prego, non riesco a... " Esercito una leggera pressione sull'ano, come se volessi entrare con la lingua. Ti contrai come colpito da una scossa. "Oh, dio, si. Sono gia' morto, vero?" "Ancora no, ma non manca molto... Mettiti di fianco" Ti vengo dietro, adattando il mio corpo alla forma del tuo. Ti abbraccio e prendo in mano il cazzo, chiudo gli occhi mentre lo carezzo, mentre gioco con la sua forma. "E' la cosa piu' bella che... ma come fai?" Chiedi. "A fare cosa?" "A toccarmi proprio come vorrei che facessi, in ogni istante..." "E' il tuo corpo che me lo dice" "Certo, perche' non ci ho pensato prima..." "Perche' sei il mio servitore, e non sei piu' in grado di pensare." "E' vero. Sono il tuo umile servitore e..." "E?" "Perche' devi essere cosi' perfetta, maledizione, perche'..." Mi scosto un po', lascio fra di noi lo spazio per la mia mano, per un dito che ora si fa strada, e ti carezza l'ano umido. "Aiuto." "Cosa c'e'?" ti alito sul collo. "Ho paura" "Di cosa?" "Che sara' troppo bello, troppo intenso" "Meriti un morso sul collo. Anzi, due." Mi bagno il dito di saliva e lo spingo dentro mentre ti masturbo con piu' energia, la bocca sul collo, i denti affondati nella carne. Il tuo corpo e' attraversato da tremiti intensi. "Non ti fermare, ti prego, non ti fermare..." "No, stai tranquillo, non mi fermo. Non mi fermo." "Aiuto..." "Sshhhtt..."
Il rumore della pioggia e' meno forte, adesso. Mi sembra quasi di vederla, fatta di goccioline sottili e fastidiose. "Cosa hai pensato prima, per farlo diventare moscio come un mollusco avariato?" "Non te lo diro' mai" "Devo tirartelo fuori con la violenza?" "Magari..." "Non hai pensato a me, spero!" "Ovviamente no" "A qualcuno che conosciamo?" "No, ma sarebbe stata una buona idea." "Qualcosa di triste?" "Beh, dipende dai punti di vista." "Eddai! Dimmelo..." "Ma non dovevi tirarmelo fuori con la violenza?" "Adesso prendo la cinghia!" Mi precipito giu' da letto ma tu mi sali sopra, placcandomi. Ridiamo come due scemi, poi i tuoi occhi si fanno seri, troppo seri. Ci leggo dentro l'unica cosa che mi fa davvero paura e non riesco a proferire parola. Sei tu che spezzi il silenzio. "Sai, credo di..." Ti fermi. "Cosa?" "No... niente." "Cosa? Dai, che cosa c'e'?" Chiedo quasi nel panico. "Niente. Lasciamo perdere" Ti alzi di scatto e vai in bagno, senza piu' guardarmi.
E i cattivi pensieri tornano, proprio mentre finisce di piovere.
Data creazione: 18/01/2007 @ 18:03
Ultima modifica: 18/01/2007 @ 18:10
Categoria: 2002|Racconti
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